Sono sottoposta in questo momento a un procedimento disciplinare e rischio che l’Ordine possa sospendermi dall’esercizio della professione.
Vorrei sapere se in questo caso, essendo io titolare della farmacia, mi sarebbe consentito farmi sostituire da un farmacista idoneo nella direzione responsabile.

Il problema per Lei deriva proprio dalla titolarità in forma individuale della farmacia, che crediamo sia il Suo caso anche se il quesito non precisa questo aspetto che pure riveste qui un ruolo semplicemente fondamentale e dirimente.

Se infatti titolare della farmacia fosse/fosse stata una società, di persone o di capitali,  pur da Lei partecipata al 99,9%, o addirittura – ci pare di poterlo affermare senza grandi perplessità – una srl uninominale [con Lei ovviamente unico socio], allora, sempreché naturalmente non subentrino provvedimenti a carico della farmacia come tale, dalla sospensione dall’Albo non deriverebbero conseguenze sull’esercizio dato che, come sappiamo, può essere socio, o anche l’unico socio di una srl, un non farmacista, cosicché in questa evenienza sarebbe necessario, ma al tempo stesso anche sufficiente, semplicemente nominare un farmacista idoneo non socio quale direttore responsabile della farmacia sociale.

Ben diversamente, la sostituzione nella “conduzione professionale” [e anche, a domanda dell’interessato, nella “conduzione economica”] della farmacia di cui sia titolare una persona fisica, dunque un farmacista idoneo, è consentita dall’art. 11 della l. 475/68, come sostituito dall’art. 11 della l. 362/91, soltanto nelle ipotesi tassative ivi indicate che peraltro sono quelle a tutti note: infermità, gravi motivi di famiglia, gravidanza ecc., adozione di minori ecc., servizio militare, chiamata a funzioni pubbliche elettive ecc., ferie [della persona del titolare, ovviamente, e non della farmacia].

Proprio la tassatività delle ipotesi che legittimano la sostituzione rende allora insuscettibile l’elenco stesso di qualsiasi interpretazione estensiva, non permettendo di conseguenza di ampliarlo [neppure] al caso di sospensione dall’esercizio professionale o a ipotesi a questo assimilabili.

Se necessario, aggiungiamo che di questo avviso è stato recentemente anche il Tribunale di Napoli quando, con sentenza n. 1691/23, ha affermato che “la sospensione dall’esercizio della professione di farmacista irrogata dal competente Ordine è idonea a comportare autonomamente la chiusura della farmacia, giacché il presupposto per la gestione della farmacia, ai sensi dell’art. 7, c. 1, l. n. 362/1991 [questo riferimento, per la verità, sembra piuttosto criptico…] è l’iscrizione all’albo dei farmacisti e la sospensione dall’esercizio della professione produce (seppure in via temporanea) gli stesi effetti della radiazione”.

Ci rendiamo conto che questa è una delle tante diversità, comunque non la più rilevante, tra titolarità individuale e titolarità sociale che tuttavia sembra perdere sempre più terreno, ma il fatto è – come abbiamo sottolineato un’infinità di volte – che stiamo vivendo [perlomeno dalla l. 4/8/17 n. 124] un’ormai lunga, e tutt’altro che conclusa, fase di transizione che non può non recare anche incertezze, se non proprio autentiche crisi, sul piano identitario sia del farmacista che, forse prima ancora, della farmacia.

Il giudice amministrativo, d’altronde, ci ha messo e ci mette tanto del suo per tenere vive queste incertezze, anche se – detto senza infingimenti – non c’è nessuna trama sotterranea né alcun sentimento di scarsa buona fede, ma c’è semplicemente una robusta diversità di vedute, che però talora sembrano purtroppo dettate dalla voglia di scrivere cose nuove, ma talaltra di appiattirsi acriticamente su cose vecchie senza sforzarsi di spiegarne le ragioni, e tutto questo perfino all’interno della stessa terza sezione del Consiglio di Stato.

Oggi abbiamo scritto queste brevi note su una vicenda tutto sommato di modestissimo rilievo, se non ovviamente per l’interessata che ha posto il quesito, ma ci piace sempre meno riproporre temi e/o suggestioni in una materia oggi così tribolata, ma nel contempo generalmente [e per ragioni davvero misteriose] ignorata più o meno da tutti addirittura anche in questi suoi passaggi di indubbia sofferenza: e allora forse è meglio, come del resto sembra essere il pensiero dei più, attendere a braccia conserte che questo stato sicuramente confusionale trovi finalmente una fine, quale che sia.

(gustavo bacigalupo)

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