Con la Risposta a interpello n. 429/2021, l’Agenzia delle Entrate rende un importante chiarimento in materia di deducibilità delle quote residue di ammortamento dell’avviamento in caso di cessazione di un ramo d’azienda.

Come sappiamo, l’avviamento – essendo il prezzo corrisposto per l’acquisto di una farmacia, almeno in parte, generalmente ad esso imputabile – può essere iscritto in bilancio e ammortizzato fiscalmente per la quota massima annuale di 1/18 del costo stesso (art. 103, comma 3, TUIR); e l’Agenzia chiarisce per l’appunto che, se al momento della cessazione dell’azienda residua un importo da ammortizzare, esso è interamente spesato e dedotto fiscalmente come sopravvenienza passiva nell’anno di cessazione.

Si applica, in sostanza, il principio generale di cui all’art. 101, comma 4, TUIR per cui costituisce sopravvenienza passiva deducibile la sopravvenuta insussistenza di attività [e tale è l’avviamento anche se di natura immateriale] iscritte in bilancio in precedenti esercizi.

Insomma, almeno sotto quest’aspetto non viene penalizzato un investimento rivelatosi successivamente un cattivo affare [tant’è che si giunge alla cessazione dell’attività…] riconoscendo la deducibilità del residuo non ammortizzato di quel che a suo tempo si valutò come avviamento, cioè come quell’implicita capacità dell’azienda (acquistata) di produrre sovra-reddito, non imputabile ad alcuno dei beni che la compongono.

Possiamo fare un esempio concreto  – molto vicino al caso oggetto dell’interpello – restando comunque nel mondo delle farmacie.

Supponiamo che una farmacia, volendo intraprendere attività di commercio on-line, abbia acquistato un ramo d’azienda costituito da una piattaforma informatica con tutto il necessario know how, completamente attrezzata, e che per l’acquisto abbia pagato un avviamento iscritto in bilancio, ammortizzato e dedotto fiscalmente secondo la regola sopra richiamata.

Ora, se dopo qualche anno la nostra farmacia dovesse decidere di cessare tale specifica attività [magari scoraggiata – poniamo – dalla scarsa redditività e/o dall’eccessivo impiego di personale/risorse], la quota di avviamento non ancora ammortizzata costituirebbe un costo fiscalmente deducibile per l’intero importo nell’anno di cessazione, riducendo di conseguenza il reddito imponibile di tale anno, e non aggiungendo così alla delusione (per l’affare non felicissimo) anche il recupero fiscale del costo sostenuto.

(stefano civitareale)

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