[…ed eventuali sanzioni applicabili]

Uno dei nostri dipendenti è in malattia da diversi giorni per una lieve contusione al ginocchio e ha comunicato che probabilmente la sua assenza si protrarrà ancora per qualche tempo.
So però che di solito, per arrotondare lo stipendio, lui effettua consegne di pizze a domicilio con i propri mezzi, e noi abbiamo la sensazione che anche in questi giorni lui continui a svolgere questo suo secondo lavoro, con il risultato ovviamente di rischiare di aggravare la sua situazione di salute e in pratica ritardare la ripresa del lavoro.
Se così fosse posso prendere provvedimenti?

 Come abbiamo già osservato almeno in una recente circostanza con notazioni che riteniamo sia sufficiente riportare anche qui, il lavoratore in malattia – in via generale – deve astenersi da qualsiasi iniziativa che possa pregiudicare in qualunque modo la sua guarigione e ritardarne dunque [di un mese, una settimana, un giorno, o… un’ora soltanto] il rientro al lavoro.
Sempre in linea di principio il dipendente che svolga un’altra attività durante il periodo di malattia non commette di per sé un illecito, sempreché naturalmente si tratti di un’attività perfettamente compatibile con l’infermità.
Ad esempio, per restare nel caso prospettato, il Suo dipendente potrebbe legittimamente svolgere un lavoro, diciamo, “da scrivania”, tipo traduzioni di testi in lingua straniera o articoli per collaborazioni giornalistiche.
Sotto questo aspetto, insomma, non vediamo comportamenti realisticamente sanzionabili.
Diversamente, se cioè il recupero delle energie psico-fisiche del dipendente venga pregiudicato o comunque ritardato [anche] dallo svolgimento della “seconda” attività lavorativa durante l’evento morboso, tale condotta potrebbe configurare una violazione dei doveri di correttezza, buona fede, fedeltà e diligenza.
Tenete però presente che in vicende come queste l’onere della prova in giudizio – come confermato anche più volte dalla giurisprudenza civile – è a carico del datore di lavoro e, laddove egli intenda verificare se la certificazione medica presentata dal lavoratore sia attendibile, può anche servirsi di un’agenzia investigativa.
Per concludere, quindi, nel caso in cui riesca a dimostrare che la guida del mezzo [autovettura o motoveicolo] e/o la consegna delle pizze a domicilio possano con estrema ragionevolezza aver contribuito a peggiorare lo stato di temporanea infermità del Suo dipendente [probatio per la verità non diabolica…], allungandone così il periodo di malattia, Lei potrebbe intraprendere nei suoi confronti la procedura disciplinare prevista dal CCNL applicabile, in vista eventualmente di un provvedimento di licenziamento.

(giorgio bacigalupo)

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