Al collaboratore della farmacia, per un errore del consulente del lavoro, non è stata aggiunta in busta paga l’indennità come quadro avendo svolto per diversi anni la funzione di direttore della farmacia.
Abbiamo trovato un accordo per il quale, a fronte della sua rinuncia all’azione giudiziaria e a una parte del dovuto, dovremo corrispondergli un importo di circa 1.000 euro alla sottoscrizione dell’accordo e circa 300 euro al mese per i prossimi sette mesi. Il collaboratore verrà nella prossima settimana nella farmacia per sottoscrivere l’accordo. Ci sono delle formalità da rispettare?

Le vicende che attengono ai rapporti con i lavoratori devono essere attentamente valutate e la Sua evidenzia, pur senza un conflitto in sede giurisdizionale, un’autentica controversia in materia di lavoro a fronte della violazione di diritti e/o aspettative derivanti dalla legge e/o dalla contrattazione collettiva.
Come indicato nel quesito, la soluzione trovata/concordata è stata quella di una conciliazione che può essere correttamente definita una “transazione semplice”, che si configura quando le parti modificano alcuni aspetti del rapporto preesistente, ma senza intervenire sulla natura del rapporto stesso al quale la transazione si riferisce [Cass. Civ. sez. II, 5295/78].
Trattandosi, poi, di diritti disponibili – che possono legittimamente essere oggetto di accordo – va individuata la corretta modalità di stipula, trovando una soluzione che garantisca entrambe le parti mettendo però al tempo stesso al riparo il datore di lavoro [qui la farmacia] da possibili forme di impugnazione da parte del lavoratore.
Va pertanto precisato che gli atti dispositivi dei lavoratori sono validi ed efficaci [quindi non impugnabili] se sono contenuti all’interno di conciliazioni concluse presso le sedi stabilite dalla legge, nelle quali la presenza di “terzi soggetti” permette sostanzialmente di “appurare” la volontà abdicativa e/o transattiva del lavoratore [art. 2113 cod. civ.].
Ora, non essendo nel Suo caso ancora intervenuta l’autorità giudiziaria, la “sede protetta” che potrete scegliere sarà, alternativamente, la Commissione di conciliazione istituita presso la ITL [art. 410 c.p.c.], la sede sindacale [art. 411 c.p.c.] oppure enti bilaterali.
Insomma, in questi casi la posizione del lavoratore è adeguatamente “protetta” nei confronti del datore di lavoro proprio per effetto dell’intervento – in funzione, diciamo così, garantista – di un terzo e quindi sono  valide.

(giorgio bacigalupo)

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