Sono un pensionato Quota 103 e ho 63 anni; mi si prospetta la possibilità di lavorare per un breve periodo con un contratto a tempo determinato.
Posso farlo o perdo la pensione?

Prima di rispondere al quesito ci pare opportuno riassumere brevemente il significato e le caratteristiche dell’ormai famosa Quota 103.
Si tratta di una pensione anticipata [quindi, certamente non di vecchiaia] che era stata istituita solo in via sperimentale per l’anno 2023. Si poteva [usiamo l’imperfetto perché la Quota 103 è stata bensì confermata anche per il 2024, ma con alcune varianti di cui diremo tra un momento] conseguire con una contribuzione minima di 41 anni e un’età anagrafica di 62 e veniva calcolata con il sistema “misto”, contributivo/retributivo con queste specifiche:

  • retributivo sino al 31.12.2011, poi contributivo, per chi possiede oltre 18 anni di contributi al 31.12.1995;
  • retributivo sino al 31.12.1995, poi contributivo, per chi possiede meno di 18 anni di contributi al 31.12.1995;
  • integralmente contributivo per chi non possiede contributi al 31.12.1995.

Le finestre di attesa per riscuotere il primo cedolino di pensione erano di sei mesi per i dipendenti pubblici e tre mesi per quelli privati.
La Finanziaria 2024 ha previsto, come detto, una proroga della Quota 103, ma riveduta appunto con l’apporto di alcune modifiche che non possiamo dubitare nel definire “penalizzanti” ma di cui in ogni caso dobbiamo ora parlare.
Premesso, dunque, che i requisiti anagrafici e contributivi [gli stessi previsti per l’anno 2023, cioè 62 anni di età e 41 di contributi] devono essere raggiunti entro il 31 dicembre 2024:

  • l’importo della pensione Quota 103 ha un tetto massimo che non può essere superiore a quattro volte il trattamento minimo previsto [nella pratica, l’assegno di pensione non può superare i 2.394,44 euro mensili lordi fino al compimento del 67° anno di età];
  • la quota viene calcolata esclusivamente con il sistema contributivo che, come è noto, è comunque inferiore al famoso calcolo retributivo che, a differenza del primo che si basa sugli ultimi emolumenti percepiti, viene elaborato sul monte globale accreditato nella vita lavorativa e rapportato all’età pensionabile;
  • le finestre di ingresso sono più lunghe della vecchia “Quota 103” e cioè sono pari a sette mesi dalla data di maturazione dei requisiti per i dipendenti privati e a nove mesi per i dipendenti pubblici.

Come per lo scorso anno, la pensione Quota 103 non è cumulabile con i redditi da lavoro dipendente o autonomo.
La domanda di pensione può essere facilmente inoltrata  autonomamente, attraverso cioè il Portale Inps, oppure avvalendosi dei c.d. CAF (Centri Assistenza Fiscale).
Per rispondere finalmente ora al quesito, quindi, la risposta non può evidentemente che essere negativa, in quanto la pensione anticipata Quota 103 non è compatibile con l’attività lavorativa fino a che il soggetto pensionato non raggiunge il requisito previsto dal pensionamento di vecchiaia, pari a 67 anni di età.

(giorgio bacigalupo)

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