Le competenti Commissioni parlamentari, nel parere loro richiesto sul testo del decreto legislativo approvato dal Governo e avente a oggetto – come già largamente segnalato in questa Rubrica – anche il concordato preventivo biennale rivolto a piccole imprese e lavoratori autonomi [soggetti a ISA, come la gran parte delle farmacie], hanno proposto, da un lato, di ampliare la platea dei destinatari del nuovo istituto a “tutti” i soggetti ISA [e non soltanto a chi negli anni passati ha conseguito – quel che era previsto nel testo precedente – almeno il voto di “8”] e, dall’altro, di rinviare i termini per la sua prima applicazione.
Il Governo ha accolto il parere e il testo definitivo, che sarà presto pubblicato in G.U., conterrà dunque queste novità, anche se tra esse non figura – perché non condivisa in sede governativa – l’altra indicazione delle Commissioni di circoscrivere al 10% la misura dell’aumento del reddito da dichiarare con il concordato, perché in tal caso si sarebbe concretizzato un vero e proprio “condono”, quel che il Governo non ha inteso né intenderebbe attuare.
In pratica, come forse si ricorderà, l’istituto prende il via da una proposta – rivolta, attenzione, dall’Agenzia delle Entrate al contribuente – di definizione biennale del reddito d’impresa o di lavoro autonomo, anche ai fini dell’IRAP, e, in fase di prima applicazione, i due anni cui la proposta si riferirà sono il 2024 e il 2025.
In particolare, entro il 15 giugno 2024 [per gli anni successivi il termine è del 1° aprile], l’Agenzia delle Entrate metterà a disposizione dei contribuenti e dei loro professionisti di riferimento un software per l’acquisizione dei dati necessari alla formulazione della proposta [sostanzialmente saranno i dati, compresi quelli ai fini dell’elaborazione degli ISA, relativi all’anno d’imposta immediatamente precedente].
Il contribuente, da parte sua, deve inviare entro il 21 luglio 2024 [20 giugno per gli anni successivi] i dati richiesti con il detto software necessari all’elaborazione della proposta.
Entro i cinque giorni successivi alla ricezione dei dati, l’AdE invierà la proposta di adesione per il 2024 e il 2025 [come è sempre stato fin dal primo testo del provvedimento], che conterrà l’ammontare del reddito concordato con il Fisco per le dette due annualità, mentre entro il 15 ottobre 2024 il contribuente dovrà comunicare all’AdE la sua adesione.
E’ opportuno rammentare che con l’adesione il contribuente sarà obbligato a dichiarare l’importo accettato per entrambe le annualità, e però – attenzione – eventuali incrementi o decrementi del reddito che risulteranno dai bilanci effettivamente approvati/depositati per l’una e/o l’altra annualità non incideranno sul reddito proposto/accettato a tassazione, a meno che il contribuente non rilevi una riduzione di ricavi superiore al 60%, oppure non emergano importi evasi maggiori del 30% del fatturato dichiarato [per omessa contabilizzazione di proventi] a seguito di verifiche da parte dell’Amministrazione finanziaria.
Il reddito proposto non terrà comunque conto di eventuali plusvalenze e minusvalenze e il reddito concordato/accettato dovrà essere modificato dal contribuente sulla base del saldo tra le plusvalenze e le minusvalenze realizzate nell’anno d’imposta e determinate analiticamente.
Questo rinvio dei termini consentirà di ponderare adeguatamente la scelta in ordine all’adesione o meno, tenuto conto che il 15 ottobre dovremo essere ragionevolmente tutti in grado di pronosticare con sufficiente precisione almeno l’utile dell’anno 2024, così da poter scegliere con cognizione di causa la convenienza o meno dell’adesione a questo nuovo istituto.
In ogni caso, teniamo ben presente che il secondo acconto di novembre 2024 dovrà essere rideterminato sulla base del reddito concordato, e questo costringerà con tutta evidenza il contribuente [come naturalmente anche i… suoi consulenti] a un lavoro suppletivo.

(stefano lucidi)

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