[…un “rimedio” ai conflitti interni da maneggiare con cura]

 

Sono passati quattro anni dall’acquisizione per concorso straordinario della titolarità di una farmacia che è stata fin dall’inizio riconosciuta a nome della snc costituita tra noi tre vincitori.
Sono perciò passati i famosi tre anni e quindi dovrebbe essere caduto qualsiasi ostacolo all’uscita – volontaria o involontaria – di un socio dalla società, che infatti era vietata nei primi tre anni pena la perdita della titolarità.
Ma appunto perché in questo momento le cose sono diverse, vorremmo chiedervi se ora due di noi hanno la possibilità di escludere dalla società il terzo socio visto che lui, approfittando della sua veste di amministratore come sono amministratori anche gli altri due soci, in questi ultimi 18/24 mesi ha distratto beni della farmacia a proprio favore con modalità perlomeno truffaldine.
Anche il nostro commercialista ritiene che ci siano i presupposti per poterlo escludere.
Potete darci il vs. parere indicando anche quale può essere un modo corretto di determinazione della somma da liquidare al socio in caso di esclusione?

È una mail che denuncia uno dei casi, sempre più numerosi, di [presunte/ritenute] “gravi inadempienze” di un socio “delle obbligazioni che derivano dalla legge o dal contratto sociale” [come recita l’art. 2286, comma 1, cod.civ.] e tali da spingere gli altri soci a progettarne l’esclusione – appunto perché considerato inadempiente – dalla società di persone (snc o sas) titolare di farmacia.
È un fenomeno che si va infatti da qualche tempo diffondendo e che va generalmente collegato al decorso dei tre anni di durata minima della gestione associata – da parte dei covincitori – della farmacia conseguita a seguito di un concorso straordinario.
Questo perché, come del resto è noto, non poche formazioni che hanno partecipato in forma associata ai concorsi sono state costituite senza adeguata verifica della “compatibilità” [o, se si preferisce, della c.d. affectio societatis”] tra i componenti e allora in parecchie circostanze i nodi sono presto venuti al pettine.
Il che talvolta ha indotto/induce gli interessati – per non rischiare la decadenza della società e/o dei soci dalla titolarità della farmacia [come evidenzia anche il quesito] – ad attendere, magari faticosamente e in un clima tutt’altro che idilliaco, che si consumasse/consumi il triennio così da poter escogitare soluzioni che permettessero/permettano loro di sciogliere quei nodi e soprattutto naturalmente quello di una convivenza sempre più difficile.
Ecco almeno in parte spiegato – quando sia impercorribile la soluzione del rilievo da parte di un socio della quota di partecipazione del socio giudicato sotto vari profili “scomodo” – il tentativo di provocarne il recesso dalla società oppure, come nel caso che stiamo vedendo, di puntare direttamente alla sua esclusione.
Ora, il vs statuto – da quel che leggiamo – rinvia con la consueta eccessiva pigrizia al codice civile, oltre che per altri aspetti importanti o molto importanti, anche per la regolazione del caso di esclusione di un socio che è una vicenda niente affatto banale e men che meno puramente teorica.
L’art 2287 cod. civ., allora, che disciplina il procedimento di esclusione di un socio da una società di persone [snc o sas, non fa differenza], prevede – quando alla società partecipino solo due soci – che “l’esclusione di uno di essi è pronunciata dal tribunale, su domanda dell’altro”, disponendo inoltre che, per le società con più di due soci, l’esclusione “è invece deliberata dalla maggioranza” [chiariamo subito che a questi fini non si computa evidentemente nel numero dei soci quello da escludere].
Parrebbe quindi, ma in realtà il più delle volte non è così, che sia più semplice escludere un socio quando la snc sia partecipata da almeno tre soggetti, potendo in tal caso rivelarsi sufficiente, come abbiamo appena visto, una specifica deliberazione della maggioranza.
Senonché in tale evenienza – che poi è quella che vi riguarda – la deliberazione “ha effetto decorsi trenta giorni dalla data della comunicazione al socio escluso” ma soprattutto, entro tale termine, “il socio escluso può fare opposizione avanti al Tribunale, il quale può sospendere l’esecuzione”.
Ecco perciò che nella sostanza il procedimento di esclusione di un socio da una snc composta da più di due soci finisce spesso per proseguire e concludersi anch’esso davanti al giudice e risultare dunque perfino più farraginoso di quello previsto dal codice per la società a due soci.
Potrebbe pertanto essere proprio questo il destino anche di un ipotetico vs tentativo di esclusione del terzo socio, tanto più che non potete dimenticare che dovreste comunque provare – se prescindiamo dalle altre ipotesi abbastanza infrequenti come l’inabilitazione, l’interdizione, la condanna “ad una pena che importi l’interdizione, anche temporanea dai pubblici uffici” – un suo “grave inadempimento” di obbligazioni derivanti dalla legge o dall’atto costitutivo/statuto [si pensi al socio che ha assunto l’obbligo di svolgere l’attività professionale di farmacista “al banco” rendendosi successivamente latitante… o fatti del genere].
Inoltre, si tenga anche conto che si è dibattuto a lungo se qui il legislatore abbia utilizzato il verbo “deliberare” per sancire l’ineludibilità di una delibera unitaria che manifesti contestualmente la comune volontà dei soci “deliberanti”.
Soprattutto la giurisprudenza, però, sembrerebbe orientata a considerare valida la raccolta delle singole volontà dei soci [eccetto sempre, s’intende, il socio escludendo] senza quindi l’obbligo di un procedimento finalizzato all’adozione di una deliberazione formale e di conseguenza rimettendo nei fatti ai soci la scelta sul modo di determinazione della “maggioranza”.
Formata comunque una “maggioranza”, gli altri soci comunicheranno all’interessato l’esclusione con le possibili conseguenze cui si è accennato, ricordando tuttavia [per rispondere a una specifica vs. domanda e visto anche qui il silenzio dello statuto sociale] che il valore della quota – spettante dunque a un socio escluso, come nella stessa misura a un socio receduto e agli eredi di un socio premorto – viene anche in questo caso determinato “in base alla situazione patrimoniale della società nel giorno in cui si verifica lo scioglimento” (art. 2289) e liquidato entro sei mesi dal giorno stesso.
Devolvere perciò sia la verifica delle condizioni per l’esclusione che la determinazione del valore della quota a un terzo soggetto [che, se del caso, assolva sia le funzioni di arbitro, per quel che riguarda la verifica dei presupposti dell’esclusione, che quelle di arbitratore nella fase della determinazione della somma eventualmente da liquidare] può essere una soluzione che lo statuto può tranquillamente prevedere e anche dettagliatamente disciplinare, come d’altronde i soci, cioè tutti i soci, potrebbero separatamente compromettere la devoluzione al terzo di entrambi i ruoli e dunque la soluzione di entrambi i problemi.
Un’impresa che tuttavia – è chiaro – nel vs caso sembra piuttosto complicata considerati i rapporti tra voi, come d’altronde è però complicato [lo ricorda anche il titolo di queste note…] maneggiare misure così delicate come l’esclusione di un socio.

(gustavo bacigalupo)

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