Vi scrivo, dopo aver ascoltato il vs. Webinar di giovedì scorso sulla carta fedeltà, per avere un chiarimento, considerato che quello che avete detto dovrebbe essere abbastanza chiaro a tutti i farmacisti e credo che i ns. Ordini dovrebbero sentirsi obbligati a far rispettare le regole.
La domanda che mi permetto di porvi è come sia possibile che nel ns. comune, che ha più di 10 farmacie, due farmacie anche se riconducibili indirettamente allo stesso gruppo familiare abbiano potuto per circa quattro anni favorire gli iscritti a un grande circolo sportivo situato nella periferia praticando loro,  a semplice presentazione di una specie di tessera d’iscrizione al circolo, sconti variabili dal 5% al 10% su tutti i prodotti venduti, compresi gli articoli sanitari e anche numerosi prodotti da banco.
Questa pratica dovrebbe tuttavia essere cessata perché dall’inizio dell’anno sembra che le tessere d’iscrizione al circolo non consentano più di ottenere sconti dalla farmacia su nessun prodotto, come se la convenzione tra il circolo e la farmacia sia praticamente scaduta.
Mi risulta comunque che sia intervenuto l’Ordine dei farmacisti con telefonate del Presidente ai titolari delle due farmacie anche perché un altro nostro collega poco prima di Natale dello scorso anno aveva denunciato all’Ordine questo fatto e forse con una segnalazione formale.
Infine, anche se nel Webinar avete illustrato le ragioni che spiegano l’illegittimità di iniziative come quella che abbiamo descritto qui, vorremmo se possibile un quadro generale anche delle norme applicabili.

Lei racconta più o meno l’intera vicenda ed è probabile che le cose si siano concluse proprio come sembra supporre e comunque, anche se l’Ordine fosse intervenuto semplicemente “per le vie brevi” [con telefonate o simili], non vedremmo nulla di particolarmente sconcertante.
Del resto, ricordando che la par condicio tra i consumatori la farmacia deve rispettarla solo con riguardo ai farmaci, compresi SOP e OTC [e non invece per gli articoli sanitari, gli integratori o altro], sorprende semmai che questo andazzo possa essersi prolungato per tanto tempo senza suscitare grandi reazioni di altre farmacie e neppure, almeno fino a qualche tempo fa, il doveroso intervento – in via “breve” o formale – dell’Ordine dei farmacisti, che peraltro parrebbe ora aver messo fine a questa storia.
Sta di fatto che queste sono vicende che una “concorrenza” troppo accentuata da parte di una farmacia [anche se l’infrazione a quest’obbligo di par condicio non sempre suscita inquietudini particolari nella vostra categoria…] può non essere eccessivamente gradita agli altri esercizi che perciò non è detto siano sempre disposti a farla passare sotto silenzio.
D’altra parte siamo in un tema che comunque dovrebbe essere ormai ben noto ai titolari di farmacia [anche perché riguarda in sostanza la quotidianità della gestione aziendale], ma in ogni caso deve stupire almeno un po’ – nonostante quel che abbiamo appena osservato sulla “tolleranza” dei titolari di farmacia nei confronti di alcune condotte di colleghi – che quelle due farmacie possano aver mantenuto così a lungo una pratica commerciale sicuramente illecita, anche se forse si può pensare che tutto sommato la tessera d’iscrizione a un circolo sportivo [un’autentica “fidelity card”…], per quanto possano essere numerosi i suoi iscritti, non abbia cagionato eccessivo “allarme” tra le altre farmacie, perché diversamente qualche problema i due reprobi avrebbero potuto doverlo affrontare e per di più in tempi molto brevi.
Ma, se non altro per “continuità” con il tema specifico [“La Carta Fedeltà”] trattato nel Webinar del 7 marzo u.s., possiamo ancora riparlarne brevemente, riportando dapprima le disposizioni che qui interessano – pur se già trascritte integralmente in altre precedenti circostanze – e replicando in pratica le notazioni di allora.
Ecco, dunque, i “sacri testi”.

  • 5 decreto Bersani [dl. 223/2006 conv. l. 248/2006]

Comma 2. “…Sono, comunque, vietati i concorsi, le operazioni a premio e le vendite sotto costo aventi ad oggetto farmaci.

Comma 3. “Ciascun distributore al dettaglio può determinare liberamente lo sconto sul prezzo indicato dal produttore o dal distributore sulla confezione del farmaco rientrante nelle categorie di cui ecc. [Otc e Sop], purche’ lo sconto sia esposto in modo leggibile e chiaro al consumatore e sia praticato a tutti gli acquirenti”.

  • 32 decreto Salvaitalia [dl. 201/2011 conv. l. 214/2011]

Comma 4. “È data facoltà alle farmacie e agli esercizi commerciali di cui ecc. [le parafarmacie] di praticare liberamente sconti sui prezzi al pubblico sui medicinali di cui ecc. [Otc e Sop], purché gli sconti siano esposti in modo leggibile e chiaro al consumatore e siano praticati a tutti gli acquirenti”.

  • 11 decreto Crescitalia [dl. 1/2012, conv. l. 27/2012]

Comma 8.“…Le farmacie [qui le parafarmacie non sono citate semplicemente perché per queste è sufficiente, per ovvie ragioni, il disposto del comma 4 del Salvaitalia] possono praticare sconti sui prezzi di tutti i tipi di farmaci e prodotti venduti pagati direttamente dai clienti, dandone adeguata informazione alla clientela”.

Indubbiamente, con le norme scritte sotto gli occhi è certo più agevole esaminare il fatto descritto nel quesito, e in particolare bisogna guardare, da un lato, al comma 2 dell’art. 5 del decreto Bersani e, dall’altro, al “combinato disposto” del comma 4 dell’art. 32 del Salvaitalia e del comma 8 dell’art. 11 del Crescitalia.
Quanto però alla disposizione del “Bersani” ora citata, questa [ipotetica] “convenzione” tra il circolo sportivo e le due farmacie non ha generato tecnicamente né concorsioperazioni a premio [“aventi ad oggetto farmaci”], come si può cogliere anche dalla lettura degli artt. 2 e 3 del D.P.R 26/10/2001 n. 430 [v. nota in calce] che ne recano la disciplina.
Inoltre, la ratio della disposizione “bersaniana” è probabilmente quella di consentire – come unica forma promozionale nella vendita del farmaco al consumatore finale – lo sconto finanziario e/o diretto, cioè sostanzialmente praticato alla cassa al momento della cessione, e allora si può ragionevolmente credere che qui “operazione a premio” possa comprendere qualsiasi iniziativa promozionale diversa appunto dallo sconto finanziario praticato direttamente.
Sotto tale profilo, insomma, il comportamento di quelle due farmacie cui si riferisce il quesito finirebbe per essere riassorbito proprio in questo divieto normativo sancito nel comma 2 dell’art 5 del “Bersani”.
Ma non c’è dubbio che – questa volta senza la benché minima incertezza o perplessità – alla stessa conclusione [quella ovviamente dell’illegittimità dell’ipotetica “convenzione” circolo-farmacie], si perviene anche “combinando” tra loro le due disposizioni riportate del Salvaitalia e del Crescitalia, tanto più se si condivide appieno l’assunto del Ministero della Salute [nella sua nota del 16/3/2012, prot. 17937] per cui “La circostanza che all’art. 11…, non sia ribadito l’obbligo che gli sconti da esso previsti siano praticati a tutti i clienti non consente di desumere che per tali sconti non sussista detto obbligo, in quanto la norma citata ha, essenzialmente, lo scopo di estendere a tutti i medicinali venduti in farmacia, purché pagati direttamente dal cliente”.
La prescrizione, cioè, per la quale gli “sconti” sui prezzi di cessione al pubblico dei medicinali debbano essere esposti “[…] in modo leggibile e chiaro al consumatore e… praticati a tutti gli acquirenti non può non valere anche in/per questa particolare fattispecie descritta nel quesito, perché la finalità del precetto legislativo è con tutta evidenza quella della salvaguardia del diritto di ogni cliente/consumatore della farmacia a ottenere gli sconti praticati su qualsiasi farmaco indipendentemente da qualunque condizione e/o discriminazione [circostanza ben diversa sarebbe, detto per inciso, quella dell’introduzione di meccanismi comuni di maggiorazione del prezzo connessi a parametri come l’orario di apertura della farmacia e la correlata oscillazione dei costi di lavoro, di recente ritenuti dal Tar Lazio, con la sentenza n. 3788/2023, “funzionali alla capillare diffusione e distribuzione del servizio farmaceutico su tutto il territorio”].
La Suprema Corte, d’altronde, con la sentenza n. 25571 del 12 novembre 2020 ha confermato pienamente tutti tali assunti,  “convalidando” anche il provvedimento disciplinare della sospensione irrogata dall’Ordine [per giorni trenta] a carico di un farmacista responsabile sia della reiterata “omessa riscossione di quote di partecipazione a carico degli assistiti per i farmaci convenzionati con il SSN” e sia di aver posto in essere “condizioni differenti di sconto alla clientela con riferimento ai farmaci non convenzionati”, in tal modo realizzando – oltre, s’intende, alla violazione in sé del precetto [con le conseguenze sul piano amministrative e deontologiche su cui ci siamo già soffermati] – condotte rilevanti altresì sul piano civilistico perché inquadrabili anche come atti di concorrenza sleale in danno degli altri farmacisti della zona.
Ecco allora che l’ulteriore sconto finanziario, se praticato non a tutti i clienti della farmacia ma solo ad alcuni soggetti [in questo caso, i soci di quel circolo sportivo], costituirebbe un esempio fortemente eloquente di quelle condizioni discriminatorie nell’accesso allo sconto che le norme vogliono interdire.
È vero che nessuno può escludere che il “diritto vivente” possa presto o tardi assumere [anche] qui sembianze diverse, ma se guardiamo a quello che è tuttora l’assetto normativo in vigore dobbiamo continuare a credere che offrire ai clienti della nostra farmacia condizioni migliori sol perché dipendenti della Sediva, o iscritti a un circolo sportivo, configuri una illiceità sanzionabile sui vari versanti cui si è appena accennato.
E però, si tenga conto da ultimo che questo della par condicio tra gli acquirenti al dettaglio di farmaci sembra in verità un correttivo – pur se poco più che apparente – alla tremenda picconata inferta al sistema farmacia dal comma 8 del Crescitalia che in un colpo solo, anzi in meno di quattro righe, oltre a eliminare qualsiasi obbligo di chiusura della farmacia [mantenendo evidentemente in vita quello di apertura], liberalizza i “prezzi di tutti i tipi di farmaci e prodotti venduti pagati direttamente dai clienti”, sia pur sancendo l’obbligo di praticare per tutti i farmaci lo stesso sconto [rectius lo stesso prezzo] “a tutti gli acquirenti”, che è quel modestissimo correttivo cui si è accennato alla caduta improvvisa, ma curiosamente silenziosissima, dello storico caposaldo enunciato nell’art. 125 T.U.San..
E si pensi, per accentuare ulteriormente i misteri che reca con sé il comma 8 del Crescitalia, che questa disposizione così tranchant è la sola dell’originario d.l. rimasta miracolosamente intatta in sede di conversione in legge, un miracolo che spiega perfettamente quale fosse all’epoca la volontà della classe dirigente.
Queste ultime considerazioni, comunque, fanno pensare che verosimilmente non dovremmo assistere – perlomeno non in tempi ravvicinati – ad altri interventi in questa direzione.
Almeno per ora, insomma, l’obbligo della par condicio va rispettato e le sue violazioni perseguite.

 (gustavo bacigalupo)

Nota
D.P.R. 430/2001
Art. 2 – Concorsi a premio: 1. Sono considerati concorsi a premio le manifestazioni pubblicitarie in cui l’attribuzione dei premi offerti, ad uno o più partecipanti ovvero a terzi, anche senza alcuna condizione di acquisto o vendita di prodotti o servizi, dipende: a) dalla sorte, sia che l’estrazione dei vincitori sia organizzata appositamente, sia che si faccia riferimento ad altra estrazione o ad altra designazione che dipende comunque dalla sorte; b) da qualsiasi congegno, macchina od altro, le cui caratteristiche consentano di affidare unicamente all’alea la designazione del vincitore o dei vincitori dei premi promessi; c) dall’abilità o dalla capacità dei concorrenti chiamati ad esprimere giudizi o pronostici relativi a determinate manifestazioni sportive, letterarie, culturali in genere o a rispondere a quesiti o ad eseguire lavori la cui valutazione è riservata a terze persone o a speciali commissioni; d) dall’abilità o dalla capacità dei concorrenti di adempiere per primi alle condizioni stabilite dal regolamento, purché le modalità dell’assegnazione dei premi siano oggettivamente riscontrabili e i concorrenti che non risultino vincitori possano partecipare all’assegnazione di ulteriori premi.”
Art. 3 – Operazioni a premio: “1. Sono considerate operazioni a premio, anche se il destinatario del premio è un soggetto diverso dall’acquirente il prodotto o servizio promozionato, le manifestazioni pubblicitarie che prevedono: a) le offerte di premi a tutti coloro che acquistano o vendono un determinato quantitativo di prodotti o di servizi e ne offrono la documentazione raccogliendo e consegnando un certo numero di prove documentali di acquisto, anche su supporto magnetico; b) le offerte di un regalo a tutti coloro che acquistano o vendono un determinato prodotto o servizio. 2. Sono considerate operazioni a premio anche quelle nelle quali, all’acquirente di uno o più prodotti o servizi promozionati, viene offerta in premio la possibilità di ottenere, dietro presentazione di un numero predeterminato di prove di acquisto e mediante un contributo di spesa, un diverso prodotto o servizio a prezzo scontato. Il contributo richiesto non deve essere superiore al 75 per cento del costo del prodotto o servizio, sostenuto dalla ditta promotrice, al netto dell’imposta sul valore aggiunto. Il premio consiste nello sconto di prezzo rappresentato dalla differenza tra il valore normale del bene offerto e il contributo richiesto”.

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