Sempre a causa del protrarsi dell’emergenza epidemiologica da COVID-19, con l’art. 154 del Decreto Rilancio – ormai convertito in legge –  è stata disposta un’ulteriore proroga [si dovrebbe parlare più correttamente di una rimessione in termini] dei termini di pagamento delle rate delle c.d. “rottamazione-ter” e “saldo e stralcio”, scaduti rispettivamente il 28/02/2020 e il 31/03/2020.

Sostituendo il comma 3 dell’art. 68 del Cura Italia – che prevedeva il differimento del termine di pagamento delle rate al 31/05/2020 – viene ora disposto che il mancato o insufficiente versamento delle rate scadute nel 2020 relative a queste definizioni agevolate non determina l’inefficacia delle stesse se viene operato l’integrale versamento entro il 10/12/2020.

Allo scopo peraltro di acquisire con sicurezza entro questa data tali somme al bilancio dello Stato, viene disapplicata la disposizione generale prevista in caso di “rottamazione-ter”, cosicché il versamento tardivo – purché non oltre i cinque giorni – non determina in questo caso l’inefficacia della definizione e non produce interessi di mora.

La detta scadenza del 10 dicembre deve dunque intendersi come perentoria.

D’altro canto, sempre per queste definizioni “agevolate”, e sempre per venire incontro alle difficoltà dei debitori ad assolvere le obbligazioni assunte per effetto dell’adesione alle stesse, i debiti – per i quali alla data del 31/12/2019 si era comunque prodotta la loro inefficacia per effetto dell’omesso o tardivo pagamento alle prescritte scadenze – possono essere ammessi, in deroga alla norma generale, alla dilazione ordinaria di cui all’art. 19 D.P.R. 602/73.

Se, insomma, si perde il beneficio dell’agevolazione in termini di riduzione del carico debitorio dovuto, si conserva quanto meno quello della rateazione.

(stefano civitareale)

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