Da un rapido raffronto del “fatturato” di marzo 2019 con quello di marzo 2020 delle farmacie assistite dal ns. Studio, abbiamo avuto conferma che per la stragrande maggioranza di esse non ricorre il presupposto previsto dal Decreto Liquidità – riduzione non inferiore al 33% di marzo 2020 su marzo 2019per lo slittamento [facoltativo, ricordiamo] al 30 giugno 2020 dei tributi in scadenza nella data di domani, 16 aprile, che, vale la pena rammentarlo, sono:
per i soli mensili, l’Iva di marzo, se naturalmente risultante “a debito”;
per i mensili e i trimestrali, i contributi Inps e Inail nonché le ritenute d’acconto sugli stipendi di marzo.
Slitteranno al 30 giugno, come sapete, anche i termini per il versamento dei tributi scadenti al 18 maggio p.v. (perché il 16 maggio cade di sabato), e il presupposto per lo slittamento è che risulti ridotto almeno del 33% il “fatturato” del mese di aprile 2020 rispetto al “fatturato” del mese di aprile 2019, e in tal caso slitterà il pagamento:
sia per i mensili che per i trimestrali, dell’Iva di aprile per i mensili e dell’Iva del primo trimestre per i trimestrali [sempre se “a debito”];
– e anche, sia per i mensili e i trimestrali, dei contributi Inps e Inail e delle ritenute d’acconto sugli stipendi di aprile.
Come stiamo rilevando, e del resto è intuitivo, le farmacie che potranno beneficiare della sospensione sono per lo più quelle collocate nei centri storici delle grandi città che hanno visto cessare improvvisamente il turismo, e anche quelle, evidentemente, ubicate in prossimità delle stazioni ferroviarie, dei porti e degli aeroporti.
Per il resto, il “fatturato” della farmacia, almeno a marzo, parrebbe “tenere” bene, quel che invece ad aprile potrebbe anche non verificarsi [perlomeno non allo stesso modo], anche se naturalmente è ancora presto per analizzare i dati.
Per quanto ci riguarda, stiamo contattando le singole farmacie per aggiornarle circa il ricorso o meno del presupposto per lo slittamento della scadenza di domani, e però ci pare di riscontrare una generale preferenza per il non rinvio del pagamento dei tributi sopra indicati, anche perché c’è il rischio tutt’altro che teorico di essere costretti a pagare importi rilevanti in un’unica soluzione, o al massimo in cinque rate mensili [magari sommandole ad altre scadenze fiscali].
Ancora non sappiamo infatti se e a quando sarà rinviato il termine per il versamento delle imposte dovute a seguito della dichiarazione dei redditi, e dovrebbe essere il decreto di aprile [se non forse quello di maggio] a disciplinare questa delicata materia.
E se il Governo decidesse di adottare la stessa soluzione dello scorso anno, e cioè lo slittamento del versamento delle imposte al 30 settembre per effetto della ritardata applicazione degli ISA [oltretutto qui il Coronavirus potrebbe giocare un ruolo di per sé certo decisivo], è pressoché sicuro un affollamento di importi anche rateali tendenzialmente da evitare.

(Studio Bacigalupo Lucidi)