Ci limitiamo naturalmente a darne semplice notizia perché ai dettagli provvederanno verosimilmente gli Ordini e/o Associazioni sindacali delle regioni interessate.
La prima riguarda l’estensione nel Lazio e in Campania – ma ben presto la misura dovrebbe riguardare anche altre regioni – ai centri estetici, alle strutture termali, ai centri tatuaggi, autonomi ovvero inseriti all’interno di altre strutture o esercizi commerciali [perciò anche delle “cabine estetiche” e simili installate nelle farmacie] della chiusura già disposta per i centri benessere, palestre, ecc.
La seconda riguarda per il momento soltanto il Lazio, la Lombardia e il Piemonte [ma è verosimile che anche qui si muovano allo stesso modo, se mai questo non sia già avvenuto, anche altre Regioni] e si tratta della facoltà per le farmacie – nel Lazio concessa dalla Regione con nota del 10 marzo u.s., che ha decorrenza immediata “fino a nuovo provvedimento” – di espletare il servizio, evidentemente anche nell’orario normale, a battenti chiusi in deroga a quanto previsto dalla normativa regionale vigente”.
La Direzione laziale competente precisa tuttavia che l’esercizio di tale facoltà è subordinato al presupposto che “particolari situazioni non rendano attuabili” le misure atte al contenimento del contagio previste dal Dpcm dell’8 marzo: è una condizione formulata per la verità in termini un po’ criptici, ma probabilmente [riguardando in realtà le caratteristiche e le condizioni del locale farmacia] non è complicato addurne/attestarne la sussistenza.
Inoltre, la nota laziale – indirizzata ai direttori generali delle Asl, alle associazioni sindacali delle farmacie e agli Ordine professionali – chiarisce che le farmacie “dovranno comunicare preventivamente alla Asl competente territorialmente la volontà di svolgere l’attività a battenti chiusi”, e questa è una prescrizione che deve ineludibilmente essere osservata.

(studio bacigalupo lucidi)