Ormai ne sappiamo abbastanza e possiamo allora tentare di sintetizzarne i vantaggi e gli svantaggi e anche far cenno alle varie “finestre d’uscita”.

La “Quota 100” supera dunque – anche se con ambito applicativo in realtà, almeno al momento, abbastanza circoscritto anche nel tempo – la “Legge Fornero” che, come noto, fissa la decorrenza della pensione al compimento dell’età di 67 anni e 7 mesi e con un minimo di 20 anni di contribuzione, oppure, indipendentemente dall’età anagrafica, fino a tutto il 2018 con 42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne.

È vero inoltre che, sempre per la “Fornero”, dal 1 gennaio 2019 il detto requisito contributivo si sarebbe dovuto adeguare, per uomini e donne, alla speranza di vita in ragione di cinque mesi, e che tale adeguamento è stato sospeso dal dl 4/2019 fino al 31 dicembre 2026; e però, lo stesso dl introduce sostitutivamente – per i lavoratori che maturano i requisiti contributivi dal 1° gennaio 2019 – una sorta di finestra mobile che nel concreto fa “slittare” il primo rateo di pensione di tre mesi rispetto al giorno di maturazione dei requisiti.

Tornando ora alla “Quota 100”, in via sperimentale e nel solo periodo 2019/2021 essa concede la possibilità – ed è qui l’aspetto naturalmente più cospicuo e di maggiore interesse – di andare in pensione già da aprile 2019 a chi abbia compiuto almeno 62 anni di età e maturato al tempo stesso almeno 38 anni di contribuzione entro il 31 dicembre 2018.

Da un semplice confronto “anagrafico”, conseguentemente, si rileva con facilità che chi usufruirà di questa nuova misura potrà uscire dal mondo del lavoro con un anticipo addirittura di 5 anni rispetto ai 67 anni [oltreché, ripetiamo, con il minimo di 20 anni di anzianità contributiva] che sono tuttora previsti per l’ordinaria pensione di vecchiaia, anche se la “Quota 100”, come sappiamo, comporterà una penalizzazione sull’importo mensile fino al 25% dell’assegno, una percentuale evidentemente tutt’altro che trascurabile.

Quanto alle finestre d’uscita, ne sono contemplate tre, perché oltre a quella già ricordata del prossimo aprile sono previste anche quelle di luglio e ottobre.

In definitiva, i vantaggi maggiori derivanti della “Quota 100” riguardano particolarmente – come è agevole calcolare – coloro che hanno iniziato a lavorare mediamente intorno ai 25 anni, perciò i nati negli anni a cavallo tra il 1955 e il 1960, che andrebbero appunto in pensione circa cinque anni prima, sia pure con il “taglio” non indifferente di cui si è detto.

Quelli nati nel 1950 o giù di lì, e che hanno quindi iniziato a lavorare intorno ai 30 anni, potrebbero pertanto ricavarne in realtà vantaggi modesti con la fruizione della “Quota 100” proprio perché il taglio dell’assegno pensionistico si rivelerebbe più oneroso.

Infine, ci pare di dover dire che la “Quota 100” può ben poco interessare chi abbia iniziato a lavorare in giovane età, diciamo intorno ai 20 anni, dato che per loro finisce per rendersi preferibile abbandonare il lavoro con la normale pensione di anzianità, basata sul requisito contributivo e non su quello anagrafico.

Sembrano comunque in gestazione alcune misure dirette a modificare alcuni aspetti che nei meccanismi applicativi della “Quota 100” sono giudicati meritevoli di correzioni.

 (giorgio bacigalupo)