Un farmacista collaboratore tra 7-8 mesi avrà diritto alla pensione: a oggi ha maturato più o meno 30 giorni di ferie non godute ma continua a dichiararsi indisponibile a fruirne.
Il consulente del lavoro mi dice che qualora il farmacista andasse in pensione senza averle consumate avrebbe diritto alla corresponsione di un’indennità sostitutiva.

Al lavoratore dipendente, come noto, è riconosciuto il diritto – che è un diritto irrinunciabile – a un periodo annuale di ferie retribuite, per reintegrare [così si dice…] le energie psicofisiche spese durante la prestazione lavorativa.
La legge ne disciplina la durata minima, la maturazione e i termini per la fruizione, mentre al datore di lavoro spetta la decisione in merito al periodo e alle modalità di fruizione [perlomeno per la metà dei giorni ancora non goduti, mentre per l’altra metà – fermo l’obbligo per il dipendente di fruirne -sarà lui generalmente a scegliere il periodo].
Come detto, però, le ferie sono un diritto irrinunciabile e perciò non sono in principio monetizzabili, salvi casi particolarissimi.
Senonché, quando le ferie non possono più assolvere alla funzione di recupero delle energie psicofisiche per l’effettiva intervenuta cessazione del rapporto lavorativo [licenziamento, dimissioni, collocamento in pensione], il lavoratore avrà diritto – ma solo allora – a un’indennità sostitutiva, che tuttavia non gli sarà dovuta nel caso in cui [come ha chiarito una giurisprudenza di legittimità ormai consolidata] il datore di lavoro lo abbia messo in mora intimandogli di fruire delle ferie residue in un lasso di tempo idoneo e il lavoratore si sia rifiutato.
Nel Suo caso specifico, dunque, se davvero il dipendente continuerà a ostinarsi a non fruire delle ferie nonostante i Suoi inviti, magari perentori e con tanto di messa in mora, egli perderà il diritto all’indennità sostitutiva dei giorni risultanti come ancora non goduti al momento della reale cessazione del rapporto.
Può valere la pena, in definitiva, inviare una lettera formale al Suo collaboratore assegnandogli un periodo di tempo congruo entro cui fruire delle ferie ancora non godute, cosicché – in caso di suo rifiuto – l’indennità sostitutiva non dovrebbe essergli dovuta.

(aldo montini)

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