Vi scrivo per sapere quali sono gli obblighi che il farmacista deve rispettare per assicurare la tracciabilità delle materie prime contenute nei preparati allestiti in farmacia.
Con i colleghi ne parliamo spesso ma non sembra che vi sia concordanza di idee e vorrei perciò conoscere il vostro pensiero.

Abbiamo scelto questo quesito, anche se attinente ad aspetti che non trattiamo frequentemente nella ns. Rubrica, perché ci pare sia giunto il momento – anche rispondendo alle richieste che ci pervengono – di occuparci più spesso di questioni connesse strettamente alla vita del “farmacista in farmacia”, al banco o dietro al banco, titolare o collaboratore che sia.
E’ nostro intendimento, in particolare, dedicare quindi qualche news -ma anche, perché no?, uno o due webinar del giovedì – anche ai temi che suggerisce, ad esempio, il Codice comunitario sui medicinali e, tanto per avviare il percorso, può andar bene anche, rispondendo così al quesito, rivisitare i principali obblighi cui il farmacista deve adempiere proprio per assicurare la necessaria tracciabilità [anche] delle materie prime.
Al riguardo:
 – per le farmacie che seguono le Norme di Buona Preparazione integrali [che sono quelle descritte nella c.d. FUI XII], non è necessario attribuire al certificato di analisi lo stesso numero progressivo apposto sul contenitore della sostanza;
 – per le farmacie che seguono le Norme di Buona Preparazione semplificate [che sono invece quelle applicabili alle farmacie rientranti in alcune specifiche condizioni e che possono, dunque, discostarsi da quanto previsto nelle Norme di Buona Preparazione della FUI XII, purchè  siano comunque in grado di mantenere sotto controllo il processo di allestimento dei medicinali in farmacia], è necessario attribuire al certificato di analisi un numero o un codice alfanumerico, ovvero applicare un altro sistema che consenta, comunque, di collegare in termini non equivoci il certificato alla sostanza di pertinenza; in questo caso, la documentazione deve essere conservata per i sei mesi successivi all’ultima utilizzazione, unitamente al contenitore vuoto.
Inoltre, quando la materia prima non sia terminata, ma abbia raggiunto la data di “rititolazione”, la documentazione dovrà essere conservata in vista, appunto, di una sua possibile “rititolazione”; laddove, invece, si decidesse di smaltirla, la documentazione potrà essere eliminata [purché siano trascorsi più di sei mesi dall’ultimo impiego della sostanza nel preparato allestito in farmacia].
Vale la pena, infine, precisare che non occorre invece documentare il movimento [cioè il carico e lo scarico] delle sostanze, a meno – beninteso – che non si tratti di sostanze stupefacenti e psicotrope delle sezioni A, B e C del D.P.R. n. 309/1990.

(matteo lucidi)

La SEDIVA e lo Studio Bacigalupo Lucidi prestano assistenza contabile, commerciale e legale alle farmacie italiane da oltre 50 anni!