[…come al farmacista-psicologo, al farmacista-chimico, al farmacista-podologo, ecc.]

Il tentativo della Fofi, di per sé già meritorio e comunque non certo privo di fondamento, si è infranto – come avrete colto sicuramente sia dalle circolari delle vs. Federazioni che dal web in generale – sulle posizioni tenacemente retrive del Ministero della Salute.

Il quesito della Federazione degli Ordini riguardava il farmacista‑biologo (nutrizionista) ma doveva/deve in realtà ritenersi esteso – proprio come la risposta ministeriale – anche al farmacista-dietista, al farmacista‑logopedista, e così via…

Era/è in discussione l’interpretazione – “odierna”, se così si può dire – dell’ormai antico testo del comma 1 dell’art. 102 T.U.San., per il quale “Il conseguimento di più lauree o diplomi dà diritto all’esercizio cumulativo delle corrispondenti professioni o arti sanitarie, eccettuato l’esercizio della farmacia che non può essere cumulato con quello di altre professioni o arti sanitarie”. 

  • Divieto a tutto campo di cumulo soggettivo

Purtroppo è un testo che, secondo la nota ministeriale del 9 marzo u.s., è ancor oggi talmente in floride condizioni da dover essere interpretato tuttora, in conformità sia pure a una giurisprudenza abbastanza risalente, come prescrittivo di un divieto – in capo alla stessa persona fisica, quindi soggettivo – di esercitare al tempo stesso sia la professione di farmacista che una qualsiasi altra professione sanitaria, dunque un divieto di cumulo di due professioni sanitarie quando una delle due sia quella di farmacista.

Inoltre, per il Ministero, nonostante nella disposizione in argomento si legga “eccettuato l’esercizio di farmacia” [e non, ad esempio, “eccettuato l’esercizio della professione di farmacista”], il nostro “biprofessionista” non può esercitare l’altra professione sanitaria neppure se in assoluta autonomia e/o indipendenza ambientale e/o lavorativa e/o economica e/o aziendale in genere dall’esercizio di una farmacia, tant’è che nella pratica – pur in assenza di una qualsiasi inequivoca previsione normativa – il divieto gli impedisce il duplice esercizio [cioè appunto il cumulo] anche solo potenzialmente perché, seguendo anche qui l’assunto di una vecchia decisione del giudice amministrativo, si tende a ritenere interdetta al “biprofessionista” anche la semplice iscrizione ai due albi.

  • L’occasione perduta dalla “Lorenzin”

Inevitabile però a questo punto aprire una parentesi. Una disposizione mirata della “Lorenzin”, quando era ancora ddl, avrebbe voluto – come abbiamo ricordato in più di una circostanza – modificare il comma 1 sostituendo il secondo periodo [da “eccettuato” in poi] con “gli esercenti le professioni o arti sanitarie possono svolgere la loro attività in farmacia, ad eccezione dei professionisti abilitati alla prescrizione di medicinali, la cui attività è in ogni caso incompatibile con l’esercizio della farmacia”.

Ma nel mistero più fitto l’emendamento è stato espunto proprio in sede di approvazione finale del ddl, e personalmente non sapremmo neppure oggi come rispondere agli interrogativi tipici di vicende del genere [cioè: cui prodest? cui nocet?].

Sta di fatto che, come vediamo, quella modifica avrebbe riscritto finalmente in direzione storico-evolutiva [come condivisibilmente vorrebbe fosse interpretata, pur nell’attuale testo, la norma in questione] un precetto legislativo tanto vetusto e concepito – come sanno tutti – quando erano tre le professioni sanitarie [quelle eccellenti del medico, del farmacista e del veterinario] e tre le rispettive arti ausiliarie.

Ne sarebbe derivato il duplice ragionevolissimo risultato di sottrarre al divieto di cumulo soggettivo tutti quei “biprofessionisti” e al tempo stesso di mantenerlo pienamente in vita per il farmacista/medico, il farmacista/odontoiatra e il farmacista/veterinario, sancendo espressamente l’incompatibilità “con l’esercizio della farmacia” per i (soli) professionisti abilitati alla prescrizione di medicinali

Così riformulato, il comma 1 dell’art. 102 avrebbe perciò tenuto in giusto conto che tanto le 22 nuove professioni sanitarie istituite da altrettanti provvedimenti amministrativi del 1994, quanto le 6 (chimico, fisico, psicologo, biologo, osteopata e chiropratico) neo-riconosciute come tali dalla stessa Lorenzin [istitutiva anche, sia per le une che per le altre, dei relativi albi professionali], sono tutte professioni estranee alla prescrizione di farmaci rendendo pertanto opportuno, ma in verità necessario, non accomunarle a quelle “prescrittrici” tantomeno ai fini del divieto di cumulo soggettivo, come invece sono accomunate nel vecchio e ancora vigente testo della disposizione.

Quel nuovo testo avrebbe inoltre favorito tutto sommato anche una migliore, e certamente più agile e snella, realizzazione della “farmacia dei servizi”, costretta ancora a muoversi, perfino sul piano strettamente normativo, tra sussulti e qualche persistente incertezza.

In definitiva, allora, il comma 1 dell’art. 102 è ancora quello del 1934, ma siamo convinti o se non altro vogliamo credere che – indipendentemente dalle possibili interpretazioni pro‑concorrenziali della giurisprudenza amministrativa [che però non riuscirà facilmente a introdurre nel sistema  una disposizione che lo stesso legislatore non ha voluto…] –  prima o poi, e più prima che poi, quel nuovo testo sarà riproposto da qualche parte e questa volta con successo perché è una norma semplicemente imprescindibile.

  • Ribadita invece la legittimità del cumulo oggettivo

Ma se in questo momento, come si è visto, l’art 102 vieta al farmacista e solo al farmacista  il c.d. cumulo soggettivo, quindi la possibilità per lui di essere iscritto anche nell’albo di una tra le numerosissime professioni sanitarie  cui si è accennato, diversamente non è precluso né dalla giurisprudenza, né dalle autorità di vigilanza, né dalla burocrazia e neppure dal Ministero [che per un adeguato riscontro del quesito della Fofi rinvia infatti alla sua precedente nota dell’8.2.2018] il c.d. cumulo oggettivo.

È invece legittimo, cioè, l’esercizio in farmacia – da parte ovviamente di “non farmacisti” e con il rispetto delle prescritte autorizzazioni e/o altre formalità previste da norme regionali e/o comunali – di una o più di tali professioni sanitarie, fermo, beninteso, che non deve comunque trattarsi di  sanitari appunto “prescrittori” [anche se per la verità sembra tenda ad aprirsi, sia pure con qualche semplice accenno e alcuni piccoli passi, qualche spiraglio anche in questo versante…].

E, checché se ne dica o pensi, non è affatto un risultato da poco, perché,  se guardiamo bene, questi venti favorevoli e di grande apertura hanno cominciato a spirare probabilmente grazie anche alla legge delega e alle norme delegate [e relativi decreti di attuazione] sui “nuovi servizi”, che del resto – introducendo, sia pure con il preciso ambito di operatività della convenzione con il SSN, la semplice “messa a disposizione” [D.Lgs. 153/2009, art. 1, comma 2, lett. a) p. 4] dell’assistito, da parte della farmacia territoriale, di due di quei professionisti sanitari, esattamente del fisioterapista e dell’infermiere – hanno segnato una chiara scelta legislativa, quella della configurabilità di efficienti rapporti di collaborazione tra farmacia e altri professionisti della sanità [oltre a quei due…], all’interno ma anche al di fuori di qualsiasi regime convenzionale.

Il che, insomma, può aver contribuito a indurre la giurisprudenza e la communis opinio a trarre proprio da qui l’idea che nella “nuova farmacia” potessero/possano operare anche tanti altri professionisti sanitari con sicuro beneficio per la salute pubblica.

Un tema, peraltro, che soltanto di recente si è iniziato a prendere davvero in seria considerazione [come certifica anche l’inclusione delle vaccinazioni tra i “nuovi servizi” della farmacia], e quindi tanto altro dovrà essere detto e scritto.

(gustavo bacigalupo)

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