Oggi vi siete occupati di Dvr per una società con soli soci lavoratori, ma vi saremmo grati se ci faceste il quadro generale del problema perché sentiamo voci discordanti sia sull’obbligo di adeguarlo al Covid che sulla questione del medico del lavoro.

Raccogliamo con piacere il Suo invito anche perché proprio in queste ore abbiamo illustrato l’intera vicenda in una circolare alle farmacie da noi assistite, che reca lo stesso titolo, di cui pertanto qui di seguito riportiamo sostanzialmente il contenuto.

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Ci è stato segnalato che l’Ispettorato del Lavoro e il Nucleo Ispettorato del Lavoro dei Carabinieri stanno effettuando visite ispettive (anche) presso le farmacie, allo scopo di verificare:

a) l’adozione/aggiornamento delle misure di prevenzione e contagio dell’epidemia Covid‑19 che devono essere illustrate nel Documento di Valutazione dei Rischi (DVR) predisposto dal titolare [cioè predisposto, quando non ricorrano le cause di esenzione di cui diremo tra un momento, personalmente dal titolare in forma individuale, ovvero personalmente da un rappresentante legale della società titolare]; e

b) l’avvenuta nomina del medico competente.

La normativa in vigore, in particolare, stabilisce che è obbligatorio per tutte le imprese individuali [e liberi professionisti] che abbiano almeno un dipendente e per le società che annoverino nella loro compagine almeno un socio lavoratore [ma anche, attenzione, per tutte le società semplici e le società in nome collettivo anche se prive sia di dipendenti che di soci lavoratori] elaborare tale documento con l’obiettivo di prevenire e ridurre i rischi per la salute e la sicurezza dei lavoratori.
Sono dunque in ogni caso esonerate dall’obbligo di redazione del DVR le imprese individuali [incluse le “imprese familiari”] e i liberi professionisti che non hanno dipendenti, nonché le società che non hanno né dipendenti né soci lavoratori, ad eccezione delle società semplici e società in nome collettivo che invece sono sempre tenute a redigerlo.
Inoltre, come sapete, il Decreto Rilancio ha previsto che fino al termine dell’emergenza sanitaria (a oggi fissato al 30 aprile 2021) i datori di lavoro – che generalmente [come le farmacie: v. Sediva News del 12.03.2020] non sono tenuti alla nomina del medico competente per l’effettuazione della sorveglianza sanitaria – devono invece nominarlo appunto per il solo periodo emergenziale, rivolgendosi anche ai servizi territoriali dell’Inail che vi provvedono con propri medici del lavoro.
Raccomandiamo pertanto, ove non vi abbiate già provveduto, di procedere a tale nomina, magari con l’aiuto del Vs consulente del lavoro, come ovviamente anche di adeguare [in funzione proprio dell’avvenuta nomina] il DVR che dovrà d’altra parte indicare tutti i comportamenti idonei a evitare la diffusione del Covid-19.
Ricordiamo anche che, in ossequio al GDPR, i datori di lavoro – nell’ambito dell’adozione delle misure di protezione e dei propri doveri in materia di sicurezza dei luoghi di lavoro – non possono rendere noto il nome del dipendente che ha contratto il virus, se non alle Autorità sanitarie competenti, oltre evidentemente a dover collaborare con queste ultime per l’individuazione dei “contatti stretti” al fine di consentire la tempestiva attivazione delle misure di profilassi.
È chiaro quindi che non può esserci invece obbligo di comunicazione al Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza e d’altronde i compiti sopra descritti ‑ stando alle norme di settore – non rientrano tra le sue specifiche attribuzioni.
Egli comunque, sempre nella fase dell’attuale emergenza epidemiologica, dovrà continuare a svolgere i propri compiti consultivi, di verifica e di coordinamento, offrendo la propria collaborazione al medico competente e al datore di lavoro; inoltre, quando nell’esercizio delle proprie funzioni venga a conoscenza di informazioni [che di regola tratta in forma aggregata come ad es. quelle riportate nel DVR], il Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza rispetta/deve rispettare le disposizioni in materia di protezione dei dati, e questo anche nei casi in cui sia possibile, sia pure indirettamente, l’identificazione di dipendenti contagiati.
Giova infine precisare che una recente comunicazione dell’Inail ha confermato la copertura assicurativa per i dipendenti che abbiano contratto il Covid-19 sul luogo di lavoro, ad esclusione dei casi in cui gli assicurati abbiano dolosamente cagionato o aggravato [o anche semplicemente simulato] le condizioni dell’infortunio.

(Studio Bacigalupo-Lucidi)

 

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