La complessità delle novità introdotte dal Dl. 127/2021 suggerisce di tornare con maggiori dettagli, in particolare, sulle disposizioni relative alle sanzioni in cui possono incorrere i lavoratori [ma anche le aziende] in caso di mancato possesso del Green pass.
È però opportuno riportare dapprima, anche in questa circostanza, il testo integrale dei commi 6, 7, 8 e 9 dell’art. 3 del Dl. 127/2021 [illustrato pur sommariamente nella Sediva News del 29/9/2021], tenendo presente che sono queste le disposizioni che si occupano dell’ambito lavorativo privato essendo invece quello pubblico disciplinato, più o meno in egual modo, negli artt. 1 e 2 dello stesso provvedimento.
– Comma 6: “I lavoratori di cui al comma 1, nel caso in cui comunichino di non essere in possesso della certificazione verde COVID-19 o qualora risultino privi della predetta certificazione al momento dell’accesso al luogo di lavoro, al fine di tutelare la salute e la sicurezza dei lavoratori nel luogo di lavoro, sono considerati assenti ingiustificati fino alla presentazione della predetta certificazione e, comunque, non oltre il 31 dicembre 2021, termine di cessazione dello stato di emergenza, senza conseguenze disciplinari e con diritto alla conservazione del rapporto di lavoro. Per i giorni di assenza ingiustificata non sono dovuti la retribuzione né altro compenso o emolumento, comunque denominato.”.
– Comma 7: “Per le imprese con meno di quindici dipendenti, dopo il quinto giorno di assenza ingiustificata di cui al comma 6, il datore di lavoro può sospendere il lavoratore per la durata corrispondente a quella del contratto di lavoro stipulato per la sostituzione, comunque per un periodo non superiore a dieci giorni, rinnovabili per una sola volta, e non oltre il predetto termine del 31 dicembre 2021.”.
– Comma 8: “L’accesso di lavoratori ai luoghi di lavoro di cui al comma 1 in violazione degli obblighi di cui ai commi 1 e 2, è punito con la sanzione di cui al comma 9 e restano ferme le conseguenze disciplinari secondo i rispettivi ordinamenti di settore.”.
– Comma 9: “In caso di violazione delle disposizioni di cui al comma 4 o di mancata adozione delle misure organizzative di cui al comma 5 nel termine previsto, nonché per la violazione di cui al comma 8, si applica l’articolo 4, commi 1, 3, 5 e 9, del decreto-legge 25 marzo 2020, n. 19, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 maggio 2020, n. 35. Resta fermo quanto previsto dall’articolo 2, comma 2-bis, del decreto-legge 16 maggio 2020, n. 33, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 luglio 2020, n. 74. Per le violazioni di cui al comma 8, la sanzione amministrativa prevista dal comma 1 del citato articolo 4 del decreto-legge n. 19 del 2020 è stabilita in euro da 600 a 1.500.”.
Come forse si può rilevare con buona facilità, il principio generale in materia è dunque quello espresso nel comma 6, secondo il quale i lavoratori sanzionabili sono quelli che: a) comunichino di non essere in possesso della certificazione verde COVID-19; b) o che comunque risultino privi della predetta certificazione al momento dell’accesso al luogo di lavoro.
Ricordando che qui “lavoratori” sono tutti quelli che, come accennato la volta scorsa, svolgono un’attività lavorativa nel settore privato, coloro che rientrano in principio in una delle due categorie appena indicate sub a) e b) sono considerati assenti ingiustificati fino alla presentazione della detta certificazione e però, in ogni caso, non oltre il 31 dicembre 2021, fermo che per tutto il tempo di tale “assenza ingiustificata” non sono loro dovuti né la retribuzione ordinaria né altro compenso o emolumento.
Ma a questo principio generale è lo stesso art. 3, ed esattamente nel successivo comma 7, a dettare espressamente una deroga per le imprese con meno di quindici dipendenti: occorre chiarire subito, peraltro, che in questa occasione l’estensore della disposizione verosimilmente si è distratto parlando di imprese con meno di quindici dipendenti invece che “con non più di quindici dipendenti”, o simile, come avrebbe imposto l’ormai storica distinzione nel nostro sistema giuslavoristico tra le imprese “piccole” [con non più di quindici dipendenti o, se si preferisce, con meno di sedici dipendenti] e le altre imprese [con più di quindici dipendenti].
È chiaro però a questo punto che la lettera della norma deve prevalere e dunque, perlomeno ai fini del Dl. 127/2021, il regime derogatorio – che non può evidentemente riguardare i dipendenti pubblici – varrà solo per le imprese con meno di quindici dipendenti [e nella loro gran parte le farmacie rientrano notoriamente proprio in questo novero e non in quello delle altre imprese, dove le ha erroneamente collocate un refuso di stampa della nostra citata Sediva News del 29 settembre u.s.].
Insomma, in questo decreto legge le imprese “piccole” sono e restano quelle con non più di quattordici unità lavorative e inoltre ci pare, attenzione, che debba trattarsi di lavoratori tutti legati all’azienda da un rapporto di lavoro subordinato, e allora – almeno così crediamo – se, ad esempio, un co.co.co. rientra certamente, per quanto detto, tra i soggetti cui deve ritenersi estesa l’obbligatorietà del Green pass, non dovrebbe invece essere conteggiato ai fini della determinazione del numero dei “dipendenti”.
Il regime derogatorio previsto nel comma 7, in ogni caso, consiste nella facoltà del datore di lavoro [“può”, dice infatti la legge], facoltà non concessa per intuibili motivi alle imprese maggiori, di sospendere il lavoratore privo di Green pass per la durata corrispondente a quella del contratto di lavoro [eventualmente, perché è ovvio che anche qui si tratta di una facoltà dell’impresa] stipulato per la sostituzione.
In definitiva, come ci sembra si evinca senza particolari difficoltà, per le aziende con meno di quindici dipendenti il lavoratore “no Green pass” può essere considerato, anche senza soluzione di continuità, assente ingiustificato fino al 31 dicembre 2021 [con le conseguenze di cui si è già parlato] oppure sospeso per non più di venti giorni, fermo che né l’assenza ingiustificata né la sospensione operano sul piano disciplinare e che entrambe le misure postulano la sospensione degli emolumenti.
Ma che succede dopo i venti giorni? Si può pensare che dal ventunesimo operi soltanto l’assenza ingiustificata, e che quindi non sia più legittimata la sostituzione a tempo determinato del “no Green pass” con altro lavoratore.
Quanto, infine, ai commi 8 e 9, essi prevedono – come abbiamo già visto – sanzioni amministrative pecuniarie [che sono le stesse sia per le “piccole” imprese che per le altre] a carico del datore di lavoro e del lavoratore che violino le disposizioni precedenti; in estrema sintesi, perché non crediamo necessario niente di più, le sanzioni consistono nella multa da 600 a 1.500 Euro per il lavoratore “no Green pass” e nella multa da 400 a 1.000 Euro per il datore di lavoro che abbia omesso i controlli previsti dal provvedimento.
L’impressione, però, è che dovremo tornare ancora sull’argomento.

(gustavo bacigalupo – matteo lucidi)

 

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