Stiamo cercando da più di sei mesi un farmacista da assumere e finalmente lo abbiamo trovato ma come spesso accade attualmente lavora per un’altra farmacia e deve pertanto dare le dimissioni.
Quindi potrà prendere servizio da noi solo da giugno. Vorrei però sottoscrivere con lui un impegno che però vincoli entrambi. Avrebbe valore? Ed è opportuno firmare?

Nel mondo del lavoro e, in particolare, in quello delle farmacie – caratterizzato, com’è noto ormai da tempo, da consistenti problemi di carenza di personale – sia i titolari [in forma individuale o societaria, qui non fa differenza] che i (potenziali) dipendenti tendono comprensibilmente a garantirsi le migliori condizioni di una (futura) collaborazione e quindi anche il contenuto del (futuro) contratto/rapporto di lavoro.

In questo contesto, la lettera di impegno all’assunzione si caratterizza come uno strumento‑chiave proprio per formalizzare l’intenzione del titolare di quella farmacia di assumere quel dipendente e l’intenzione di quel dipendente di accettare la proposta di assunzione di quella farmacia, ma in ogni caso – sia per l’una che per l’altro – formalizzarla ben prima della firma del contratto definitivo.

La lettera di impegno all’assunzione è dunque un documento con il quale, da un lato, il datore di lavoro in sostanza manifesta in modo formale questa sua volontà e, dall’altro, il (futuro) dipendente quella di entrare nell’organico della farmacia a titolo definitivo.

È un documento, insomma, che serve [anche] a confermare – magari addirittura nei dettagli – sia l’offerta che l’accettazione del (futuro) rapporto di lavoro, definendo subito ruolo, retribuzione e data di inizio, e perciò funge da contratto preliminare che, come tale, prelude evidentemente alla stipula del definitivo contratto di lavoro, ma, attenzione, assumendo natura ed effetti vincolanti per le parti soltanto con la firma di entrambe.

Se sottoscritta soltanto, ad esempio, dal titolare della farmacia, di conseguenza, la lettera di impegno costituisce – è chiaro – un vincolo meramente unilaterale, che cioè obbligherebbe [nel Suo caso] la farmacia nella sua qualità appunto di datrice di lavoro, lasciando però libero il (potenziale) dipendente di accettare, quando sarà, la sua offerta o declinarla, virando se del caso verso un’altra opportunità.

Nell’ipotesi allora di violazione degli accordi così formalizzati e definiti, la parte lesa ha il diritto di richiedere un risarcimento del danno che dovrà naturalmente essere provato e riconosciuto solo se direttamente collegato all’inadempimento.

Come a questo punto sarà chiaro, le obbligazioni assunte mediante questa [singolare e abbastanza inusitata] lettera di impegno cessano ovviamente con la firma del contratto definitivo di lavoro, che sostituisce infatti gli accordi preliminari e formalizza per l’appunto il rapporto di lavoro cristallizzandolo alle condizioni concordate.

Concludendo, il valore di una lettera d’impegno – come Lei ci richiede – è esattamente quello che abbiamo appena delineato e, quanto all’opportunità di farvi ricorso, la vicenda che Lei descrive è pienamente emblematica del momento attuale proprio perché [quasi come nel mondo dei calciatori…] una farmacia può “strappare” un collaboratore a un’altra farmacia, ma, prescindendo dalle condizioni economiche offerte, dovrà rispettare i tempi del preavviso ed eventuali altre condizioni particolari, anche se forse può essere verosimile che ritenga egualmente preferibile optare per questo iter [articolato per l’appunto su una lettera di impegno molto dettagliata o qualcosa del genere] per non correre il rischio di vedersi sfuggire l’agognato… collaboratore.

(giorgio bacigalupo)

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