Il mio primo figlio è venuto a mancare qualche anno fa e da allora mio nipote – che si sta per laureare in farmacia – vive con me. Io sono titolare e vorrei lasciare già da ora la farmacia metà a mio nipote e metà all’altro mio figlio che è già farmacista (non avendo altri eredi al di fuori di loro). Come posso fare? E soprattutto mio figlio, anche se al momento è in ottimi rapporti col nipote, in futuro potrebbe avanzare qualche pretesa, visto che la quota di legittima per un solo figlio è pari alla metà del patrimonio? Preciso che ho redatto testamento in cui lascio tutti i miei beni a loro due e in parti uguali.

Come vedete, quello del passaggio generazionale della farmacia è un tema molto ricorrente che ci induce quindi a occuparcene altrettanto frequentemente, tanto più quando si tratti – come qui – di una vicenda almeno in parte diversa da altre trattate in precedenza.
Dapprima, però, una precisazione: quando si versi in un’ipotesi di successione testamentaria e manchi il coniuge [nel quesito nulla Lei dice circa l’esistenza in vita del coniuge], al figlio farmacista e al nipote – quest’ultimo, attenzione, in rappresentazione dell’altro figlio*  – spettano in egual misura quote di riserva pari a un terzo ciascuno, e il terzo terzo sarebbe la Sua quota disponibile, mentre,  in presenza del coniuge, a ognuno dei tre spetterebbe un quarto e il residuo quarto corrisponderebbe evidentemente alla Sua disponibile.
    *Infatti, l’art. 536 cod. civ. prevede che “a favore dei discendenti dei figli, i quali vengono alla successione in luogo di questi, la legge riserva gli stessi diritti che sono riservati ai figli”. In sostanza, il figlio del figlio del de cuius subentra nella quota di legittima [e negli altri diritti successori] che sarebbe spettata al figlio se in vita al momento del decesso del de cuius.

In caso invece di successione legittima [per evitare qualunque barlume di confusione, questa è la successione che dispone direttamente il codice civile in assenza dell’istituzione di eredi e non soltanto, poniamo, di uno o più legatari, da parte del de cuius], subentrerebbero nell’intero asse il figlio farmacista e il nipote – sempre in rappresentazione dell’altro figlio – in parti uguali e perciò in ragione della metà ciascuno, oppure, in presenza del coniuge, il figlio, il nipote e il coniuge sempre in parti uguali, cioè in ragione di un terzo ciascuno.
Ora, il contenuto del testamento che Lei ha redatto già di per sé potrebbe rispondere sufficientemente ai Suoi obiettivi, e tuttavia – considerando anche gli altri aspetti cui il quesito accenna – parrebbe preferibile, e meglio rispondente alle finalità che Lei intende perseguire [anche per l’immediatezza del raggiungimento almeno di alcune di esse], procedere sin d’ora alla costituzione di una società con figlio e nipote*.
    * Del resto, il figlio è già farmacista e il nipote si appresta a diventarlo e dunque non paia azzardato anticipare un po’ i tempi, tanto più che la robusta diversità di peso [oltre che di poteri]  della quota sociale che Le verrebbe ascritta per effetto del conferimento della farmacia, cioè del Suo apporto, rispetto a quello largamente inferiore delle quote fatalmente modeste degli altri due soci, Le consentirebbe comunque di conservare il pieno dominio della gestione dell’esercizio.

Quanto alla forma, propenderemmo in ogni caso per una società di persone [che, annoverando all’interno della compagine due farmacisti su tre componenti, non sarebbe comunque tenuta a corrispondere all’Enpaf il “famoso” 0,50% dei ricavi annui], e potrebbe trattarsi di una sas laddove Lei preferisca, come accennato poco fa in nota, mantenere il comando aziendale, perché sarebbe ovviamente proprio Lei l’accomandatario e gli altri due soci gli accomandanti.
Diversamente, se optasse quindi per un effettivo esercizio in comune della farmacia, sarebbe naturalmente la snc la forma sociale da preferire.
Il passo successivo, quando cioè Lei ritenesse maturi i tempi, potrebbe essere  quello di una donazione in parti uguali tra figlio e nipote di tutta o parte la Sua quota, se del caso gravando una o  entrambe tali liberalità di oneri modali, come  sarebbe, ad esempio, il “classico” vitalizio, che  a propria volta potrebbe essere apposto  esclusivamente a Suo favore oppure anche a favore del coniuge, sempre se esistente, e magari con il diritto di accrescimento tra loro [una clausola che, in caso di premorienza di uno dei due vitaliziati, opera di diritto il riversamento dell’importo interamente a beneficio dell’altro].
In definitiva, però, possono essere perseguibili ambedue le soluzioni, quella che Lei dovrebbe avere in animo in questo momento, come quella da noi ora indicata.

(gustavo bacigalupo)

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