Come ricorderete, durante la pandemia di COVID-19 il legislatore ha imposto restrizioni alle riunioni “in presenza”, autorizzando dunque le assemblee – anche quelle societarie – “a distanza”.
La fitta normazione emergenziale – tra le mille previsioni – ha anche poi consentito espressamente [come una facoltà, beninteso, e non come un obbligo] il ricorso all’assemblea “a distanza” pur in assenza di una specifica disposizione statutaria.
Con il decreto Milleproroghe 2024 [in corso di approvazione] si proroga ulteriormente questa facoltà fino al 30 aprile 2024, consentendo a cooperative, associazioni e fondazioni – ma anche alle società, titolari o meno di farmacie – di:

  • svolgere assemblee in modalità virtuale, anche in deroga [questo è importante, naturalmente] alle previsioni statutarie ipoteticamente di segno contrario;
  • esprimere il voto con modalità elettronica o per corrispondenza, garantendo l’identificazione del votante.

La deroga cui si è accennato ha nei fatti introdotto flessibilità nell’organizzazione delle assemblee, agevolando notevolmente la continuità operativa delle società in un periodo di restrizioni fisiche.
E però, questa proroga al 30 aprile 2024 può forse offrire alle società una buona occasione per valutare l’opportunità di un’eventuale approvazione di clausole statutarie che esplicitamente permettano – anche dopo il 30 aprile p.v. – lo svolgimento di assemblee a distanza.
Una soluzione, questa, che eviterebbe evidentemente – se non altro – future incertezze interpretative, con tutte le conseguenze non solo di ordine pratico che si possono facilmente immaginare.
Diversamente, infatti, l’indizione di un’assemblea “a distanza” – cui del resto potrebbero nel concreto tendere a ricorrere soprattutto le società partecipate da soggetti residenti in località lontane tra loro e/o rispetto alla sede legale della società stessa – può rischiare l’invalidazione dei provvedimenti disposti dall’organo deliberativo.
Tuttavia, anche se questo aspetto è dibattuto, l’approvazione unanime della modalità “a distanza” – espressa da tutti i soci all’atto stesso dell’insediamento dell’assemblea e quindi, per intenderci, all’inizio dei lavori – potrebbe forse permettere egualmente il superamento della mancanza di una disposizione statutaria ad hoc.

(aldo montini)

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