[…con le osservazioni di un illustre giurista]

Ne abbiamo parlato a fondo nella Sediva News del 15/07/2021, commentando la sorprendente – per le ragioni ivi esplicitate – ordinanza del CdS n. 3771 del 9/7/2021.
In quella circostanza abbiamo tentato di illustrare perché la condizione di incompatibilità “con qualsiasi altra attività svolta nel settore della produzione e informazione scientifica del farmaco, nonché con l’esercizio della professione medica” debba ritenersi estesa – anche per “l’esercizio della professione medica”, oltre che evidentemente per le altre due “attività” – al socio società, quindi anche alla casa di cura legittimata dallo statuto all’erogazione di prestazioni alla clientela rese da esercenti la professione medica, come generalmente è per quelle del radiologo, del medico di medicina nucleare, ecc.
Dovendo in qualche modo tentare di spiegarci quali dubbi nutrisse/nutre il CdS per giungere a quel provvedimento, abbiamo pensato – ma senza alcuna convinzione – a una possibile interpretazione rigorosamente restrittiva del dettato normativo, circoscrivendo perciò questa specifica condizione di incompatibilità ai soli medici persone fisiche.
Il più illuminato dei “lettori” [senza evidentemente voler far torto ad alcuno…] di questa Rubrica è un nostro carissimo amico che segue con grande attenzione – bontà sua – le nostre “elucubrazioni”, intervenendo spesso con notazioni molto approfondite all’altezza della sua grandissima cultura giuridica [ormai estesa pienamente, magari anche per l’antico rapporto anche di stima che ci lega, al diritto delle farmacie…] che gli ha permesso oltretutto di essere investito della presidenza onoraria proprio del Consiglio di Stato.
Da lui ci è pervenuto un commento anche su questo tema in cui mostra di credere, molto più di noi, all’interpretazione strettamente aderente al dettato normativo, ritenendo che anche qui possa alla fine dei giochi aver partita vinta “l’antico convincimento [del CdS naturalmente] che l’esercizio concreto della professione, di ogni professione, non possa che giuridicamente ricondursi a persone fisiche, cioè ai professionisti come tali”.
E, quanto al riferimento dell’ordinanza alla sentenza della Corte costituzionale [che peraltro il nostro amico definisce “altrettanto oscuro”], egli è “dell’idea che giochi anche qui – forse in modo volutamente oscuro per non pregiudicare nulla delle possibili soluzioni da adottare col merito definitivo – il comune convincimento che una Società di capitali non possa mai essere considerata esercente una professione medica, in fondo così come una società (con l’ulteriore cautela che sia solo di capitali) non può mai essere considerata, a certe condizioni, esercente la “professione” di farmacista”.
Abbiamo riferito il pensiero del Nostro, che tuttavia per quanto già osservato non riusciamo proprio a condividere, anche perché diversamente – come accennato la volta scorsa – si rischierebbe “un crollo dell’intero sistema delle incompatibilità che del resto ben pochi potrebbero auspicare”.
Tra poco almeno qualche nodo anche di questa vicenda dovrà comunque essere sciolto.

(gustavo bacigalupo)

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