Sono socio di una snc titolare di farmacia che, fino a qualche mese fa, aveva tre farmacisti soci e amministratori. Purtroppo, a causa di una serie di disaccordi che non siamo riusciti a superare, un socio ha deciso recentemente di vendere la  sua quota a me e all’altro socio, e quindi oggi il capitale sociale appartiene a noi due al 50% ciascuno.
Recentemente, però, il nostro ex socio ci ha contestato, minacciando anche di adire le vie legali, di non avere mai ricevuto un compenso per la carica svolta anche se lo statuto prevedeva (e prevede tuttora) la gratuità dell’incarico, ricoperto comunque prima da tutti e tre i soci e oggi  solo da noi due superstiti.
È fondata la pretesa dell’ex socio?

Non sono vicende frequentissime, specie quando lo statuto sociale preveda espressamente – come nel vostro caso – la gratuità dell’incarico di amministratore conferito, come qui, a tutti e tre i soci della snc.
Certo, il vostro ex compagno di cordata – una volta uscito di scena – può tentare, ma soltanto tentare, di sostenere la tesi della onerosità [“a prescindere”….] del ruolo, tanto più quando i rapporti con lui si siano chiusi in modo non idilliaco.
Intanto, può essere utile ricordare che qualche precedente giurisprudenziale ha affermato – su vicende come questa – che “l’amministratore di una società, con l’accettazione della carica, acquisisce il diritto ad essere compensato per l’attività svolta in esecuzione dell’incarico affidatogli. Tale diritto, peraltro, è disponibile, e può anche essere derogato da una clausola dello statuto della società, che condizioni lo stesso al conseguimento di utili, ovvero sancisca la gratuità dell’incarico”.
Ora, il rapporto tra la società e l’amministratore [socio o non socio], e non fa differenza se gli amministratori siano più di uno, può, volendo semplificare quanto più possibile l’analisi:

  1. a) essere inquadrato come un’ipotesi di effettiva immedesimazione organica, che non è riferibile a una qualunque fattispecie contrattuale: anzi non può evidentemente configurare un autentico rapporto giuridico e perciò neppure un rapporto organico che presuppone infatti diversità di soggetti, mentre qui, per dirla in sintesi, l’amministratore e la società quasi si fondono l’uno all’altra; inoltre l’immedesimazione organica, che non va comunque confusa con la rappresentanza, va ragionevolmente circoscritta alle società di capitali, essendo spesso complicato estenderla alle società di persone e quindi agli accomandatari nelle sas o a tutti i soci nelle snc, nelle quali pure ogni socio [salva diversa disposizione statutaria] assume la veste di amministratore, come è stato ed è nel vostro caso;
  2. b) essere ricondotto invece alla “parasubordinazione” o all’attività libero-professionale, anche se in una decisione di qualche tempo fa le Sez. Unite si sono mostrate di avviso contrario;
  3. essere qualificato, infine, come un mandato.

Quanto all’ipotesi sub a), è chiaro che l’immedesimazione organica esclude, per quanto detto, qualsiasi diritto dell’amministratore a compensi, men che meno indisponibili/irrinunciabili.
Se invece optiamo per la soluzione sub b), ritenendo pertanto l’amministratore un “parasubordinato” [co.co.co. o simile] o l’esercente un’attività professionale a favore della società, egli non può sicuramente invocare l’indisponibilità/irrinunciabilità che implica il principio costituzionale della “retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa” (art. 36 Cost.), se non altro perché l’ambito applicativo del principio va circoscritto al lavoro subordinato.
Inquadrando da ultimo questo rapporto nell’ampia figura del mandato [sub c)], è vero che l’art. 1709 cod. civ. presume l’onerosità del mandato, ma si tratta di una presunzione relativa e quindi le parti possono legittimamente convenirne la gratuità, come accade quando sia lo statuto a prevederla espressamente, che è proprio il caso descritto nel quesito.
In tutte e tre queste eventualità, insomma, non c’è un diritto indisponibile – lo ha ricordato anche la Cassazione – alla percezione di un compenso, e l’aspetto dirimente colto dalla Suprema Corte non sta tanto nel riconoscimento del diritto in sé quanto appunto nella sua natura di diritto disponibile e per ciò stesso rinunciabile.
Dunque, le pretese del vostro ex socio sembrano qui prive di qualsiasi reale fondamento.
E però non c’è dubbio che – soprattutto quando l’amministrazione della società sia affidata disgiuntamente e/o congiuntamente a tutti o a più soci – una disposizione dell’atto costitutivo/statuto di una società di persone o di capitali che contempli espressamente la gratuità dell’incarico non può che rivelarsi salutare, se eccettuiamo i casi in cui – per il numero e l’importanza delle farmacie oggetto dell’attività sociale, che quindi siano  comunque più di una – l’espletamento dei compiti possa presentarsi di per sé particolarmente gravoso.
Si tenga tuttavia presente, per concludere, che, per una posizione assunta parecchi anni fa dall’Inps a questo riguardo, l’amministratore di una società – ove per l’incarico sia remunerato, e  non necessariamente quando lo statuto contenga una inequivoca previsione in tal senso – deve essere iscritto alla Gestione Separata dell’Istituto, perfino nel caso in cui l’amministratore sia un farmacista [una tesi francamente paradossale per mille ragioni, come abbiamo avuto occasione di chiarire a suo tempo]: una ragione in più per contemplare espressamente, in linea generale, la gratuità dell’incarico.

(gustavo bacigalupo)

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