[… il possibile sindacato del Fisco sulle scelte imprenditoriali del titolare di farmacia]

Il principio di inerenza: un tema su cui ci siamo già soffermati, ma che per sua importanza, e per la frequenza sempre crescente della sua rilevanza per l’Agenzia delle Entrate, crediamo meriti ulteriori notazioni.

  • Di che si tratta?

Si tratta, è noto, del principio per il quale i costi sostenuti dall’impresa sono deducibili [soltanto] se inerenti – diciamo, per quantità e/o natura e/o valori – all’attività che viene esercitata.
Un esempio, anche se forse… estremo: l’acquisto di uno yacht da parte del titolare, persona fisica o società, di una farmacia, quali che siano le sue dimensioni, è indubbiamente un investimento che di inerente ha ben poco in riferimento all’esercizio dell’impresa in genere e di quell’impresa in particolare [proprio tenendo conto, evidentemente, della qualità del mezzo e dell’entità del valore, che sono tali infatti da lasciar pensare, più che a un  investimento, a un…mero consumo].
Sarebbe probabilmente diverso se – ecco un altro esempio – quella stessa farmacia investisse nell’ammodernamento tecnologico del locale e/o dei sistemi di approvvigionamento e/o di vendita: in tal caso l’inerenza, almeno in principio, certamente sussisterebbe.

  • Quali le fonti?

Pur non codificato da/in nessuna disposizione normativa, il suo fondamento giuridico va ravvisato nel quinto comma dell’art. 109 del TUIR, dato che quello dell’inerenza è un principio considerato “immanente” nel genus di norme che hanno ad oggetto l’individuazione del reddito imponibile.


ART. 109 COMMA 5 TUIR: 5. Le spese e gli altri componenti negativi diversi dagli interessi passivi, tranne gli oneri fiscali, contributivi e di utilità sociale, sono deducibili se e nella misura in cui si riferiscono ad attività o beni da cui derivano ricavi o altri proventi che concorrono a formare il reddito o che non vi concorrono in quanto esclusi […].


  • Le verifiche: fino a dove può spingersi l’Amministrazione finanziaria?

Certo è che l’Amministrazione finanziaria – in fase di controllo – dovrà verificare l’inerenza del costo aziendale sostenuto, e l’esito, è chiaro, attiene direttamente alla deducibilità dei costi e quindi alla determinazione del reddito che sarà tassato.
Di qui la domanda: quali sono [se ci sono…] i limiti di tale controllo?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 21405/2017, ha chiarito questo punto cruciale, sottolineando che la valutazione circa la congruità di costi e ricavi esposti in bilancio [come anche nelle dichiarazioni e nelle loro rettifiche] “rientra nei poteri dell’Amministrazione finanziaria […] anche se non ricorrano irregolarità nella tenuta delle scritture contabili o vizi degli atti giuridici compiuti nell’esercizio dell’impresa con negazione della deducibilità di parte di un costo non proporzionato ai ricavi o all’oggetto dell’impresa ”.
Ma la Suprema Corte ha precisato anche che la discrezionalità dell’A.F. nell’eseguire le verifiche non può avere ad oggetto anche “la necessità”, e neppure l’“opportunità” degli investimenti operati, afferendo tali aspetti alla strategia commerciale che non può non essere che di competenza esclusiva dell’imprenditore.
Quindi, se un atto d’impresa, come un investimento, appare manifestamente estraneo – per la sua natura/qualità – o sproporzionato riguardo alla sua dimensione e/o all’ammontare del costo all’attività svolta [ripensando all’esempio iniziale dello yacht…], l’Amministrazione finanziaria potrà contestare la deducibilità dei relativi costi proprio sotto il profilo dell’inerenza.
A quel punto dovrà essere l’imprenditore a fornire la prova contraria anche e soprattutto con riguardo proprio all’inerenza della spesa, ma – attenzione – il Fisco, fatti salvi casi di assoluta evidenza, non potrà sindacare l’anti-economicità come tale delle decisioni assunte nel concreto dall’imprenditore, magari ragionevolmente ritenute da lui opportune nel quadro delle prospettive di sviluppo dell’attività esercitata.

***

Ma, sia ben chiaro, le scelte imprenditoriali – anche di una farmacia di medie o piccole dimensioni – vanno sempre adottate tenendo debito conto anche della loro congruità in generale rispetto agli obiettivi che “tipicamente” ineriscono all’esercizio di una farmacia.

(matteo lucidi – andrea raimondo)

La SEDIVA e lo Studio Bacigalupo Lucidi prestano assistenza contabile, commerciale e legale alle farmacie italiane da oltre 50 anni!