Come ben noto, in farmacia si possono effettuare solo esami di prima istanza considerati ‘autoanalisi’ e pertanto come tali omologati.

Qualora invece titolare/socio/dipendente di una farmacia siano oltre che laureati in farmacia, anche laureati in biologia (doppia laurea e doppia iscrizione albo) è possibile svolgere in farmacia altre indagini analitiche, come ad esempio il prelievo per la presenza dello streptococco B-emolitico?

 

Il decreto 16/12/2010 del Ministero della Salute, che reca le disposizioni attuative di cui all’art. 1, comma 2, lettera d) del D.lgs. 153/2009 (c.d. “farmacia dei servizi”), dispone espressamente che “è vietato l’utilizzo di apparecchiature che prevedano attività di prelievo di sangue o di plasma mediante siringhe o dispositivi equivalenti, restando in ogni caso esclusa l’attività di prescrizione e diagnosi”.

D’altro canto, con l’art. 9 della legge 11/01/2018 n. 3 (c.d. “legge Lorenzin”) la professione di biologo, passando sotto la vigilanza del Ministero della Salute, è assurta a ogni effetto a professione sanitaria, suscitando – come avrete letto in questi giorni – le vive censure dell’Antitrust, indirizzate peraltro genericamente alla proliferazione [francamente un po’ eccessiva] di Albi e Ordini professionali sanitari, e naturalmente motivate con le conseguenze anticoncorrenziali e antiliberalizzatrici che ne possono derivare.

Ai sensi comunque dell’art. 102 T.U.L.S. [“il conseguimento di più lauree o diplomi dà diritto all’esercizio cumulativo delle corrispondenti professioni o arti sanitarie, eccettuato l’esercizio della farmacia che non può essere cumulato con quello di altre professioni o arti sanitarie], e – nell’attuale, e  purtroppo condivisibile – interpretazione della norma deve ritenersi precluso al farmacista, che sia abilitato anche all’esercizio della professione di biologo, svolgere quest’altra professione sanitaria (c.d. divieto di “cumulo soggettivo”).

Infine, quanto alla possibilità che rientri nell’esercizio della professione di biologo anche l’attività di prelievi ematici sulla persona, è lecito più di qualche dubbio anche se per la verità alcuni provvedimenti amministrativi ne permettono la pratica, sia pure – attenzione! – soltanto in determinate circostanze e/o condizioni.

A tale proposito sul sito dell’ordine dei biologi www.onb.it/faq-prelievi/ viene pubblicato quanto segue:

(l)a Direttiva del Ministro Sirchia DIR/III/BIQU/OU10014/2002 del 8/7/2002 prevede che i Biologi possano eseguire i prelievi capillari e venosi previa partecipazione a corsi formativi per l’acquisizione delle necessarie informazioni teorico-pratiche.

Il requisito di accesso a questi corsi è quello di essere in possesso della specializzazione. Alcune Regioni (ma non tutte) nella delibera di accoglimento della Direttiva Sirchia, oltre al requisito della specializzazione, hanno introdotto come titolo equipollente l’anzianità di servizio di almeno 5 anni. Il professionista biologo nell’eseguire il prelievo deve assicurare al cliente la disponibilità di un medico nel caso, per la verità rarissimo, in cui insorgano eccezionali evenienze. Alcune Regioni, nella delibera di accoglimento della Direttiva Sirchia, hanno previsto, al fine di acquisire la pronta disponibilità del medico che si stabiliscano convenzioni con strutture idonee ad assicurare il pronto intervento del medico.

Solo nelle regioni Puglia e Molise il Biologo può eseguire i prelievi capillari e venosi all’interno del laboratorio, in assenza del medico, se è in possesso dell’attestato del corso e il “patentino BLSD”.

L’esecuzione del prelievo è comunque sempre limitata all’interno della struttura in cui viene prestata l’attività professionale. E’ proibita l’esecuzione dei prelievi a domicilio da parte del Biologo. Il Biologo che esegue prelievi senza essere in possesso dell’attestato di qualificazione al corso formativo può essere accusato di esercizio abusivo della professione medica e quindi passibile di denuncia penale.”

Come è facile rilevare, dunque, il rischio è quello di incappare – v. anche Cass. Sez. Terza Penale n. 32553 del 25/08/2005 – nel reato di esercizio abusivo della professione medica (art. 348 c.p.), per di più recentemente inasprito dall’art. 9 della stessa Legge Lorenzin (v. Sediva News del 07.06.2018: “Esercizio abusivo di una professione e determinazione di altri a commettere il reato”).

(federico mongiello)