[… fino alla registrazione dell’atto di risoluzione]

Sono proprietario di un immobile che affittavo a un medico che lo adibiva a proprio studio professionale, ma ho recentemente risolto anticipatamente – tramite pec – il contratto di locazione.  Quali sono gli adempimenti necessari per evitare di dichiarare i canoni non riscossi?

Ne abbiamo già parlato in un paio di altre occasioni e comunque si tratta di una vicenda di cui si è occupata anche recentemente la Cassazione, che ha esaminato altresì la questione della tassazione dei canoni di locazione [sia a uso abitativo che, come nel Suo caso, a uso commerciale] non incassati, con particolare attenzione proprio agli effetti della risoluzione del contratto.
Ora, i redditi derivanti da locazioni abitative devono – precisa la Suprema Corte – essere tassati al locatore, anche se non percepiti,  fino all’intimazione dello sfratto o all’ingiunzione di pagamento, a differenza dei redditi derivanti dalle locazioni commerciali, in cui,  ben diversamente, i canoni, sia percepiti che non percepiti, sono tassati fino alla risoluzione del contratto.
Ebbene, proprio su quest’ultimo punto, la Corte ha stabilito, con una decisione forse anche fin troppo rigorosa, che l’unica data certa, opponibile come tale anche all’Amministrazione finanziaria, è quella di registrazione dell’atto di risoluzione [e quindi, nel Suo caso, Lei dovrà far registrare la pec con cui ha intimato la risoluzione contrattuale].
La registrazione di questa, infatti, costituisce un obbligo fiscale alla cui omissione consegue il persistere dell’obbligazione tributaria e dunque l’imposizione dei canoni.
Di conseguenza, per concludere, solo a seguito della registrazione della risoluzione – come diciamo nel titolo – i canoni non saranno più soggetti all’imposizione fiscale.

(aldo montini)

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