Io ed il mio socio siamo rispettivamente socio accomandante e socio accomandatario di una sas titolare di un ristorante che però abbiamo deciso di sciogliere: in quattro anni infatti non siamo riusciti in realtà a condurre una gestione redditizia anche per i non buoni rapporti tra le nostre famiglie.
Scusate se ci rivolgiamo a voi ma il vs. indirizzo ce lo ha dato un ns. cliente, uno dei pochi veramente affezionati, che è il titolare della farmacia vicina e ci ha parlato della vs. competenza.
Il problema è questo: la ns. sas ha dei debiti residui probabilmente anche tributari e quindi vorremmo sapere quali sono le nostre responsabilità al riguardo. Vi ringrazio anticipatamente.

Ogni tanto si può anche affrontare i problemi di una sas non titolare di farmacia [ma di un ristorante…], specie quando si tratti di una questione che sostanzialmente può riguardare anche le farmacie.

Dunque, in linea generale, ai sensi dell’art. 2313 del codice civile, come abbiamo scritto tante volte, “nelle società in accomandita semplice i soci accomandatari rispondono solidalmente e illimitatamente per le obbligazioni sociali, e i soci accomandanti rispondono limitatamente alla quota conferita”.

Tuttavia, nell’ipotesi di estinzione della sas [l’estinzione di una società segue naturalmente la fase dello scioglimento e precede quella della cancellazione dal R.I.], i creditori sociali che non sono stati soddisfatti appunto in sede di liquidazione possono far valere i loro crediti anche nei confronti degli accomandanti, sia pure limitatamente alla quota di liquidazione loro ascritta e quindi dell’importo da loro percepito che a sua volta è direttamente proporzionale all’apporto originario e perciò, come dice il codice, “alla quota conferita

È un tema che ha d’altronde affrontato anche la Corte di Giustizia Tributaria di II grado [già Commissione Tributaria Regionale] del Lazio, secondo la quale al socio accomandante di una società estinta – quando la sua liquidazione sia risultata “vuota”, senza cioè rimborso di capitale ai soci per insufficienza dell’attivo – non può essere richiesto il pagamento di una cartella di un debito riferito alla società [e poco importa se in quella fattispecie la cartella era stata in realtà annullata in via principale per la mancata notifica dell’atto].

Risulterà allora forse più chiaro perché – a differenza dei soci accomandatari la cui responsabilità, come ben sapete, è illimitata – quella degli accomandanti debba intendersi sempre circoscritta, come detto, “alla quota conferita” e al quantum percepito in sede di liquidazione della società.

Anzi, per la verità, qui vanno registrate – per giunta in termini, tutto sommato, ancor più restrittivi – alcune pronunce di Corti di Giustizia di I grado e anche, quel che ovviamente conta di più, della Suprema Corte, che sostengono infatti che il socio accomandante non risponde nei confronti dei terzi considerato infatti che “una volta effettuato il conferimento, l’accomandante ha adempiuto la propria obbligazione e non può essere escusso dai creditori sociali”.

Come Lei potrà rilevare, in conclusione, mentre il socio accomandatario – che ha la rappresentanza legale – è illimitatamente responsabile, il socio accomandante è invece responsabile limitatamente alla quota di liquidazione, che è diretta conseguenza della quota conferita.

(mario astrologo)

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