Vorrei che tornaste cortesemente sull’argomento, che avete trattato molte volte, dell’effettivo peso degli sconti commerciali in presenza di oneri finanziari, perché alla fine il problema è sempre quello di individuare le proposte migliori dei fornitori, almeno tendenzialmente.

 È una tematica infatti sempre piuttosto sentita perché riguarda uno dei  momenti nevralgici della gestione commerciale dell’esercizio, come appunto l’individuazione della proposta commerciale più conveniente tra le tante che ci “piovono” in farmacia quasi quotidianamente.
Qualche giorno fa ne abbiamo parlato da un punto di vista diverso [v. Sediva News del 12/9/2019: “Attenzione al “trucco” dell’extra-sconto…”], mentre il tema generale che propone il quesito è stato affrontato particolarmente nella Sediva News del 30/04/2018, alla quale crediamo di poterci riportare almeno quanto ai “numeri”, dato che – come è intuibile – al di là delle cifre è importante assimilare soprattutto il corretto modo di ragionare in faccende del genere.
Poniamo, quindi, che per un certo numero di referenze di “etico” un grossista ci proponga uno sconto del 31,50% con pagamento a 30 giorni data fattura senza interessi; ovvero in alternativa uno sconto del 30,80% con pagamento a 90 giorni ad un tasso di interesse mensile dello 0,30%.
Qual è per noi la più conveniente?
Quando le dilazioni di pagamento concordate con i fornitori della farmacia non sono gratuite, bisogna tenere ben presente che lo sconto nominale promesso non corrisponde mai a quello effettivo, ottenuto invece sottraendo dallo sconto nominale gli oneri finanziari.
È infatti lo sconto effettivo a misurare – del resto si comprende facilmente – il margine reale per la farmacia nella cessione al pubblico di quel prodotto/referenza.
Nel nostro caso, fatto 100 il prezzo al pubblico netto iva della fornitura, se lo sconto nominale ottenuto è pari al 31,50% il costo di acquisto per noi diventa 100-31,50=68,50, cui bisogna aggiungere l’iva al 10%, per un costo “ivato” di 75,35.
D’altra parte, a un interesse dello 0,30% mensile corrisponde un interesse annuale del (0,30/30×360=) 3,60%.
Quindi, in definitiva, l’interesse che dovrà pagare la farmacia per la dilazione concordata è: (75,35×3,60x 90) /36.000=0,68.
A questo punto lo sconto effettivo scende evidentemente a: 31,50-0,68=30,82, che anche in termini percentuali esprime, come dicevamo, il margine reale sotteso alla vendita del prodotto/referenza, e dunque le due offerte sul piano della convenienza economica per la farmacia si rivelano sostanzialmente equivalenti.
Allo stesso risultato, d’altronde, giungiamo anche se facciamo 100 non il prezzo al pubblico al netto dell’iva, ma il costo della fornitura.
Considerando sempre l’iva al 10%, infatti, abbiamo che gli oneri finanziari della fornitura ammontano a 110×3,60×90/36.000=0,99, cosicché il prezzo al pubblico netto iva è di 100/68,50×100=145,99 e lo sconto effettivo pari a 45,99-0,99=45,00, che – tradotto a sua volta in termini percentuali – diventa 44,99/145,99×100=30,82.
Come volevasi appunto dimostrare.

(stefano civitareale)