[Contributo n. 2 a “Chi ha paura di Amazon?”]
di Teresa Cofano e Donatella Martucci
Il modello di cura proposto da Amazon è incentrato su un sistema a circuito chiuso e può apparire a primo impatto tanto vincente per soddisfare in modo completo tutti i bisogni del paziente, quanto di difficile realizzazione per la farmacia italiana così come la conosciamo e siamo stati abituati a condurla.
Ad una riflessione più ponderata, questa “spirale” di cura sconta però un punto di criticità che è rappresentato dal rapporto fiduciario diretto con il paziente che è basato sulla continuità della relazione, sulla sicurezza di avere nel farmacista un punto di accesso sicuro ad informazioni sulla propria salute, anche senza necessità di appuntamento.
Dalla fiducia e dalla continuità della relazione scaturisce poi la possibilità di realizzare il cosiddetto empowerment del paziente, ossia quel processo mediante il quale il professionista sanitario trasferisce al paziente la capacità di partecipare alle decisioni relative alla propria salute, fornendogli strumenti e informazioni necessarie per essere protagonisti attivi del proprio percorso di cura, prevenzione e benessere.
Per realizzare tale processo la farmacia ha la necessità di evolversi in modo sfidante verso un modello organizzativo degli spazi e delle risorse umane da mettere a disposizione, con la realizzazione all’interno dei locali di postazioni dedicate alla consulenza personalizzata, in cui il paziente si senta accolto, ascoltato e si possa porre in un atteggiamento di educazione e apprendimento per la propria salute. Anche le competenze dei professionisti devono seguire questa evoluzione verso un modello di presa in carico farmacologica, supportato da software e sistemi di intelligenza artificiale per valutare le interazioni e gli effetti avversi ai farmaci.
In questo quadro hanno senso le proposte legislative che mirano a consentire la dispensazione ripetuta delle prescrizioni con l’ambizione di consentire al paziente di ritirare con periodicità prefissata le proprie terapie sotto la supervisione del farmacista, basandosi su una prescrizione annuale redatta dal medico.
Due aspetti diventano fondamentali per la piena realizzazione di tale modello di presa in carico da parte della farmacia:
– la possibilità di eseguire in farmacia la consulenza con il medico in tele-visita ed anche il tele-consulto tra medico e farmacista per analizzare i bisogni terapeutici e stabilire in team eventuali correttivi;
– la possibilità per il farmacista di accedere alle informazioni sanitarie del fascicolo sanitario del paziente al fine di monitorare consumi e reale utilizzo dei farmaci, oltre che usi impropri, abusi, controindicazioni.
In pratica lo stesso modello di cura a circuito chiuso che Amazon può realizzare nella sua dimensione spersonalizzante, verrebbe ad essere replicato nella farmacia territoriale con il valore aggiunto della prossimità, della pronta accessibilità e della relazione fiduciaria e diretta con il farmacista, che non sarà mai “qualunque farmacista” ma sarà “il farmacista della mia farmacia di fiducia”.
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Nei prossimi giorni:
27.04.2026: “Quando più indizi cominciano a fare una prova…”
di Paolo Gaoni (Farmacista di prima linea, Consigliere Ordine Farmacisti Roma e… tanto altro)
28.04.2026: “Il valore del ruolo del farmacista oltre l’automazione”
di Laura Giordani (Avvocato esperta del settore)
29.04.2026: “Nessun timore per/tra i farmacisti italiani”
di Maria Grazia Mediati (Farmacista di prima linea e V.Presidente Ordine Farmacisti Roma)
30.04.2026: “Amazon e il ruolo del software”
di Emiliano Minella (Esperto informatico del settore e sistemista)
04.05.2026: “Amazon: un nuovo modello di sanità?”
di Michela Pallonari (Esperta in marketing farmaceutico strategico)
05.05.2026: “Sostenibilità etica e cultura del dato: la (possibile) risposta europea al modello logistico statunitense”
di Romina Raponi (Avvocato esperta del settore)
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