Un nostro cliente, che ha un’azienda che tratta poltrone e reti motorizzate per anziani, ci ha proposto di esporre questi articoli in due vetrine della farmacia che comunque ne ha sette e tutte prospicenti la stessa strada.
La nostra farmacia dovrebbe limitarsi, secondo gli accordi che ci sono stati proposti dall’azienda produttrice di questi beni, a tenerli in esposizione e quindi in pratica a favorire i contatti tra questa azienda e la nostra clientela.
Ne guadagneremmo una somma non particolarmente rilevante, diciamo, come provvigione.
Ma quali sono le responsabilità che assumiamo nei confronti della merce che ovviamente non diventa mai della farmacia ma resta sempre di proprietà dell’azienda? E fiscalmente?

Quindi la farmacia, se non sbagliamo, si limiterebbe ad affittare all’azienda che commercializza questi articoli uno spazio nelle sue vetrine, mettendo direttamente o indirettamente – come anche Lei osserva – i Vostri nostri clienti in contatto con l’azienda stessa, perché naturalmente sarebbe quest’ultima a curare qualsiasi passaggio successivo alla “presa di contatto”, e perciò in primo luogo la vendita e la riscossione del prezzo e poi la consegna del bene e quant’altro necessario.

Si tratterebbe insomma, almeno così ci pare, di un’attività meramente promozionale [rientrando a buon titolo nel c.d. “Visual Merchandising” di cui altre volte abbiamo parlato] che è pienamente praticabile dalla farmacia, anche tenuto conto – solo “ad abundantiam”, beninteso – che nello specifico non stiamo parlando di autovetture, confezioni, ecc., ma di articoli che afferiscono anch’essi, pur se evidentemente in senso non strettissimo, al benessere della persona.

Il compenso riconosciuto dall’azienda alla farmacia andrebbe naturalmente fatturato – con tanto di fattura elettronica – applicando l’aliquota ordinaria del 22% [al pari cioè di una qualunque altra prestazione di servizi], oltre a costituire sicuramente un ricavo della farmacia da assoggettare a imposizione diretta.

Quanto all’individuazione dei profili di autentica vs. responsabilità per i beni detenuti in esposizione, bisogna guardare alle norme del codice civile in materia di deposito (art. 1766 e ss.), e dunque la farmacia – appunto depositaria dei beni – deve custodirli con diligenza (art. 1769), non potendo di conseguenza servirsene e/o darli a propria volta in deposito ad altri (art. 1770) perché diversamente risponderebbe, secondo i principi generali, per l’eventuale loro danneggiamento e/o perimento.

Se non altro, allora, proprio per questo, o anche per questo, prima di prendere questi articoli [come ovviamente anche qualsiasi altro prodotto o articolo] in consegna/deposito è bene e salutare controllare che gli articoli siano integri e perfettamente funzionanti.

(stefano civitareale)

 

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