[Contributo n. 7 a “Chi ha paura di Amazon?”]
di Michela Pallonari
I primi chioschi di dispensazione di farmaci all’interno delle cliniche One Medical, da parte di Amazon, sono stati dunque puntualmente attivati a dicembre scorso e questo è uno dei primi segni – forse il più tangibile – di come Amazon stia riscrivendo le regole della sanità.
Non si tratta però della mera apertura di distributori automatici, ma della costruzione – sembra indiscutibile – di un modello integrato di sanità privata, un organismo digitale che ridefinisce i confini della cura, rimodulando il rapporto tra diagnosi, prescrizione e consegna del farmaco.
È un sistema che Amazon stesso definisce come un “care loop chiuso”: un percorso di assistenza completo che cattura il paziente dal primo contatto (telemedicina o visita in presenza) fino alla consegna del farmaco tramite Amazon Pharmacy.
In questo universo, la compagnia non si limita a distribuire, ma gestisce la relazione di cura a un livello più profondo, detenendo i dati clinici e sfruttando l’analisi predittiva per comprendere e anticipare i comportamenti di acquisto.
Si tratta di una strategia che costringe, evidentemente, a ripensare il concetto stesso di prossimità: mentre la farmacia tradizionale ha sempre contato sul vantaggio di essere “sotto casa”, Amazon interpreta la vicinanza come conoscenza del cliente ottenuta attraverso la meticolosa potenza dei dati, non con il dialogo umano.
La farmacia che oggi si affida alla “presunzione” di conoscere i propri clienti, senza analizzare numeri, vendite e profili, si ritrova così in svantaggio, incapace di prevedere i bisogni del paziente, cosa che Amazon riesce a fare perfettamente.
Tuttavia, in questo quadro di dominio tecnologico, rimane un elemento essenziale che Amazon non può, per sua stessa natura, replicare: la fiducia terapeutica. Questa rappresenta il vero e proprio vantaggio competitivo della farmacia italiana: quel legame personale con il farmacista, una virtù da coltivare, misurare e rinnovare, che si traduce non solo in un valore professionale ma anche in un ritorno economico durevole.
Il rischio più insidioso per il futuro è che la farmacia venga percepita solo come un canale logistico, perdendo la sua centralità culturale nella cura: per evitare questo, allora, la farmacia deve evolvere urgentemente.
Non si tratta di difendersi, ma di trovare una risposta identitaria e rigenerativa, investendo sulla qualità della relazione umana, sulla gestione intelligente dei dati e sull’attenzione anche alle nuove generazioni.
In definitiva, Amazon non è il nemico, ma uno specchio minaccioso che mostra cosa accade quando la disciplina industriale incontra la tecnologia.
La farmacia si trova allora oggi a un bivio cruciale: decidere se il suo valore risiede solo nell’essere vicina fisicamente o se vuole elevarsi a partner di fiducia per la salute, scegliendo – anche con una certa urgenza – la propria identità futura.
E qui, a quanto vedo, la pensiamo fortunatamente, più o meno, allo stesso modo…
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Nei giorni scorsi:
23.04.2026: “Amazon è da solo” di Andrea Cicconetti (Farmacista di prima linea e Presidente Federfarma Roma)
24.04.2026: “Il rapporto fiduciario diretto con il paziente”
di Teresa Cofano (Farmacista di prima linea) e Donatella Martucci (Farmacista di prima linea e Presidente Federfarma Brindisi)
27.04.2026: “Quando più indizi cominciano a fare una prova…”
di Paolo Gaoni (Farmacista di prima linea, Consigliere Ordine Farmacisti Roma e… tanto altro)
28.04.2026: “Il valore del ruolo del farmacista oltre l’automazione”
di Laura Giordani (Avvocato esperta del settore)
29.04.2026: “Nessun timore per/tra i farmacisti italiani”
di Maria Grazia Mediati (Farmacista di prima linea e V. Presidente Ordine Farmacisti Roma)
30.04.2026: “Amazon e il ruolo del software”
di Emiliano Minella (Esperto informatico del settore e sistemista)
Oggi:
04.05.2026: “Amazon: un nuovo modello di sanità?”
di Michela Pallonari (Esperta in marketing farmaceutico strategico)
Domani:
05.05.2026: “Sostenibilità etica e cultura del dato: la (possibile) risposta europea al modello logistico statunitense”
di Romina Raponi (Avvocato esperta del settore)
Note conclusive
La SEDIVA e lo Studio Bacigalupo Lucidi prestano assistenza contabile, commerciale e legale alle farmacie italiane da oltre 50 anni!