[Contributo n. 6 a “Chi ha paura di Amazon?”]

 

di Emiliano Minella

L’analisi dei chioschi di Amazon Pharmacy evidenzia un aspetto che, nel dibattito, rischia di restare sullo sfondo: la vera forza del modello americano non è il distributore automatico in sé, infatti, ma l’infrastruttura software che lo alimenta.

Amazon non ha d’altronde inventato la “dispensazione rapida”, ma ha costruito un ecosistema in cui il dato clinico, la prescrizione, il pagamento e la logistica viaggiano su un’unica piattaforma integrata.

Va da sé, dunque, che è proprio questo il vero vantaggio competitivo e non certo il chiosco in quanto tale.

La farmacia italiana, dal canto suo, genera quotidianamente una mole significativa di dati; ricette elettroniche, vendite, profili di fidelizzazione, parametri da servizi di telemedicina che però restano confinati in sistemi separati e non comunicanti.

Il farmacista possiede le sue informazioni? Se vogliamo parlarci con franchezza sappiamo bene che non ne dispone affatto!

Provare per credere! Indipendentemente che abbiate il software gestionale blu o quello rosso o quello verde, provate a chiedere esplicitamente se la vostra software house vi concede accesso al database del gestionale, prescindendo che sia un database in sola lettura o in copia, perché la risposta sarà un secco no on the rock, magari con una “spruzzatina” di motivazioni “plausibili” ma nessuna veramente accettabile.

Il paradosso è che la farmacia italiana ha già, strutturalmente, ciò che Amazon ha dovuto costruire da zero: la prossimità fisica, la frequenza di contatto (quattro milioni di cittadini al giorno, come hanno ricordato altri interventi in questa intrigantissima “tavola rotonda”), il rapporto fiduciario e un quadro normativo che la riconosce come presidio sanitario.

Quel che manca non è il dato, ma la capacità di farlo circolare in modo “sano”, sicuro, interoperabile e conforme alla disciplina europea in materia di protezione dei dati personali.

La Farmacia dei Servizi, in altre parole, ha bisogno di un’infrastruttura digitale che la renda operativa nel quotidiano, non sicuramente di un manifesto programmatico.

La sfida, insomma, non è tecnologica in senso stretto e anzi, ben diversamente, la soluzione esiste e però è culturale, organizzativa, politica e allora bisogna adottare strumenti che trasformino il patrimonio informativo della farmacia in un vantaggio sistemico, prima ovviamente che qualcun altro – come, guarda caso, Amazon – lo faccia al posto suo!

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Nei giorni scorsi:

23.04.2026: “Amazon è da solo” di Andrea Cicconetti (Farmacista di prima linea e Presidente Federfarma Roma)

24.04.2026: “Il rapporto fiduciario diretto con il paziente” di Teresa Cofano (Farmacista di prima linea) e Donatella Martucci (Farmacista di prima linea e Presidente Federfarma Brindisi)

27.04.2026: “Quando più indizi cominciano a fare una prova…” di Paolo Gaoni (Farmacista di prima linea, Consigliere Ordine Farmacisti Roma e… tanto altro)

28.04.2026: “Il valore del ruolo del farmacista oltre l’automazione” di Laura Giordani (Avvocato esperta del settore)

29.04.2026: “Nessun timore per/tra i farmacisti italiani”di Maria Grazia Mediati (Farmacista di prima linea e V. Presidente Ordine Farmacisti Roma)

Oggi:

30.04.2026: “Amazon e il ruolo del software” di Emiliano Minella (Esperto informatico del settore e sistemista)

Nei prossimi giorni:

04.05.2026: “Amazon: un nuovo modello di sanità?” di Michela Pallonari (Esperta in marketing farmaceutico strategico)

05.05.2026: “Sostenibilità etica e cultura del dato: la (possibile) risposta europea al modello logistico statunitensedi Romina Raponi (Avvocato esperta del settore)

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