Siamo tre fratelli unici eredi di nostra madre che ci ha lasciato in eredità un immobile di pregio. Io e mio fratello vorremmo venderlo per poi dividerci il ricavato perché nell’asse ereditario non ci sono altre attività rilevanti.
Invece nostra sorella, che non ha possibilità economiche per rilevare le nostre quote, è contraria e vorrebbe tenerlo. Come possiamo superare questa situazione di stallo?

Quando l’eredità è devoluta a più soggetti [ad esempio figlio e coniuge, o come nel vs. caso tre figli], ciascuno dei coeredi diventa contitolare dei beni appartenenti all’asse ereditario, dando origine a una comunione ereditaria.

Questa può essere sciolta, se il de cuius non ha lasciato disposizioni in tal senso [come, crediamo, nel vs. caso], in forza di un accordo, cioè di un vero e proprio contratto di divisione.

Nella fattispecie, tuttavia, non sarà verosimilmente molto agevole addivenire alle necessarie intese divisorie, proprio perché in ballo c’è in pratica soltanto un bene e per di più indivisibile come è l’immobile, e perciò rischiate di poter uscire da questo impasse solo all’esito di un giudizio divisionale, quindi all’esito di una sentenza.

In tale evenienza, per scendere un momento nel dettaglio, il tribunale dove è stata aperta la successione – adito da uno o più dei coeredi/condividenti – nominerà un perito che valuterà i beni [in questo caso, evidentemente, soltanto l’immobile “contestato”] e stabilirà una divisione equa.

Ma il provvedimento del giudice, in questo caso specifico, potrà essere soltanto quello della vendita dell’immobile con conseguente divisione tra voi del ricavato.

E però, attenzione, questa è una soluzione abbastanza onerosa e forse varrebbe la pena tentare la via bonaria, raggiungendo cioè opportune intese per la liquidazione anche in tempi lunghi dei conguagli dovuti dal coerede concordemente assegnatario dell’immobile ai due fratelli.

(aldo montini)

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