L’Aiuto alla Crescita Economica (ACE) consiste – lo sappiamo – in una riduzione della base imponibile fiscale per le aziende che aumentano la loro patrimonializzazione o che mantengono nelle proprie casse gli utili realizzati.

L’agevolazione, per la verità, ha avuto una vita piuttosto travagliata.

Fu introdotta nel nostro ordinamento fiscale nell’ormai lontano 2011 e, dopo qualche anno di applicazione interessante e con risparmi fiscali apprezzabili, il legislatore affievolì progressivamente il coefficiente di detassazione (l’ultimo, per il 2020, era dell’1,3%) rendendo in pratica l’effetto sempre più modesto.

La Legge di Bilancio 2019 aveva addirittura abrogato l’ACE e la Legge di Bilancio 2020 l’aveva ripristinata.

Nel Sostegni bis (dl. 73/2021) finalmente si è ridato slancio all’Ace che ha finito giustamente per meritare il titolo di SuperACE o ACE innovativa.

Per di più, le regole ora sono diventate abbastanza semplici.

Intanto, si applica a imprese individuali, società di persone e società di capitali.

Ebbene, l’elemento da monitorare è il capitale proprio, e cioè: capitale sociale più apporti e finanziamenti titolare/soci più utili realizzati e non distribuiti meno prelievi e restituzioni di apporti e finanziamenti meno utili distribuiti.

Bisogna inoltre, anche se è intuitivo, calcolare l’incremento di capitale proprio al 31/12/2021 rispetto a quello esistente al 31/12/2020.

Si possono effettuare apporti e/o finanziamenti da parte del titolare o dei soci nel corso del 2021 senza dover fare il ragguaglio temporale alla frazione d’esercizio e quindi si considerano automaticamente effettuati con data a valere 1/1/2021.

Sull’incremento di capitale proprio [come definito poco fa] si applica il 15% di coefficiente di remunerazione e l’importo così ottenuto costituisce una detassazione del reddito imponibile nel Mod. Redditi 2022 anno 2021.

Unico vincolo: negli esercizi 2022 e 2023 non bisogna ridurre il capitale proprio esistente al 31/12/2021, pena restituire l’agevolazione goduta, seppur pro quota.

È ammesso però effettuare prelievi o distribuzioni di utili ma nel limite tuttavia di quelli realizzati dopo il 31/12/2021.

Esempio:

capitale proprio al 31/12/2020 € 100.000

capitale proprio al 31/12/2021 € 200.000

incremento di capitale proprio € 100.000

Super ACE 15% pari a € 15.000, che dunque costituisce una riduzione della base imponibile nel Mod. Redditi 2022.

Risparmio effettivo di imposte: variabile secondo la natura giuridica e il reddito complessivo del soggetto e comunque va da un minimo di € 3.750 a un massimo di € 6.900.

Investire perciò nella propria azienda € 100.000 [anche sotto forma, come abbiamo appena visto, di utili realizzati e non prelevati] comporta un rendimento netto da un minimo del 3,75% (€ 3.750) a  un massimo del 6,9% (€ 6.900), e la quasi totalità dei casi è molto vicina a questo valore massimo.

Nessun istituto finanziario, naturalmente, garantisce rendimenti di tale livello sulle giacenze bancarie o sugli investimenti a basso profilo di rischio e peraltro questo è un investimento a rischio zero dato che l’imprenditore individuale o i soci di società stanno capitalizzando la propria azienda.

E allora, cosa fare? Apportare evidentemente denaro nelle casse della farmacia entro la fine del corrente anno [abbiamo detto, ma vale la pena ribadirlo, che non c’è alcuna riduzione dell’agevolazione per gli apporti effettuati negli ormai ultimi mesi del 2021], così da poter beneficiare di un sensibile risparmio fiscale nella prossima dichiarazione dei redditi.

Ci auguriamo di essere stati sufficientemente chiari ma lo Studio potrà fornire le ulteriori più opportune delucidazioni.

(roberto santori)

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