Con sentenza n. 3681 del 3/06/2019, confermativa della decisione appellata [Tar Lombardia-Brescia n. 216 del 6/03/2019],  il Consiglio di Stato ha ritenuto legittima la nota con cui l’ATS di Bergamo aveva affermato che l’assegnatario in forma individuale di una sede nel concorso straordinario lombardo – ove vi abbia partecipato quale titolare individuale di una farmacia rurale sussidiata [o soprannumeraria, evidentemente] – non può operare la cessione a terzi di quest’ultima neppure nella fase temporale compresa tra l’assegnazione/accettazione della sede e il rilascio della titolarità del relativo esercizio, diversamente incappando nella decadenza dall’assegnazione e, prima ancora, nell’esclusione dalla graduatoria.
Allo stesso modo, è bene chiarirlo immediatamente, se quel titolare individuale consegue una sede nel concorso straordinario in forma associata gli è parimenti preclusa – anche nel detto intertempo – la cessione del primo esercizio, pena la decadenza dall’assegnazione e l’esclusione dalla graduatoria dell’intera formazione.
È una questione che abbiamo affrontato più volte [ne costituisce un esempio la Sediva News del 16/11/2016: “Il rilascio della titolarità a più co-vincitori uno dei quali abbia ceduto ecc.”] e comunque ben nota ai titolari individuali di farmacia rurale sussidiata o soprannumeraria che in tale veste abbiano partecipato a uno o due concorsi straordinari in forma anch’essa individuale o in forma associata.
Ma gli interessati ricorderanno anche che – nonostante la robustezza, anche per noi, della tesi ora fatta propria dal CdS – uno spiraglio per impedire l’operatività della preclusione decennale  avrebbe potuto essere offerto dalla nota n. 4 riportata in calce all’art. 2 di tutti i bandi che “chiarisce”/“chiariva” [si fa per dire…] che la condizione di “non aver ceduto la propria farmacia negli ultimi 10 anni” deve permanere in capo a ogni concorrente “fino al momento dell’assegnazione della sede”.
Il tenore letterale di questa nota del bando avrebbe cioè potuto anche far pensare – un pensiero forse peregrino per tutto quel che abbiamo osservato al riguardo, ma che poteva comunque costituire una via d’uscita almeno formalmente percorribile – che dopo l’assegnazione (e accettazione) definitiva della sede i concorrenti, che versassero in quella situazione, potessero ritenersi sottratti definitivamente anche alla preclusione decennale, e quindi, ove appunto partecipanti quali titolari di farmacia rurale sussidiata o soprannumeraria, legittimati a cedere “la propria farmacia” senza più alcun rischio di esclusione ma con la piena legittimazione ad assumere la titolarità in forma individuale o sociale della sede conseguita individualmente o in forma associata nel concorso straordinario.
E’ uno spiraglio che oggi però il Consiglio di Stato ha chiuso verosimilmente una volta per tutte.
Certo, questa pronuncia ha riguardato un titolare individuale di farmacia rurale sussidiata assegnatario di una sede del concorso lombardo in forma sempre individuale: è perciò una fattispecie in cui in senso contrario alle aspettative dell’interessato concorrono – anche sul piano soltanto letterale e perciò senza necessità di dover invocare la ratio sotto vari aspetti del complesso e articolato sistema dei concorsi straordinari disciplinati nell’art. 11 del decreto Crescitalia – sia il disposto di cui al terzo comma dell’art. 112 T.U.San. [che di per sé rende probabilmente superfluo anche scomodare l’ultrattività della “preclusione decennale” dopo l’assegnazione], e sia l’ultimo periodo del comma 6 dello stesso art. 11 e/o la lett. d) dell’art. 11 o la nota 13 di tutti i bandi.
In ogni caso anche la semplice lettura delle due sentenze potrà dare un quadro esaustivo della posizione assunta dai giudici amministrativi [tecnicamente ineccepibile, sia chiaro], da ritenersi evidentemente risolutiva delle vicende che, ripetiamo, hanno visto/vedono un titolare individuale di farmacia rurale sussidiata o soprannumeraria conseguire ancora individualmente una sede anche nel concorso straordinario.
Diversa è invece la fattispecie in cui il concorrente rivesta/abbia rivestito semplicemente lo status di socio in una società titolare sempre di farmacia rurale sussidiata o soprannumeraria.
In questa evenienza, infatti, se la titolarità della farmacia relativa alla sede conseguita nel concorso straordinario viene assentita [generalmente su indicazione della Regione] alla società come tale costituita tra i co-vincitori, il diritto di quel farmacista alla conservazione della quota da lui posseduta nell’altra società non è seriamente contestabile, mentre, se la titolarità è conferita pro quota o pro indiviso [e sappiamo naturalmente di che si sta parlando] a tutti i componenti l’associazione assegnataria, la quota di quel farmacista va ineludibilmente e tempestivamente ceduta – in uno qualunque dei negozi traslativi riconosciuti dal codice, ma in tempo utile e a titolo definitivo – perché incompatibile con il provvedimento di autorizzazione all’esercizio individuale [come giuridicamente è quello emesso pro indiviso a tutti i co-vincitori] della farmacia assegnata in forma associata.
Potrebbero naturalmente essere esaminate ulteriori diverse “combinazioni”, ma quel che qui interessava era dar conto di questo univoco arresto giurisprudenziale su una questione che coinvolgeva e coinvolge parecchi concorrenti, che dunque oggi sono in grado di assumere del tutto consapevolmente le loro scelte.

(gustavo bacigalupo)