Vorrei sapere se è possibile per una Farmacia introdurre un orario lavorativo così distribuito nell’arco della giornata per 6 giorni alla settimana: dalle 9 alle 11; pausa; dalle 13 alle 14,30; pausa; dalle 16,30 alle 19,30.
Un orario di lavoro come quello da Lei indicato può certamente essere introdotto, almeno in astratto, perché la normativa di settore in realtà non lo vieta.
Indubbiamente, però, è un orario stressante [a dir poco…] per il lavoratore, dato che egli dovrà prestare attività lavorativa per due ore, “staccare” per altre due ore, “riattaccare” per un’ora e mezza, “staccare” ancora una volta ma per due ore e mezza e infine “riattaccare” per lavorare altre tre ore.
Insomma, per un’attività lavorativa giornaliera di complessive 6,5 ore, il lavoratore dovrà nei fatti “sottostare” a ben 5,5 ore di pausa, anzi di… pause, e ovviamente non continuative.
Si tenga presente, tuttavia, che le valutazioni – almeno in linea generale – che la farmacia deve fare nell’articolare/assegnare un orario di lavoro [un qualunque orario di lavoro, beninteso] devono comunque altresì tener conto – nell’interesse stesso dell’azienda – del livello di rendimento del lavoratore e quindi in ultima analisi anche della “qualità di vita” che gliene può derivare.
Tutto sommato, comunque, ci pare di non poter consigliare un assetto di orario lavorativo come quello da Lei esemplificato, tanto nel caso in cui sia la farmacia a proporlo quanto se sia lo stesso lavoratore a farne richiesta.
Sempre in argomento, ricordiamo anche, quantomeno per completezza, che:
– la pausa è obbligatoria quando l’orario di lavoro superi le 6 ore giornaliere;
– il CCNL farmacie non prevede una durata minima della pausa;
– le norme generali sul lavoro, invece, contemplano una pausa non inferiore a 15 minuti;
– ormai comunque è prassi riconoscere al lavoratore una pausa pranzo non inferiore a mezz’ora.
Infine, quali sono le esigenze reali che possono indurre una farmacia a distribuire l’orario di lavoro in termini così singolari?
(maria luisa santilli)
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