[Contributo n. 5 a “Chi ha paura di Amazon?”]

di Maria Grazia Mediati

I chioschi introdotti da Amazon nelle cliniche statunitensi fanno notizia? In Italia, certo non la farebbero, dato che quel che altrove appare innovazione in un sistema come il nostro sarebbe semplicemente – o rischierebbe di essere – la risposta a un problema che non c’è o perlomeno un problema che qui non abbiamo.
I chioschi automatizzati rappresentano infatti una risposta tecnologica a un sistema sanitario caratterizzato da grandi distanze, frammentazione assistenziale e difficoltà di accesso continuo a professionisti sanitari e allora in un contesto del genere – è chiaro – si spiega forse agevolmente perché la tecnologia tenti di colmare queste carenze, o ritenute tali.
In Italia, d’altronde, la situazione è completamente diversa, tanto più ricordando, ad esempio, il “passo indietro” di Amazon che alla fine dello scorso anno ha ritenuto di sospendere il suo progetto [c.d. Amazon Prime Air] di consegne con droni. Questo servizio, in realtà, che avrebbe dovuto essere lanciato definitivamente quest’anno, sembra destinato a non vedere più la luce.
Il vero è che la continuità temporale e territoriale che caratterizza in Italia – direi, da sempre – il servizio farmaceutico rende il nostro presidio sanitario straordinariamente diffuso, vicino alle persone, facilmente accessibile e integrato nella vita quotidiana della comunità. Il cittadino non deve cercare un punto di accesso alla cura: lo trova sotto casa, rappresentato da un professionista preparato e disponibile.
Ed è proprio qui che emerge la differenza più importante, spesso poco considerata nel dibattito: la presenza del farmacista non è un elemento accessorio, ma centrale.
Molti di noi hanno visitato farmacie statunitensi. Al di là delle differenze commerciali, colpisce soprattutto un aspetto organizzativo: il farmacista lavora spesso “dietro le quinte”, lontano dal contatto diretto con il pubblico, e il confronto professionale richiede frequentemente un appuntamento dedicato. Gran parte del suo lavoro è rivolto alla gestione di coperture assicurative complesse, alla preparazione personalizzata delle dispensazioni e al coordinamento dei tecnici di farmacia.
Un modello – vale la pena ribadirlo ancora – molto diverso da quello italiano, dove il farmacista è presente, visibile e immediatamente accessibile, parte integrante del percorso quotidiano di cura.
Ricordiamoci che dietro il banco non c’è soltanto la dispensazione di un prodotto, ma un professionista sanitario formato attraverso un percorso scientifico rigoroso, capace di trasformare ogni atto di consegna in un momento di valutazione, orientamento e tutela della salute del cittadino.
Come Vicepresidente dell’Ordine dei Farmacisti di Roma, sento il dovere di richiamare l’attenzione proprio su questo aspetto: spesso il farmacista intercetta terapie sovrapposte, possibili interazioni farmacologiche, utilizzi impropri di farmaci da automedicazione e scelte influenzate più dalla pubblicità che dalla reale appropriatezza terapeutica, contribuendo al tempo stesso a migliorare l’aderenza alle cure attraverso il dialogo e il monitoraggio continuo del paziente.
È un lavoro spesso invisibile, che raramente compare nelle statistiche, ma che contribuisce concretamente alla sicurezza del paziente e alla sostenibilità del sistema sanitario.
Senonché, il farmacista italiano – lo vediamo tutti i giorni – sta anche vivendo una profonda evoluzione professionale, perché oggi partecipa attivamente alle campagne vaccinali, utilizza strumenti di telemedicina e si sta progressivamente affermando come punto di raccordo territoriale per le ASL nei percorsi di prevenzione e monitoraggio della salute pubblica. Questo ampliamento di competenze conferma ulteriormente che la farmacia non è più soltanto un luogo di dispensazione, ma uno snodo sanitario capace di integrare innovazione e prossimità.
La salute, infatti, non è mai completamente “standardizzabile” come Amazon vorrebbe fare attraverso l’applicazione di procedure e l’utilizzo dei dati. Ogni persona porta con sé fragilità, abitudini, dubbi e terapie concomitanti che richiedono interpretazione e giudizio professionale. In questo senso, l’umanizzazione della cura non è soltanto un valore etico, ma una vera forma di tutela clinica.
Un processo automatizzato può certamente velocizzare la dispensazione, ma non può sostituire quella valutazione contestuale che nasce dal dialogo quotidiano tra farmacista e cittadino.
Per questo i chioschi automatizzati non rappresentano, nel nostro contesto, una reale alternativa alla farmacia territoriale e, questo, non tanto e non solo perché la tecnologia debba essere temuta, quanto piuttosto perché i chioschi rispondono con tutta evidenza a bisogni diversi da quelli che caratterizzano la nostra farmacia e, prima ancora, il nostro sistema farmacia.
La sfida per la farmacia italiana non è, dunque, opporsi all’innovazione, ma guidarla, mantenendo al centro quel che la rende unica, quindi la competenza scientifica del professionista e la capacità di trasformare un atto di dispensazione in un momento di cura personalizzata.
In un’epoca che tende a semplificare tutto, il farmacista resta uno dei pochi professionisti in grado di ricordarci che – voglio sottolinearlo ancora una volta – la terapia non è mai una procedura standard, ma un percorso costruito intorno alla persona.
“L’innovazione accelera i processi; il farmacista resta il professionista che protegge le persone dentro quei processi”.

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Nei giorni scorsi:

23.04.2026: “Amazon è da solo” di Andrea Cicconetti (Farmacista di prima linea e Presidente Federfarma Roma)

24.04.2026: “Il rapporto fiduciario diretto con il paziente” di Teresa Cofano (Farmacista di prima linea) e Donatella Martucci (Farmacista di prima linea e Presidente Federfarma Brindisi)

27.04.2026: “Quando più indizi cominciano a fare una prova…” di Paolo Gaoni (Farmacista di prima linea, Consigliere Ordine Farmacisti Roma e… tanto altro)

28.04.2026: “Il valore del ruolo del farmacista oltre l’automazione” di Laura Giordani (Avvocato esperta del settore)

Oggi:

29.04.2026: “Nessun timore per/tra i farmacisti italiani” di Maria Grazia Mediati (Farmacista di prima linea e V. Presidente Ordine Farmacisti Roma)

Nei prossimi giorni:

30.04.2026: “Amazon e il ruolo del software” di Emiliano Minella (Esperto informatico del settore e sistemista)

04.05.2026: “Amazon: un nuovo modello di sanità?” di Michela Pallonari (Esperta in marketing farmaceutico strategico)

05.05.2026: “Sostenibilità etica e cultura del dato: la (possibile) risposta europea al modello logistico statunitense” di Romina Raponi (Avvocato esperta del settore)

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