Ho eseguito dei lavori di ristrutturazione che possono avvalersi della detrazione d’imposta, ma purtroppo ho effettuato il pagamento di una fattura tramite il bonifico ordinario anziché utilizzare quello messo a disposizione dalla mia banca per tale tipo di interventi.  È possibile sanare il mio errore per non perdere il beneficio fiscale?

Vista la frequenza, francamente sorprendente, con cui ci viene posto questo interrogativo, torniamo ancora sull’argomento, ricordando in particolare quali siano i  possibili rimedi nel caso in cui il bonifico eseguito non sia quello specificatamente indicato  dalla normativa di riferimento sul bonus fiscale per lavori di ristrutturazione edilizia [che, è bene ricordarlo, è stato prorogato dall’ultima Legge di Bilancio con la super-aliquota di detraibilità dall’Irpef pari al 50%, percentuale però che, attenzione, il “decreto maggio” per il Coronavirus potrebbe ora elevare addirittura al 110%(!), fermo forse il tetto di 96.000 euro].

Dunque, come anche a Lei sembra noto, una delle condizioni essenziali per non perdere il diritto alla detrazione è quella che il pagamento delle fatture avvenga tramite il c.d. “bonifico parlante”, cioè con quel particolare tipo di bonifico – eseguibile presso il proprio istituto di credito/Poste Italiane Spa [ovvero tramite gli appositi servizi di homebankig ad esso collegati] – che riporti, oltre alla causale contenente il richiamo all’art. 16 bis del Tuir quale norma applicata per la fruizione della detrazione, anche il codice fiscale del beneficiario del bonus fiscale,  il numero di partita Iva [ovvero il codice fiscale] del soggetto a favore del quale il bonifico è effettuato (Cfr. art. 1, comma 3, DM 18/02/1998, n. 41).

La necessità di riportare nel bonifico i dati sopra indicati ha comportato che gli istituti bancari e postali istituissero appunto dei modelli di bonifici espressamente “dedicati”, quel che ha assunto particolare rilievo con l’introduzione della ritenuta d’acconto [attualmente nella misura dell’8%] che tali istituti devono applicare nei confronti delle imprese incaricate della ristrutturazione (Cfr. art. 25 del DL n. 78 del 2010).

A tale riguardo l’Amministrazione finanziaria ha quindi precisato che la non completa compilazione del bonifico bancario/postale – che pregiudichi quindi in modo definitivo il rispetto da parte delle banche e/o di Poste Italiane Spa dell’obbligo di operare la ritenuta – non consente il riconoscimento della detrazione, salva l’ipotesi della ripetizione del pagamento mediante un nuovo bonifico “parlante” (Cfr. Ris. n. 55/E del 2012).

Qualora invece la ripetizione del pagamento non sia possibile e/o per errore non siano stati indicati sul bonifico originario tutti i dati richiesti, ovvero sia stato effettuato il pagamento con un bonifico ordinario, la stessa A.f ha successivamente chiarito che  la detrazione spetta solo se il contribuente sia in possesso di una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà rilasciata dall’impresa con la quale quest’ultima attesti che i corrispettivi accreditati a suo favore sono stati correttamente contabilizzati ai fini della loro imputazione nella determinazione del reddito d’impresa (Cfr. Circ. n. 48/E/2016 e Circ. 8/E/2017).

Resta inteso che, in sede di un eventuale controllo, l’A.f. potrà verificare se il comportamento di tutti i soggetti coinvolti sia stato posto in essere al fine di eludere il rispetto della normativa relativa all’applicazione della ritenuta.

È dunque consigliabile in definitiva conservare [unitamente alla dichiarazione sostitutiva rilasciata dall’impresa e a tutti gli altri documenti riferiti ai lavori eseguiti oggetto della detrazione d’imposta] anche l’eventuale corrispondenza intrattenuta con l’impresa esecutrice delle opere, proprio al fine naturalmente di dimostrare la propria estraneità ad eventuali  irregolarità contestate.

(mauro giovannini)