Come ricordato da ultimo nella Sediva News del 27/11/2018, la l. 124/2017 ha introdotto qualche novità anche in relazione agli obblighi di comunicazione previsti nel comma 2 dell’art. 8 della l. 362/91.
Questo il vecchio testo:
Lo statuto delle società di cui all’articolo 7 ed ogni successiva variazione sono comunicati alla Federazione degli ordini dei farmacisti italiani, nonché all’assessore alla sanità della competente regione o provincia autonoma, all’ordine provinciale dei farmacisti e alla unità sanitaria locale competente per territorio, entro 60 gg. dalla data dell’autorizzazione alla gestione della farmacia”.
E questo è il nuovo, come consegue alle modifiche apportate dal comma 160 della l. 124/2017:
Lo statuto delle società di cui all’articolo 7 e ogni successiva variazione, ivi incluse quelle relative alla compagine sociale, sono comunicati, entro sessanta giorni, alla Federazione degli ordini dei farmacisti italiani, nonché all’assessore alla sanità della competente regione o provincia autonoma, all’ordine provinciale dei farmacisti e all’unità sanitaria locale competente per territorio”.

  • I due interventi normativi

Come vediamo, gli interventi del Legislatore sono stati due:
– la decorrenza del termine per la comunicazione non più dalla “data dell’autorizzazione alla gestione della farmacia”, ma da quella stessa della variazione, salvo quel che diremo tra un momento circa la sua forma e/o l’efficacia;
– l’inclusione espressa, tra le variazioni oggetto di comunicazione obbligatoria, anche di quelle “relative alla compagine sociale”, pur quando [per le ragioni che saranno chiarite più oltre] esse non si siano tradotte in variazioni [anche] statutarie.
Quanto al primo, quello sulla decorrenza del termine, si era reso per la verità necessario fin dall’entrata in vigore della l. 362/91, e quindi era in effetti un intervento da tempo invocato un po’ da tutti: la decorrenza dei 60 gg. “dalla data dell’autorizzazione alla gestione della farmacia, infatti, si era immediatamente rivelata – naturalmente, stiamo parlando delle variazioni dello statuto successive all’originaria costituzione della società – priva di qualunque ragionevolezza.
Che del resto fosse così era chiaro anche agli uffici pubblici [Regioni, Comuni, Asl] che nel concreto si erano infatti generalmente comportati come se la disposizione anche nel suo testo precedente avesse fatto/facesse in realtà decorrere il termine – per tutte le variazioni – dalla data di stipula del rogito notarile [allora come ora ineludibile per le società di persone, che erano le sole legittimate, prima della l. 124/2017, ad assumere il diritto di esercizio di farmacie], applicando in sostanza ante litteram il nuovo testo.

  • Soggette a comunicazione anche le modifiche delle compagini sociali, con o senza variazioni statutarie

Quanto al secondo intervento, è stato dettato proprio dalla disposta estensione della legittimazione all’assunzione della titolarità di farmacie anche alle società di capitali, tenuto conto che – particolarmente, come vedremo, per le cessioni azionarie – le variazioni “relative alla compagine sociale” non postulano tutte, in principio, il ricorso ad atti o contratti soggetti a pubblicità [iscrizione e/o deposito nel Registro Imprese tenuto dalla CCIAA].
È dunque perfettamente condivisibile che il legislatore abbia voluto – sia pure con un dettato letterale tutt’altro che felice – estendere l’obbligo di comunicazione anche a qualunque modifica della compagine sociale, con o senza variazioni statutarie, diversamente non potendo gli uffici pubblici esercitare il controllo [pur nei limiti in cui può ritenersi consentito] circa eventuali nuovi soci, specie evidentemente sul tormentato versante delle compatibilità/incompatibilità.
Come accennato, pertanto, anche nella sua nuova formulazione questo sfortunato comma 2 dell’art. 8 va fatalmente letto discostandosi da quel che vi è scritto, o comunque – se si  preferisce – deve essere interpretato come se l’inciso “ivi incluse quelle relative alla compagine socialedicesse, senza alcun vincolo con una qualsiasi variazione statutaria, “ivi incluse le modifiche/variazioni relative alla compagine sociale”.

  • Forme, contenuti, effetti e pubblicità delle variazioni dello statuto e/o delle compagini sociali

Da ultimo, per apprezzare la diversità delle fattispecie, può essere utile un quadro sia pur sintetico di forma, contenuto ed efficacia delle variazioni statutarie e delle modifiche delle compagini sociali, distinguendo tra società di persone, srl e spa.

⇒ Snc e sas

Per qualsiasi variazione statutaria, come per ogni modifica della compagine sociale, è sempre necessario il rogito notarile: l’una e/o l’altra, inoltre, hanno effetto dalla data di stipula dell’atto [e non da quella della sua iscrizione nel Registro Imprese, che infatti ha semplicemente natura, come si suol dire, dichiarativa], talché i 60 giorni decorrono dal rogito.

⇒ Srl

Le variazioni statutarie devono essere approvate con atto pubblico notarile, producendo però effetti soltanto dalla sua iscrizione nel R.I. [che qui perciò ha natura costitutiva], dalla quale conseguentemente scattano anche i 60 gg.
Quanto alle modifiche delle compagini sociali [che da qualche tempo per le srl possono essere perfezionate anche da un commercialista], la loro efficacia, con decorrenza quindi anche dei 60 gg., scaturisce dal deposito dell’atto nel R.I. [ovvero dall’iscrizione nel libro soci nel caso in cui la srl non si sia avvalsa dell’agevolazione introdotta nel 2009 che ne ha consentito l’eliminazione]: fino a quel momento – del deposito nel R.I. o dell’iscrizione nel libro soci – la cessione della partecipazione ha effetti solo inter partes e quindi il cessionario sino ad allora non è socio.
Quest’ultima precisazione parrebbe suggerire alle srl l’adozione, anche se diventata facoltativa, proprio del libro soci (una formalità che d’altronde è ben poco onerosa), perché potrebbe offrire qualche opzione in più con riguardo alla data di efficacia verso i terzi dell’ingresso nella compagine sociale di uno o più nuovi soci.
Il che talora potrebbe magari comportare qualche vantaggio di ordine pratico, come l’irrilevanza di un’eventuale condizione di incompatibilità o cose del genere.
Si tratta però di una mera ipotesi di “lavoro” che ci limitiamo a enunciare, senza dunque ulteriori approfondimenti.

⇒ Spa

Per le variazioni statutarie, il notaio che ha verbalizzato – con atto pubblico – la deliberazione di modifica deve richiederne entro 30 gg. l’iscrizione nel R.I. contestualmente al deposito: dalla data di iscrizione e deposito decorre l’efficacia della modifica statutaria e pertanto anche il termine di 60gg per la comunicazione a FOFI, Ordine, ecc.
Diversa è per la spa, invece, la disciplina circa le modifiche della compagine sociale, quindi, in pratica, delle cessioni azionarie: è sufficiente l’atto autenticato da notaio o anche la semplice girata del titolo (sempre autenticata da notaio o agente di cambio), e però, attenzione, qui l’efficacia nei confronti della società decorre sempre dall’iscrizione della cessione azionaria nel libro soci, da cui conseguentemente decorrono anche i 60 gg.
In conclusione, almeno per le cessioni azionarie – come abbiamo visto – la modifica normativa si spiega pienamente.

  • Il quadro sanzionatorio

Su questo versante purtroppo – per negligenza, disinteresse, o simili, ma non certo per convincimenti del Legislatore – non ci sono state novità neppure da parte della l. 124/2017, perché il comma 3 dell’art. 8 della l. 362/91 è rimasto invariato nel suo testo originario che perciò era e tuttora è il seguente: “La violazione delle disposizioni di cui al presente articolo e all’articolo 7 comporta la sospensione del farmacista dall’albo professionale per un periodo non inferiore ad un anno. Se è sospeso il socio che è direttore responsabile, la direzione della farmacia gestita da una società è affidata ad un altro dei soci. Se sono sospesi tutti i soci è interrotta la gestione della farmacia per il periodo corrispondente alla sospensione dei soci. L’autorità sanitaria competente nomina, ove necessario, un commissario per il periodo di interruzione della gestione ordinaria, da scegliersi in un elenco di professionisti predisposto dal consiglio direttivo dell’ordine provinciale dei farmacisti”.
È naturalmente un’occasione persa per fare chiarezza visto che – ancor più dopo lo sfondamento anche ideologico operato dalla Legge sulla Concorrenza [anche se in questi ultimi giorni sembra riaprirsi una pallidissima speranza di veder riservare al farmacista la maggioranza del capitale di società titolari di farmacie, uno scoglio che peraltro non sarebbe difficile eludere…] – non si può certo continuare a fare di tutte le erbe un fascio, accomunando in un unico destino, barbaro e cinico, le violazioni di precetti che non sono minimamente coniugabili tra loro, che hanno un ruolo e una rilevanza molto diversi gli uni rispetto agli altri e che in ogni caso non possono evidentemente suscitare pari “allarme sociale”.
Infatti, chi potrebbe mai pensare – per fare un esempio – di comparare tra loro la partecipazione a una società titolare di farmacia da parte di un medico e la mancata comunicazione di una banalissima variazione statutaria?
Il vero è, insomma, che il comma 3 dell’art. 8 – a maggior ragione dopo l’enorme apertura al capitale – deve essere interamente riscritto, ma sino a quel momento difficilmente potrà godere di un qualche serio ambito di operatività come d’altra parte finora non ha avuto in sostanza nessuna applicazione: c’è qualcuno, tanto per dire, che può riferire di un qualunque provvedimento disciplinare assunto ex art. 8, comma 3, a carico di qualche socio farmacista per aver omesso la comunicazione di una qualsiasi variazione statutaria?
Ma questo è un discorso che evidentemente, almeno oggi, ci porterebbe troppo lontano.

(gustavo bacigalupo)