L’evoluzione del mercato del lavoro non “risparmia” neppure il vostro settore, perché, tra etica del dovere e nuove priorità generazionali, la gestione dei collaboratori richiede oggi una visione strategica che vada oltre la semplice turnazione.
Le recenti cronache provenienti dallo stabilimento di Mirafiori, del resto, offrono anch’esse uno spunto di riflessione che finisce per travalicare i confini del settore automobilistico per toccare da vicino, in sostanza, anche la realtà della farmacia italiana.
Il rifiuto di molti giovani “under 30” verso posizioni lavorative tradizionalmente considerate “sicure” [magari perché, a titolo esemplificativo, i turni notturni o festivi vengono percepiti come eccessivamente “penalizzanti” per la vita privata] non è un fenomeno isolato né può essere liquidato come semplice mancanza di volontà.
Siamo di fronte a un mutamento strutturale del paradigma lavorativo; infatti, se per le generazioni precedenti il lavoro rappresentava il cardine dell’identità sociale e l’etica del sacrificio era un valore indiscusso, per i nuovi professionisti – inclusi i giovani farmacisti collaboratori – il tempo è diventato la risorsa più preziosa.
Molte farmacie, come è noto, oggi stanno incontrando qualche difficoltà [non riconducibile a “mere” dinamiche salariali] nel reperire e trattenere personale qualificato: emerge con forza, insomma, una questione di visione organizzativa.
Il collaboratore moderno non cerca soltanto un impiego, questo  è  il punto, ma un progetto professionale che sia compatibile con un equilibrio sostenibile tra vita lavorativa e personale.
La farmacia, per restare un luogo di lavoro veramente desiderabile, deve saper evolvere da semplice “erogatore di servizi” a organizzazione capace di valorizzare le competenze individuali in un contesto di flessibilità condivisa.
Come possono i titolari di farmacia affrontare questa trasformazione?
La strada obbligata sembra essere quella di un confronto reale e di una co-progettazione dei modelli organizzativi; non si tratta, cioè, di imporre soluzioni dall’alto, ma di sedersi a un tavolo con i propri collaboratori per ripensare insieme ai flussi di lavoro.
Per iniziare a instradare la farmacia verso questo nuovo modello, si potrebbe partire forse da alcuni punti chiave quali:

  • Mediazione generazionale: integrare l’esperienza dei senior con le esigenze di flessibilità dei c.d. “junior”;
  • Efficienza e tempo: utilizzare l’ottimizzazione dei processi non solo per aumentare la produttività, ma per restituire “tempo di qualità” alle persone; e
  • Lavoro “su misura”: l’obiettivo non è più trovare il “personale adatto” a un modello predefinito, ma rendere il “lavoro adatto” alle esigenze della vita moderna.

Come vediamo, in conclusione, i rapporti di un’azienda con i suoi dipendenti devono fatalmente conformarsi anch’essi alle trasformazioni della società.

(valeria landi)

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