Mio padre è deceduto da poco, designandomi come unico suo erede. La vera mia preoccupazione, non avendo rapporti con mio padre da anni, è che accettando l’eredità io possa essere gravato da debiti pesanti. Come posso tutelarmi?

L’accettazione dell’eredità comporta il passaggio, oltre che dei beni mobili e immobili, anche dei crediti e debiti di pertinenza del de cuius, e quindi è ovviamente possibile – come infatti Lei sembra comprensibilmente temere – che i secondi [i debiti] possano complessivamente rivelarsi più consistenti dei primi [i crediti].
Il nostro ordinamento fornisce allora il rimedio della c.d. accettazione con beneficio di inventario [regolato dagli artt. 484 e ss. cod. civ.], che permette all’erede di separare il proprio patrimonio da quello del de cuius cosicché i debiti contratti da quest’ultimo possano essere estinti solo con il patrimonio ereditato.
Accettando l’eredità appunto con il beneficio d’inventario, l’erede avrà perciò tempo e agio di formarsi un quadro completo dell’eventuale situazione debitoria del de cuius, così da rifiutare se del caso una damnosa ereditas in grado di creargli seri pregiudizi.
Dal punto vista delle formalità, l’iter disciplinato dall’art 484 cod. civ. per ricorrere a tale istituto è sinteticamente il seguente:

1)     questa forma di accettazione dell’eredità si perfeziona con la specifica dichiarazione ricevuta da un notaio o dal cancelliere “del Tribunale del circondario in cui si è aperta la successione” e viene inserita nel Registro delle successioni conservato nello stesso Tribunale;

2)     la dichiarazione dovrà essere trascritta dal cancelliere entro un mese dall’inserzione [ricorrendone evidentemente i presupposti] presso l’ufficio dei Registri immobiliari del luogo in cui si è aperta la successione;

3)     la dichiarazione deve essere preceduta o seguita dall’inventario e, se seguita il pubblico ufficiale che lo ha redatto deve inserire entro un mese nel Registro l’annotazione della data in cui è stato compiuto.

Si tratta di un istituto che evidentemente – almeno in qualche circostanza – si rivela l’unica soluzione concretamente praticabile dall’erede.

(matteo lucidi)

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