Nel 2020 la mia farmacia – gestita in impresa familiare con mio figlio – ha avuto accesso al c.d. “Bonus Investimenti Mezzogiorno”. Ma chi usufruisce del credito d’imposta maturato? Solo io che sono il titolare o anche mio figlio collaboratore? E in tal caso nella stessa misura di partecipazione agli utili?

Stiamo parlando del credito d’imposta introdotto dalla l. 208/2015, recentemente prorogato al 31/12/2020 dalla Legge di Bilancio 2020 (l. 27/12/2019 n. 160), e che viene riconosciuto a fronte degli investimenti in beni materiali strumentali nuovi effettuati nelle zone assistite delle regioni Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia, Molise, Sardegna e Abruzzo.
Ricordiamo anche che il credito è spendibile nel mod. F24 in compensazione di altre imposte e/o contributi a decorrere dal quinto giorno successivo al ricevimento dell’autorizzazione da parte dell’Agenzia delle Entrate e deve essere indicato nella dichiarazione dei redditi (quadro RU) relativa all’anno di effettuazione degli investimenti.
Ora, venendo al punto, come ha riconosciuto recentemente la stessa Agenzia delle Entrate (Risposta a interpello n. 85 del 5/3/2020) l’agevolazione è concessa ai titolari di reddito d’impresa in senso lato [esclusi particolari settori] e dunque anche ai soci di società di persone e ai collaboratori dell’impresa familiare di cui all’art. 230-bis c.c., considerato che – per l’ormai noto principio di trasparenza di cui all’art. 5 del TUIR – i redditi di partecipazione di tali soggetti hanno la stessa natura del reddito [in questo caso] della società partecipata o dell’impresa familiare, e cioè la natura , per l’appunto, di reddito d’impresa.
Conseguentemente, il titolare dell’impresa familiare/la società può trasferire ai collaboratori familiari/ai soci la parte di credito di imposta non utilizzata – direttamente dal titolare o dalla società – in proporzione alle quote di partecipazione agli utili, come d’altronde precisano chiaramente le risoluzioni n. 120/2002 e 286/2002 dell’Agenzia delle Entrate [sarebbe peraltro difficile soltanto immaginare un diverso criterio di imputazione…].
La condizione tuttavia – si badi bene – è che la ripartizione risulti nella dichiarazione dei redditi del titolare dell’impresa/società e che il collaboratore familiare/socio utilizzi la quota di credito assegnatagli soltanto dopo averla a propria volta indicata nella sua dichiarazione dei redditi (sempre nel quadro RU).

 (franco lucidi)