La nostra è una società formata solo da sei mesi avente per oggetto una farmacia di nuova apertura.
Tra i tanti programmi c’è anche quello della proiezione dei costi di gestione e soprattutto di quelli effettivamente imputabili alla voce “personale dipendente”, anche perché abbiamo già assunto tre unità, cioè un farmacista, un magazziniere e una commessa.
Come dobbiamo organizzare la famosa voce “TFR”?

Il trattamento di fine rapporto lavoro comprende le quote maturate anno per anno e da corrispondere ai dipendenti – sulla base di disposizioni di legge [diverse dall’art 2120 cc] dei CCNL di categoria e degli accordi aziendali – alla cessazione del rapporto.
Ora, fino al maggio 1982 le indennità di fine rapporto erano pari all’ultima retribuzione moltiplicata per il numero di anni di servizio, mentre da allora ogni anno il lavoratore matura un’indennità proporzionale alla retribuzione percepita nello stesso periodo: ad es. un dipendente che ha lavorato da gennaio a giugno percependo la retribuzione lorda di € 15.000,00 avrà maturato il seguente TFR: € 15.000,00 : 13,5 = € 1.111,11, mentre un dipendente che ha lavorato da gennaio a dicembre, percependo la retribuzione lorda di € 30.000, avrà maturato il seguente TFR: € 30.000,00 : 13,5 = € 2.222,22.
Ad ogni novazione del rapporto non è peraltro necessario – ecco l’aspetto distintivo più cospicuo del “nuovo” TFR rispetto al “vecchio” – procedere alla liquidazione dei diritti del dipendente quando, poniamo, egli passi da orario pieno a orario parziale, perché il TFR derivante dalla sommatoria maturata per ogni anno è immutato.
Questo diritto è in realtà una retribuzione differita nel tempo, nel senso che questa viene corrisposta solo all’interruzione del rapporto con il riconoscimento al lavoratore di un aggiornamento – a titolo di svalutazione monetaria accertata dall’Istat nella misura del 75% – oltre all’interesse nominale dell’1,5% annuo.
E’ prevista anche l’erogazione di acconti quando i dipendenti abbiano maturato almeno 8 anni di anzianità di servizio e nella misura del 70% per motivi di studio, malattia o acquisto di abitazione, ferma naturalmente la facoltà per il datore di lavoro – ove sia d’accordo anche il dipendente – di corrispondergli un acconto di importo superiore.
L’anticipazione di tali diritti comporta – è chiaro – la regolarizzazione fiscale delle ritenute e soprattutto l’interruzione degli aggiornamenti Istat e degli interessi per la parte liquidata.
L’introduzione della normativa sui fondi pensione, comunque, comporterà nel tempo la sottrazione all’azienda di quanto maturato dal dipendente, perché una somma corrispondente dovrà essere versata alla gestione del fondo che ne curerà l’amministrazione per offrire al lavoratore non più la classica liquidazione, ma un trattamento pensionistico aggiuntivo a quello dell’INPS.
Il progressivo allontanamento dello Stato dagli aspetti previdenziali viene pertanto nei fatti sostituito con forme private, come per l’appunto i fondi pensione, comprendenti anche – eccoci al punto saliente – l’eliminazione del TFR e dunque il definitivo venir meno per il datore di lavoro della disponibilità delle somme corrispondenti ai vari trattamenti  di fine rapporto maturati dal proprio personale.
Anche in questo caso, come abbiamo già visto per le forme di leasing, immancabili proposte assicurative di accantonamento del TFR vanno/andranno valutate attentamente, dovendo esse garantire – non lo si dimentichi – la stessa resa che l’impresa sia in grado di conseguire anche con il semplice acquisto di titoli di Stato o con l’affidamento di somme a un fondo o con altri strumenti finanziari utilizzati a nome, beninteso,  della farmacia datrice di lavoro.

(franco lucidi)

La SEDIVA e lo Studio Bacigalupo Lucidi prestano assistenza contabile, commerciale e legale alle farmacie italiane da oltre 50 anni!