[… il compimento di un atto di ordinaria amministrazione]

Sono socio al 50% di una snc titolare di farmacia assieme ad un mio collega che detiene l’altra metà del capitale sociale. Ultimamente stiamo avendo qualche divergenza su alcune operazioni attuate dal mio consocio le quali rientrano però nell’amministrazione “disgiunta”. È possibile oppormi a questi atti?

Il codice civile contempla la possibilità per un amministratore di opporsi anche ad operazioni di “ordinaria amministrazione” di un altro amministratore [stiamo parlando naturalmente di amministrazione in forma disgiunta conferita a più soci nell’atto costitutivo/statuto], purché – secondo l’art. 2257 cod. civ. – renda noto il suo dissenso prima che l’atto sia compiuto.
Se, quindi, uno degli amministratori non vuole, ad esempio, che la farmacia continui a rifornirsi di omeopatici, deve far conoscere questo suo avviso tempestivamente, cioè prima che uno degli altri amministratori effettui ulteriori ordini di prodotti omeopatici; diversamente, anche questi ordini diventano vincolanti per la società proprio perché operazioni in astratto rientranti nell’amministrazione ordinaria e quindi rimessi disgiuntamente a ciascun amministratore.
Per evitare situazioni di paralisi della società, che insorgerebbero evidentemente nel caso in cui ogni amministratore tenesse fermo il “punto” [omeopatici sì, omeopatici no], è opportuno che anche vicende del genere vengano disciplinate nello statuto, magari demandandone la soluzione a un terzo soggetto, farmacista o non farmacista, nominato dall’Ordine – il classico “amichevole compositore” – che dovrebbe dirimere il contrasto insorto tra gli amministratori entro tempi molto stretti e comunque previsti statutariamente.
Un’ultima notazione: in un caso come questo diventa irrilevante la misura della partecipazione sociale di uno o l’altro degli amministratori.

(matteo lucidi)

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