Abbiamo concesso in uso promiscuo a un dipendente della farmacia un’autovettura elettrica fornendogli anche una card aziendale per la ricarica presso colonnine pubbliche: che effetto ha questo sulla busta paga del lavoratore?
L’art. 51, comma 4, lett. a), TUIR prevede – come abbiamo avuto già occasione di sottolineare – un criterio di calcolo forfettario per i veicoli dati in uso promiscuo ai dipendenti, che è basato sul costo per chilometro desunto dalle tabelle chilometriche elaborate annualmente dall’ACI per una percorrenza convenzionale di 15.000 km annui.
Senonché, proprio da quest’anno [quindi dall’1/1/2025], l’importo – così determinato secondo ovviamente il modello dell’autovettura – costituisce benefit imponibile in busta paga nella misura:
- del 10% del suo ammontare per i veicoli esclusivamente elettrici;
- del 20% per veicoli ibridi plug-in;
- del 50% per tutti gli altri veicoli.
Chiarito questo, la circostanza che il lavoratore utilizzi una card-ricarica fornita dalla farmacia, e che perciò sia nei fatti il datore di lavoro a sostenere il costo dell’energia per rifornire il veicolo, non comporta per il dipendente nessun ulteriore fringe benefit imponibile, oltre a quello calcolato in base alle tabelle ACI.
Tale costo, infatti, è già incluso in quell’importo in virtù del particolare criterio forfetario di calcolo, rendendo dunque del tutto irrilevante – come riconosciuto dalla stessa Agenzia delle Entrate (Cir. Minfinanze 326/1997) – che il dipendente sostenga o meno alcuni o tutti gli oneri che rientrano nella base di determinazione del costo di percorrenza fissato dall’ACI.
D’altra parte, è parimenti irrilevante il numero effettivo dei chilometri percorsi dal lavoratore, valendo cioè – anche per quest’aspetto – soltanto la percorrenza convenzionale dei già ricordati 15.000 Km annui.
E comunque è proprio questa – anche qui – la posizione espressa dall’amministrazione finanziaria in una recentissima risposta a interpello.
(marco righini)
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