Qualche giorno fa, mentre stavo al banco, avevo consegnato a un cliente in un primo tempo un medicinale diverso da quello indicato nella ricetta anche se molto simile come nome commerciale, ma prima che il cliente pagasse ho fatto in tempo a operare la sostituzione con il farmaco giusto. Quali sarebbero state le conseguenze se non mi fossi accorto in tempo dell’errore?

La mera consegna al cliente di un farmaco diverso da quello prescritto integra il reato di cui all’art. 445 cod. pen., quello cioè – riportato nel titolo di queste note – della “Somministrazione di medicinali in modo pericoloso per la salute pubblica”.
E’ un reato, come del resto è intuitivo, c.d. di pericolo, perché la semplice condotta  appena descritta – indipendentemente quindi dalle conseguenze dannose o meno dannose per il cliente – configura di per sé la violazione della norma citata, che punisce [con la reclusione da sei mesi a due anni e con la multa da euro 103 a euro 1.032, pene tuttavia che sono ridotte nella forma colposa del reato, ai sensi dell’art. 452, “da un terzo a un sesto”] chiunque “esercitando, anche abusivamente, il commercio di sostanze medicinali, le somministra in specie, qualità o quantità non corrispondente alle ordinazioni mediche”.
E’ un reato proprio, che – nonostante l’inciso “anche abusivamente” che potrebbe far pensare diversamente – non può commettere, ad esempio, un ingegnere o un commercialista, ma, come ha sottolineato la giurisprudenza,  soltanto chi eserciti il commercio di medicinali “in forma continuativa e con il supporto di una sia pur elementare organizzazione”: così Cass. pen. 55515/2018.
Ancora la S.C., sempre nella circostanza appena ricordata, aggiunge che a questi fini “tanto le farmacie aperte al pubblico, quanto le farmacie ospedaliere, o i dispensari aperti al pubblico, così come le altre strutture che detengono farmaci direttamente sono da considerare punti vendita”, tali dunque da comportare – in caso di violazione della norma esercitando il commercio di medicinali in/con una di tali strutture – la configurabilità del reato in argomento.
Inoltre, proprio perché reato di pericolo, esso si consuma nel momento in cui il farmaco – difforme, ovviamente, dalle ordinazioni mediche per quantità o qualità o specie – viene dispensato al “consumatore finale”.
Quanto, in particolare, al concetto di specie, la norma, come ha chiarito Cass. pen. n. 6150/2000, riguarda ipotesi di vendite “aliud pro alio” sia pur sempre nell’ambito della vendita di medicinali e non quelle, ad esempio, di cessioni di farmaci invece di articoli o prodotti di altra natura [o, naturalmente, viceversa]: non rientra pertanto nell’area applicativa dell’art. 445 la consegna di un farmaco invece che di compresse di ecstasy, che era il caso deciso in quell’occasione dalla Cassazione.
Il tema, comunque, è naturalmente molto più ampio, ma queste poche note ci sembrano sufficienti, se non altro, per ribadire una volta di più quanto sia ineludibile per un “farmacista al banco” [ma, per la verità, non soltanto per lui….] tenere sempre alta perlomeno la concentrazione……..

 (cesare pizza)

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