Come avrete forse colto dai giornali, il Consiglio dei Ministri, nella seduta del 4 giugno u.s., ha approvato l’atteso testo finale del decreto c.d. “correttivo” della riforma fiscale.
Secondo quanto sembra riferiscano organi di informazione, tra gli istituti oggetto della riforma dovrebbe rientrare anche il Concordato preventivo biennale 2025/2026, come del resto anticipato nella Sediva News del 21 marzo u.s..
Dapprima le conferme di quanto previsto nel marzo scorso:
- i contribuenti potranno aderire al CPB 2025/2026 entro il 30 settembre 2025 [e quindi non più, come era contemplato nel D.Lgs. n. 13/2024, entro il 31 luglio];
- restano comunque esclusi dal CPB i contribuenti forfettari;
- per i soggetti aderenti al concordato si applica la flat tax [ndr. 10% se il punteggio ISA è pari o superiore a 8; 12% se il punteggio è pari o superiore a 6 – ma inferiore a 8; e 15% se l’ISA è inferiore a 6] soltanto fino all’importo di € 85.000,00 [calcolato quale differenza tra il reddito concordato* 2025 e il reddito effettivo del periodo d’imposta 2024], mentre per la parte eccedente verrà applicata l’aliquota del 43% per i soggetti IRPEF [persone fisiche e soci di società di persone] e del 24% per i soggetti IRES [società di capitali]. E però, nel caso delle società di persone, la soglia di € 85.000,00 viene calcolata sul reddito della società e non su quello dei singoli soci**;
* Rammentiamo che il reddito proposto dal Fisco è ottenuto da un calcolo avente ad oggetto i dati (compresi quelli ai fini dell’elaborazione degli ISA) relativi all’anno d’imposta che precede quello in cui il contribuente aderirà al CPB; quindi, se io voglio aderire al concordato nel biennio 2025/2026, l’Erario prenderà a base i dati del periodo d’imposta 2024.
**Per una migliore comprensione di quest’ultimo punto, prendiamo come riferimento un’impresa individuale o una società di persone con ISA pari a 9.
– Il reddito 2024 ammonta a € 100.000;
– Il reddito proposto per l’anno 2025 ammonta a € 195.000;
– La tassazione ordinaria fino ad € 100.000;
– La tassazione al 10% da € 100.000 a € 185.000 = € 8.500;
– Infine, la tassazione al 43% da € 185.000 a € 195.000 = € 4.300.
- i contribuenti che dichiarano redditi di lavoro autonomo e partecipano anche ad associazioni professionali, società tra professionisti e/o tra avvocati potranno aderire al concordato soltanto nell’ipotesi in cui aderisca anche l’associazione professionale o la società di professionisti.
Una novità, invece, è rappresentata dall’introduzione di una sorta di “clausola salva concordato”.
Sulla base della previsione normativa vigente, infatti, il contribuente che aderisce al CPB e non versa le somme dovute, decade dal concordato.
Con il decreto correttivo, invece, il contribuente “moroso” avrà la possibilità di mettersi in regola pagando le somme dovute entro 60 giorni dalla ricezione dell’avviso bonario del Fisco ma, decorso inutilmente questo termine, scatta la decadenza.
Inoltre, tra le novità si annovera anche quella relativa all’introduzione di un tetto massimo di maggiorazione del reddito proposto per gli anni 2025/2026, rispetto al reddito base 2024 sul quale – è chiaro – si fonda in questi casi l’elaborazione del CPB.
Nell’ipotesi in cui, infatti, il contribuente consegua un ISA 2024 pari a 8, la maggiorazione non potrà essere superiore al 25% del reddito dichiarato per il 2024; laddove invece il punteggio ISA sia superiore a 9, il limite della maggiorazione scende al 20%.
Si tratta di correttivi che tendono evidentemente ad “attirare” i contribuenti che hanno scelto di non aderire al concordato 2024/2025 per l’eccessiva onerosità del reddito proposto dal Fisco.
Attendiamo comunque il testo finale per ulteriori approfondimenti, anche se francamente tutto lascia pensare che il testo finale sia proprio quello riassunto brevemente in queste note.
(stefano lucidi)
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