Ho una lavoratrice domestica, regolarmente assunta, che lavora a casa nostra da oltre dieci anni.
Dopo la seconda dose le è stato rilasciato il Green pass e quindi il rapporto con lei non mi dà preoccupazioni.
Mi riferisce però che per varie ragioni, che però non tutte mi sono chiare, alcune sue colleghe – soprattutto badanti – non hanno ancora il certificato verde e pertanto non sanno se possono accedere o meno nell’abitazione del datore di lavoro.
Potete darmi alcune indicazioni in merito?

Come è detto senza possibilità di equivoci nel dl. 127/2021, l’obbligo di possedere/esibire il Green pass nei luoghi di lavoro [in vigore dallo scorso 15 ottobre] riguarda tutti i lavoratori subordinati e quindi anche le colf, le babysitter, le badanti, i maggiordomi e i collaboratori domestici in generale.

Il datore di lavoro è tenuto a controllare – utilizzando l’ormai nota app “Verifica C19” – la regolarità del Green pass [cartaceo o digitale] del lavoratore domestico al quale infatti deve consegnare un’informativa con la quale egli attesta [assumendone dunque anche la responsabilità] che sarà proprio lui a occuparsi della procedura di verifica Green pass per l’accesso al luogo di lavoro.

Da parte sua, il lavoratore domestico dovrà invece dichiarare in forma scritta il possesso e l’esibizione della certificazione verde.

Perciò, in caso di certificazione valida il dipendente potrà svolgere senza ostacoli di questo genere i lavori domestici che gli sono affidati, tenendo presente che potranno eventualmente essere eseguiti altri controlli in prosieguo di tempo – e perfino… tutti i giorni – sia all’inizio dell’orario lavorativo giornaliero che nell’arco della giornata [quel che del resto è previsto anche per i dipendenti degli uffici pubblici e delle aziende, farmacie comprese].

È chiaro anche il quadro delle conseguenze in caso di lavoratori domestici sprovvisti di Green pass, come d’altronde può corroborare anche la risposta del Governo a una FAQ riguardante esattamente questo tema.

Ricorderete probabilmente che le aziende con meno di 15 dipendenti, nel caso in cui uno di loro sia un no vax, possono sostituirlo per 10 gg. prorogabili per altri 10.

Quindi, anche qui, se la badante non esibisce al datore di lavoro un Green pass valido per 5 gg., il datore di lavoro può ricorrere alla sua sostituzione per 10 gg. rinnovabili per altri 10 e per tutto il periodo della sostituzione non avrà diritto alla retribuzione perché ritenuta, come sappiamo, assente ingiustificata; e inoltre, nel caso in cui la badante fosse retribuita anche con vitto e alloggio, perderà altresì questi diritti dovendo abbandonare l’alloggio.

Al lavoratore domestico, tuttavia, sarà opportuno consegnare in questa ipotesi una dichiarazione in cui egli riconosca e dia atto che per tutto il periodo di assenza ingiustificata [e indipendentemente dalla sua sostituzione] non avrà appunto diritto a percepire alcun elemento retributivo.

Infine, il periodo di sospensione – fermo che per tutta la sua durata non sono dovuti i contributi previdenziali – si interromperà evidentemente solo alla cessazione dell’eventuale contratto di sostituzione.

(giorgio bacigalupo)

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