Come molti di voi avranno probabilmente rilevato, è un tema cui abbiamo dato massimo risalto in alcune recenti Sediva News [18.10.2023 “La Farmacia dei Servizi nella normativa vigente”; 13.11.2023 “La Farmacia dei Servizi:  i “nuovi servizi” in dettaglio”; e 15.11.2023 “Fuga in avanti della Lombardia sui locali distaccati”] e in tre Webinar del giovedì altrettanto recenti [9.11.2023 “La farmacia dei servizi e la telemedicina (1a parte)”; 14.11.2023 “La farmacia dei servizi e la telemedicina (2a parte)”; e 16.11.2023 “I locali distaccati”].

Chi ha dunque interesse potrà cogliere – dalle News come dai Webinar che abbiamo reso oggi stesso tutti consultabili – i passaggi di maggior rilievo di una vicenda attualissima ma ancora in parte da decifrare, e per ciò stesso bisognosa di ulteriori interventi, se non del legislatore (perché sembrano improbabili), perlomeno della pubblica amministrazione.

Relatrice nel citato Webinar del 16.11.2023, unitamente alla giovanissima Avv. Cecilia Sposato, è stata l’ormai esperta – in questo settore, ma non solo – Avv. Romina Raponi, carissima amica e collega, che ha voluto tradurre in un’ampia disamina anche “ricostruttiva” le sue riflessioni che, ringraziando naturalmente l’Autrice, non possiamo non pubblicare nel ns. quotidiano online “Piazza Pitagora” convertendole al tempo stesso in questa Sediva News, tanto più che si tratta di un lavoro che integra e definisce quel che abbiamo osservato, sia nei principi che nei migliori dettagli, all’interno delle News e dei Webinar già ricordati.

Qui di seguito viene dunque riportata l’intera analisi di Romina, invitandovi a tenerla in debito conto quando dovrete affrontare l’ulteriore evoluzione della vicenda che, sotto mille profili, si preannuncia meritevole della vostra massima considerazione.

(g.b.)

  • Le nuove esigenze delle farmacie in termini di spazi da utilizzare

Poter ampliare gli spazi in cui esercitare l’attività propria della farmacia rappresenta un’esigenza da sempre avvertita nel settore, essendo stato spesso necessario dover fare i conti con le tenaci resistenze, in particolare, di Comuni e ASL che, fornendo una lettura ingiustificatamente forse troppo rigida della normativa di riferimento, hanno finito per impedire sinora un qualunque serio sviluppo del fenomeno.
Negli ultimi anni, tuttavia, questa tendenza ha subito una decisa e probabilmente decisiva inversione di rotta, dovuta tanto agli interventi del giudice amministrativo [che ha avuto anche maggiore agio – anche grazie alle fattispecie concrete via via sottoposte al suo esame – di penetrare meglio nella voluntas legis, quella naturalmente di favorire la massima diffusione del servizio sul territorio a garanzia del diritto alla tutela della salute di cui all’art. 32 Cost.] quanto e soprattutto all’evoluzione storica e sociale del ruolo della farmacia sul territorio.
Basti pensare alla centralità assunta dalle farmacie nel corso della pandemia, che ha indotto il legislatore a estendere loro la possibilità di effettuare tamponi e vaccini all’interno dei locali dell’esercizio [e in qualche regione anche di locali distaccati], ma – ancor prima – alla svolta segnata dall’introduzione della disciplina sulla c.d. Farmacia di Servizi [su cui v. il citato Webinar del 9 novembre u.s. e altresì, ancor più recentemente, la Sediva News del 15 dicembre 2023 “La farmacia dei servizi: un nuovo business”, oltre alle News riportate nell’introduzione a queste note] e senza dimenticare la crescente diffusione del fenomeno della telemedicina, peraltro ancora da regolamentare convenientemente.
La farmacia, insomma, vede oggi sempre più rafforzato il proprio ruolo – per usare l’espressione fatta propria dall’Accordo del 17 ottobre 2019 approvato dalla Conferenza Permanente Stato-Regioni sulle Linee di indirizzo per la sperimentazione dei Nuovi Servizi nella Farmacia di Comunità – di Centro sociosanitario polifunzionale a servizio della comunità nonché come punto di raccordo tra Ospedale e territorio e front office del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) nel rispetto delle direttive nazionali e regionali”.

  • La normativa di riferimento e l’interpretazione restrittiva del Ministero della Salute.

Il punto di partenza è certamente costituito dalle disposizioni di legge  cui occorre fare riferimento e che attengono all’utilizzo di locali per l’esercizio del servizio farmaceutico, che sono:

  • L’ART. 109 T.U. LEGGI SANITARIE (R.D. 27 LUGLIO 1934 n. 1265), per il quale: “Nel decreto di autorizzazione, indicato nell’art. 104, è stabilita la località nella quale la farmacia deve avere la sua sede, tenendosi conto delle necessità dell’assistenza farmaceutica locale e delle altre disposizioni contenute nell’articolo stesso. L’autorizzazione è valevole solo per la detta sede”.
  • L’ART. 110 T.U. secondo cui: “L’autorizzazione all’esercizio di una farmacia, che non sia di nuova istituzione importa l’obbligo nel concessionario di rilevare dal precedente titolare o dagli eredi di esso gli arredi, le provviste e le dotazioni attinenti all’esercizio farmaceutico, contenuti nella farmacia e nei locali annessi…”.
  • L’ART. 111 T.U. il quale prescrive cheL’apertura e l’esercizio di una farmacia non possono aver luogo se non dopo che sia stata eseguita una ispezione, disposta dal prefetto, al fine di accertare che i locali, gli arredi, le provviste, la qualità e quantità dei medicinali sono regolari e tali da offrire piena garanzia di buon esercizio”.
  • L’ART. 119 T.U. che, infine, stabilisce che: “Il titolare autorizzato di ciascuna farmacia è personalmente responsabile del regolare esercizio della farmacia stessa, e ha l’obbligo di mantenerlo ininterrottamente, … avuto riguardo alle esigenze dell’assistenza farmaceutica nelle varie località…”.

Da questa normativa, quindi, emerge come tanto i locali in cui viene esercitata l’attività della farmacia, come quelli che vi sono connessi/contigui/comunicanti [e nei quali evidentemente il titolare voglia estenderla], devono semplicemente essere inseriti nell’autorizzazione dopo le necessarie verifiche e ispezioni da parte delle autorità preposte.
Quando invece egli intenda ampliare l’attività fino ad esercitarla in locali addirittura fisicamente distaccati e in alcun modo connessi con quelli “principali” della farmacia di pertinenza inseriti nell’autorizzazione, si pongono sicuramente problemi, come ci apprestiamo a illustrare.
Intanto i Comuni e/o le ASL – tradizionalmente, ma non solo – hanno adottato una linea restrittiva, ritenendo indispensabile l’attribuzione alla farmacia di un’unica localizzazione, fornendo un’interpretazione avallata da una altrettanto restrittiva lettura delle norme sopra riportate da parte del Ministero della Salute.
Quest’ultimo, infatti, non solo si è espresso in senso negativo sulla possibilità di utilizzare come magazzino un locale distaccato, in ragione delle maggiori difficoltà di controllo e gestione dello stesso da parte del farmacista responsabile, ma con il parere 31620-P-30/05/2019 si è espresso negativamente anche sulla possibilità di collocare all’interno di locali distaccati un laboratorio galenico, giungendo ad affermare che la normativa vigente “non consente che una farmacia possa avere dei locali distaccati, ossia locali che non siano comunicanti, adiacenti o, comunque, annessi, dislocati in un territorio diverso, presso i quali espletare attività connesse all’esercizio di farmacia, quali l’allestimento di preparazioni galeniche”.
D’altro canto, sempre secondo il Ministero, “la vigente normativa prevede e disciplina con estremo rigore le ipotesi di presidi farmaceutici distaccati come il dispensario farmaceutico o le farmacie succursali”.
Ed è proprio alla luce di queste notazioni ministeriali – come avrete compreso – che i Comuni e le ASL si sono visti legittimati [per non dire “costretti”] a rigettare finora le istanze di ampliamento presentate dai titolari di farmacia, in forma individualo o sociale, per l’utilizzo di locali separati da quelli adibiti all’esercizio dell’attività.

  • Il cambiamento di rotta del giudice amministrativo

La sentenza più significativa nell’aver determinato un cambiamento di tendenza è quella di TAR Lombardia, n. 659 del 22 aprile 2020, confermata anche in appello da Consiglio di Stato, n. 6745 dell’8 ottobre 2021.
Nella vicenda decisa da tali due pronunce una società titolare di farmacia aveva impugnato il provvedimento di rigetto dell’autorizzazione all’ampliamento del laboratorio galenico, unitamente al ricordato parere reso al riguardo dal Ministero della Salute [all’uopo interpellato proprio dalla Regione Lombardia].
Nel ritenere illegittimo il diniego, il TAR coglie l’occasione per evidenziare che da un’attenta “disamina della normativa richiamata nel provvedimento impugnato non si ricava affatto una chiara incompatibilità in astratto della separazione fisica di una parte del laboratorio galenico con la restante parte della farmacia, né si ricava – per converso – la necessità che, ai fini del corretto espletamento del servizio farmaceutico, debba sussistere un collegamento fisico, oltre che funzionale, tra tutti i locali della farmacia, ivi inclusi quelli che nulla hanno a che vedere con l’accesso degli utenti”.
Ferma – prosegue il Collegio – “la necessità che la sede della farmacia debba risultare dall’autorizzazione, non è con ciò precluso dalla norma che un locale afferente l’azienda farmaceutica possa essere ricompreso nell’autorizzazione, sia pure quale locale non accessibile al pubblico e per ciò solo inidoneo ad incidere sul contingentamento delle sedi farmaceutiche (di cui all’art. 1 della legge 2.04.1968 n. 475 e ss. mm. e ii.), in quanto destinato soltanto ad ospitare una parte del laboratorio galenico”.
La ratio della norma, infatti, anche alla luce delle modifiche intervenute in questa materia – e che si collocano nell’ottica della [soltanto parziale, come ben sapete] liberalizzazione del settore – deve essere colta secondo i giudici – conformemente, in particolare, all’interpretazione fornita sul punto da Cons. Stato, 22.05.2018, n. 3062 – avendo riguardo all’obiettivo avuto di mira dal legislatore, che è quello di assicurare un’equa distribuzione sul territorio del servizio erogato dalle farmacie.
Dunque, la disciplina in tema di esercizi farmaceutici deve tendere “a contemperare due esigenze, non sempre convergenti: quella alla organizzazione e funzionamento del servizio farmaceutico secondo modalità tali da garantire la sua conformazione a standards qualitativi adeguati, tenuto conto delle implicazioni che esso presenta rispetto alla tutela della salute degli utenti, da un lato, e quella dei titolari degli esercizi farmaceutici a perseguire idonei livelli di redditività nell’attività farmaceutica, nell’esercizio del diritto di iniziativa economica di cui essa costituisce espressione, dall’altro” (così, Cons. Stato, III, 10.01.2020, n. 229).
Ancor più estensiva, però, è la sentenza n. 2913 del 19/04/2022 del Consiglio di Stato (su cui v. anche  Sediva News del 29.04.2022), che ha rigettato l’appello contro la sentenza del T.A.R. Emilia-Romagna n. 486/2018.
Il g.a. ha infatti, in questo caso, confermato la pronuncia di primo grado che aveva a sua volta ritenuto legittimi i provvedimenti comunali di autorizzazione all’ampliamento dei locali di una farmacia in locali diversi da quelli dedicati alla dispensazione dei farmaci e da questi ultimi disgiunti (cioè fisicamente separati) per “la vendita di parafarmaci, le prenotazioni Cup ed eventuali futuri servizi nel rispetto della vigente normativa in materia difarmacia dei servizi”.
Si tratta di una pronuncia [da noi per la verità commentata nella Sediva News ora citata con note critiche sotto vari aspetti e anche perché in realtà si era trattato di un provvedimento comunale “fai da te”, cioè adottato dal Comune a beneficio di una farmacia da esso stesso partecipata…] che segna, evidentemente, un’importante apertura sul tema, chiarendo però che la possibilità di aprire locali separati da quello principale esula dall’accessibilità da parte dell’utenza, potendo l’esercizio al pubblico essere organizzato (e suddiviso) in locali separati rispetto al punto vendita.
Ecco allora, dunque, aprirsi una “breccia” nella possibilità di utilizzare locali distaccati dalla Farmacia per l’erogazione di servizi ulteriori rispetto all’attività di esecuzione tamponi rapidi e vaccini e anche test diagnostici  i due più recenti nuovi servizi per i quali soltanto, allo stato, è prevista [come diremo tra un momento] un’esplicita deroga legislativa per giunta introdotta con riguardo ai soli nuovi servizi espressamente posti a carico esclusivo del cittadino.

  • Le novità introdotte dal D.lgs 153/2009 e dal D.L. 24/2022.

Gli interventi giurisprudenziali sin qui richiamati, insomma, si pongono in linea con l’evoluzione del concetto di farmacia cui necessariamente si collega la necessità di disporre di spazi, mezzi e strumenti adeguati.
Del resto, le modifiche apportate al D.lgs 153/2009 (che individua i nuovi servizi erogati dalle farmacie nell’ambito del SSN) dall’art. 2, comma 8-bis, del d.l. n. 24 del 24 marzo 2022 (convertito in L. 52/22), hanno di fatto segnato il superamento del vecchio concetto favorevole a ritenere che ogni attività delle farmacie dovesse essere svolta nei locali “principali” dell’esercizio e in quelli ad essi connessi/contigui/comunicanti.
Come è stato già più volte evidenziato, il d.l. n. 24/2022 ha infatti inserito, all’art. 1, comma 2, del D.lgs n. 153/2009, la lettera e-quater), che ha previsto la somministrazione presso le farmacie, da parte di farmacisti opportunamente formati, di vaccini anti COVID e antinfluenzali (…), nonché l’effettuazione di test diagnostici (su cui v. anche Sediva News del 18 ottobre u.s. cit.) con prelievo di campione biologico a livello nasale, salivare o orofaringeo, da effettuare in aree, locali o strutture, anche esterne, dotate di tutti i requisiti di legge e compresi nella sede di pertinenza della farmacia.
Questa è l’unica previsione, tra quelle contenute nell’art. 1 comma 2 del D.lgs n. 153/2009, a fare espresso riferimento alla possibilità di effettuare i servizi ivi elencati appunto “in aree, locali o strutture, anche esterne, dotate di apprestamenti idonei sotto il profilo igienico-sanitario e atti a garantire la tutela della riservatezza”, aggiungendo inoltre che tali aree, locali o strutture esterne “devono essere compresi nella circoscrizione farmaceutica prevista nella pianta organica di pertinenza della farmacia stessa”.
Si tratta ovviamente di una disposizione che, per quanto – sotto qualche aspetto – “rivoluzionaria”, non può non generare qualche dubbio interpretativo.
Viene infatti anzitutto da chiedersi se l’utilizzo di “aree, locali, o strutture esterne” sia da intendersi circoscritto ai soli nuovi servizi indicati dalla lettera e-quater), come sembrerebbe suggerire la formulazione letterale della disposizione, o se invece l’enunciato e la ratio stessa della norma non consentano interpretazioni estensive e non siano dunque riferibili a tutti i nuovi servizi e all’esercizio di attività professionali non rientranti in ambito SSN ma a totale carico degli utenti.
Allo stesso modo, qualche dubbio potrebbe sorgere considerando che la lettera e-quater), nel fare riferimento a locali o strutture esterne alla farmacia “compresi nella circoscrizione farmaceutica prevista nella pianta organica di pertinenza della farmacia stessa”, non sembra imporre l’obbligo di rispetto della distanza dei 200 metri dalle altre farmacie; ed è questa una lacuna che – tra quelle che saranno esaminate – solo la deliberazione laziale ha colmato, prevedendo l’obbligo per il locale distaccato di rispettare la distanza legale dalle altre farmacie [senza tuttavia sancire lo stesso principio anche rispetto ai locali distaccati di altri esercizi, cioè, in pratica, tra locali distaccati e locali distaccati].
Anche per le Regioni che nulla abbiano disposto al riguardo, comunque, potrebbe giungersi alla conclusione che, pure in mancanza di previsione espressa – ed essendo il locale distaccato da quello principale qualificabile, come detto, alla stregua di un’estensione/proiezione di quest’ultimo – sia in ogni caso invocabile il rispetto della distanza minima dei 200 metri dall’esercizio [e dall’eventuale relativo locale distaccato?] più vicino.
Tornando comunque alla disciplina generale prevista a livello nazionale, deve evidenziarsi che tutti i provvedimenti che consentono alle farmacie l’effettuazione di prestazioni di servizi richiedono stringenti requisiti per i locali in cui tali prestazioni vengono svolte.
In particolare:

  • i due decreti ministeriali del 16 dicembre 2010 attuativi del citato d.lgs. n. 153/2009 impongono – il primo – che gli accordi regionali fissino i requisiti minimi di idoneità dei locali in cui fisioterapisti e infermieri svolgono la loro opera in farmacia, e che, in mancanza dell’accordo, valgano le disposizioni di legge in materia, stabilendo altresì – il secondo – che l’utilizzo di dispositivi strumentali per i servizi di secondo livello debba avvenire in «spazi dedicati e separati dagli altri ambienti, che consentano l’uso, la manutenzione e la conservazione delle apparecchiature dedicate in condizioni di sicurezza nonché l’osservanza della normativa in materia di dati personali»;
  • il decreto ministeriale dell’8 luglio 2011 specifica invece che per le prenotazioni Cup «le farmacie devono utilizzare postazioni separate e prevedere distanza di rispetto, garantendo (anche qui) l’erogazione del servizio in osservanza della normativa sulla tutela dei dati personali».

L’idoneità della farmacia a svolgere un ruolo essenziale nell’erogazione di nuovi servizi a valenza sociosanitaria è stata infine affermata anche dalle linee guida ministeriali[1] che disciplinano i nuovi servizi di telemedicina, le quali – individuando nella farmacia uno dei luoghi di fruizione delle prestazioni in telemedicina – evidenziano l’esigenza di delocalizzare le prestazioni sanitarie e di garantirle anche in luoghi più remoti a vantaggio della salute pubblica.

I sempre maggiori e innovativi servizi che vengono erogati dalle farmacie richiedono dunque locali esterni, distinti dalla “sede” farmaceutica vera e propria, nella quale deve necessariamente e obbligatoriamente avvenire la somministrazione del farmaco.

[1] https://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_2129_allegato.pdf

Il radicale cambiamento avvenuto negli ultimi anni e che vede coinvolte le farmacie nell’erogazione di sempre nuovi servizi e prestazioni ai pazienti rende dunque ormai anacronistica e inadeguata – anche sotto il profilo della sicurezza per i pazienti stessi – la tradizionale regola che impone l’utilizzo dei soli locali delle farmacie, soprattutto nei centri storici.
In attesa di una modifica legislativa [anche se sotto questo aspetto dobbiamo confermare i dubbi espressi all’inizio] a livello nazionale – tale da riorganizzare la normativa di settore, rendendola adeguata alle concrete esigenze del nuovo modello di Farmacia dei Servizi – molte amministrazioni locali si sono dunque adeguate autonomamente ed è probabile che anche altre seguiranno.
Nel frattempo è sicuramente auspicabile che anche le autorità che non hanno ancora emanato direttive specifiche sul punto mostrino un’apertura alle richieste delle farmacie di fornire prestazioni di servizi in locali esterni alla sede.

  • La circolare Federfarma e la normativa di alcune Regioni

Federfarma, con la Circ. n. 13474/408/F7/PE del 12 settembre 2023, ha delineato una panoramica delle condizioni attualmente vigenti sulle modalità di utilizzo dei locali esterni della farmacia sia a livello nazionale che delle singole realtà territoriali, relativamente alla qualificazione sempre più estesa delle farmacie quali soggetti erogatori di servizi farmacoassistenziali e l’esecuzione, in costante ampliamento, di nuove attività legate alla c.d. “Farmacia dei servizi”.
Come abbiamo già osservato, inoltre, la pandemia ha avuto un ruolo basilare per le farmacie proprio a riguardo dei locali distaccati e qui è stato decisivo l’Accordo Quadro del 29 marzo 2021 tra il Governo, le Regioni, le Province Autonome, Federfarma e ASSOFARM, per far fronte all’emergenza pandemica COVID-19.
L’Accordo, infatti, ha definito le modalità per il coinvolgimento delle farmacie convenzionate nella campagna di vaccinazione anti-SARS-CoV-2 come attività rientrante nell’ambito della Farmacia dei servizi alla luce delle novità apportate dalla Legge di Bilancio 2021 e dal DL Sostegni del 22 marzo 2021 e ha anche espressamente previsto, per l’appunto, la possibilità per le farmacie di utilizzare locali distaccati.
La Circ. Federfarma, tra l’altro, ha posto l’attenzione [successivamente al D.L. 24/22 che, come ripetutamente già rilevato, ha introdotto la lettera e-quater) all’art. 1 comma 2 del D.lgs 153/09] sul Protocollo d’intesa del 28 luglio 2022 sottoscritto tra Governo, Regioni, Province autonome, Federfarma, Assofarm e Farmacieunite, che ha regolato – un primo passo avanti molto importante – la somministrazione da parte dei farmacisti dei vaccini anti-Covid-19, dei vaccini anti-influenzali e dei test diagnostici.
Tale Protocollo, ricordiamo, ha confermato la possibilità di svolgere tali nuovi servizi sia all’interno della farmacia che in aree, locali e/o strutture separate da quelli “principali” della farmacia, purché collocati nell’ambito della sede farmaceutica ad essa ascritta e prevista nella p.o.
Inoltre, l’art. 4, comma 2 e 3 dello stesso Protocollo ha introdotto una delle novità più significative, cioè la possibilità per due o più farmacie – ascritte a titolari diversi – di esercitare i servizi in questione attraverso i c.d. Contratti di rete, ovvero utilizzando aree, locali o strutture esterne comuni [v. art. 3, comma 4-ter, del dl. 10/2/2009, n. 5, convertito, con modificazioni, dalla l. 9/4/2009, n. 33] ricadenti nell’ambito della sede farmaceutica di pertinenza di una delle farmacie aderenti al Contratto di rete.
Tenendo conto di tali elementi, alcune Regioni hanno provveduto ad emanare specifiche disposizioni in merito all’utilizzo di locali distaccati da parte delle farmacie per l’esecuzione di servizi ulteriori rispetto a quelli contemplati nella normativa nazionale (vaccini e test).
Da notare che la stessa Federfarma, sempre nella detta circolare, ha riferito anche che dalla ricognizione delle diverse disposizioni regionali – alcune delle quali allegate alla circolare stessa e che vedremo meglio in prosieguo – è emersa l’opportunità che per l’espletamento dei nuovi servizi le farmacie siano messe in grado, ove possibile, di avvalersi di locali esterni e distaccati, auspicando tuttavia, meritoriamente, una regolamentazione il più possibile uniforme sull’intero territorio nazionale che possa pertanto favorire condizioni di operatività equivalenti per l’intera categoria.
Ecco dunque, nel dettaglio, i singoli provvedimenti regionali che, come forse ricorderete, abbiamo già avuto modo – recentemente e in più circostanze – di illustrare sia pure negli aspetti più generali, intendendo quindi ora scendere nel dettaglio dei contenuti di almeno alcuni di essi:

 

Delibera GR Regione EMILIA ROMAGNA n. 446 del 27/3/2023

Questa DGR, che viene quasi integralmente replicata nei suoi passaggi di maggior rilievo dal provvedimento laziale [di cui diremo tra un istante], approva delle linee guida proprio “per l’utilizzo di locali distaccati”.
La delibera richiama i già citati artt. 109, 110 e 111 T.U. [oltre ad alcune altre disposizioni di settore di cui si è dato conto], evidenziando di aver inteso sancire [per la prima volta…] la possibilità appunto di utilizzare locali distaccati da parte delle farmacie in un quadro normativo eccezionale, collegato all’emergenza pandemica, per poi rendere strutturale tale possibilità con riferimento ai già citati nuovi servizi erogati dalle farmacie ai sensi della citata lettera e-quater) dell’art. 1, comma 2, del D.Lgs. n. 153/2009 [e a carico degli utenti, differentemente da tutti gli altri nuovi servizi invece assumibili dal SSN].
L’Emilia Romagna prevede comunque che i locali distaccati possano essere utilizzati esclusivamente come magazzino o laboratorio galenico ma senza – come del resto era ovvio – nessuna accessibilità per il pubblico, e però anche [eccoci al quid novi che in pratica leggiamo quasi per la prima volta in un provvedimento, anche se regionale] per prestazioni di nuovi servizi, sia di quelli sub e-quater) più volte ricordati a carico degli utenti, come pure di tutti gli altri erogabili dalle farmacie in ambito del SSN.
Il che, come ormai vi sarà chiaro, per consentire a tutte le farmacie di caratterizzarsi come presidi sanitari di prossimità.
Il provvedimento emiliano stabilisce inoltre:

  • croce verde e insegna debbano essere utilizzate solo per contraddistinguere i locali principali mentre i locali distaccati potranno essere dotati di un’insegna che consenta all’utenza di ricollegare i servizi ivi erogati alla farmacia cui afferiscono i locali (come “locali per servizi della farmacia XX.”); i locali distaccati utilizzati per attività che non prevedono l’accesso del pubblico non necessitano di alcuna insegna;
  • i servizi erogati e l’eventuale presenza di professionisti esterni (ma soltanto infermiere e fisioterapista) siano indicati in un cartello esposto all’esterno dei locali stessi;
  • i locali distaccati con accesso al pubblico debbano, comunque, essere ricompresi nella sede della farmacia, senza però fornire nessuna prescrizione sulla distanza che il locale distaccato deve osservare dalle altre farmacie, mentre stabilisce che quelli senza accesso al pubblico possono essere ubicati anche al di fuori della sede della farmacia, purché ricompresi nell’ambito territoriale del comune;
  • i locali distaccati siano autorizzati con apposito provvedimento, recante l’indicazione dei servizi o delle attività svolti al loro interno;
  • il Direttore della farmacia, in quanto responsabile di tutta la farmacia, elabori una procedura relativa all’attività svolta nei locali distaccati, con indicazioni operative declinate in funzione dei diversi servizi erogati (da esibirsi in caso di ispezione).

Il provvedimento non contiene invece nessuna disposizione sull’utilizzabilità da parte di più farmacie e previo contratto di rete di un locale distaccato comune, come del resto non fa nessun accenno neppure alla telemedicina, né all’erogazione in locali distaccati di servizi/prestazioni professionali di altri sanitari diversi da infermieri e fisioterapisti, ricordando però che in locali distaccati queste due categorie di professionisti sanitari possono svolgere solo le prestazioni loro consentite nell’ambito dei nuovi servizi [mentre nei locali principali della farmacia crediamo possano invece essere espletate tutte quelle rientranti nei loro profili professionali].

 Determinazione dirigenziale Regione LAZIO n. G09733 del 14/7/2023
[“Adozione delle linee guida per l’utilizzo di locali distaccati da parte delle farmacie aperte al pubblico della Regione Lazio”]

Qui si rinvia in particolare alle Sediva News del 20 luglio 2023 e del 25 luglio 2023.
Il testo, come si è detto, è analogo – con qualche lieve modifica – a quello emiliano e dà il via libera anch’esso, quindi, all’utilizzo di locali distaccati all’interno della sede farmaceutica; al rispetto della distanza di 200 metri dalle altre farmacie; all’utilizzo sempre di locali distaccati da adibire come secondo magazzino e/o secondo laboratorio galenico ma senza accessibilità al pubblico; all’utilizzo di locali distaccati per l’erogazione di tutti i nuovi servizi; all’utilizzabilità da parte di più farmacie e previo contratto di rete di un locale distaccato comune.
Inoltre, anche nella determina laziale non vi è alcun accenno alla telemedicina, né all’erogazione in locali distaccati di servizi/prestazioni professionali di altri sanitari salve per i soli infermieri e fisioterapisti le prestazioni loro consentite nell’ambito dei nuovi servizi, quindi nell’ambito del SSN: insomma, un sostanziale “copia e incolla” tra Lazio ed Emilia.
Pertanto, i due presupposti che legittimano il rilascio dell’autorizzazione all’utilizzo di locali distaccati sono:
la mancanza di locali disponibili contigui a quello “principale” in cui è ubicata la farmacia;
– la non sufficienza delle dimensioni del locale “principale” allo svolgimento di “tutte le prestazioni di servizi sanitari che intende offrire la farmacia, a tutela della salute”.
Infine, la delibera impone l’indicazione, su un cartello esposto all’esterno dei locali distaccati, dei servizi erogati e dell’eventuale presenza di professionisti esterni, menzionando però, con riferimento a questi ultimi, soltanto l’infermiere e il fisioterapista, conformandosi così pedissequamente alle disposizioni delegate.
Deve qui notarsi, perciò, che mentre Federfarma pare voler già segnare una linea evolutiva facendo riferimento a “professionisti esterni”, la Regione Lazio mantiene un iter prudenziale e non tiene conto neppure dell’apertura giurisprudenziale verificatasi già all’indomani dell’entrata in vigore delle norme delegate.
Non è dunque prevista al momento [ma l’omologazione del Lazio, come del resto anche dell’Emilia, alla “fuga in avanti” della Lombardia sembra inevitabile, come abbiamo già sottolineato in altre Sediva News e in uno dei Webinar più recenti] la possibilità per le farmacie, sempre nel quadro della normativa sui nuovi servizi, di assicurare – sia in locali separati ma all’interno della farmacia, sia in “locali distaccati”- a tutti i cittadini, e perciò non soltanto agli assistiti dal SSN, le prestazioni anche degli altri professionisti sanitari, sempre esclusi ovviamente quelli “prescrittori” [medici, dentisti e veterinari, come noto] essendo d’altronde – come già rilevato a suo tempo – espressamente esclusa nella farmacia, come nei suoi locali interni o distaccati, qualunque “attività di prescrizione e diagnosi”, e “il prelievo di sangue o di plasma mediante siringhe o dispositivi equivalenti”.

Schema/proposta di deliberazione GR CAMPANIA nota prot. n. 482926 del 10.10.2023
[Approvazione delle linee guida per il rilascio delle autorizzazioni all’apertura al pubblico di locali adibiti ad esercizio farmaceutico per l’espletamento delle attività connesse alla “Farmacia dei servizi”]

La Direzione regionale Tutela della Salute della Regione Campania, invece, con nota prot. 482926 del 10 ottobre 2023 trasmette a Federfarma Campania, Assofarm Campania e all’Ordine dei Farmacisti, delle linee guida per il rilascio delle autorizzazioni per l’espletamento delle attività connesse alla Farmacia di Servizi.
Ma in pratica le linee guida ricalcano anch’esse il provvedimento emiliano e quello laziale.

Deliberazione della Giunta Regionale LOMBARDIA n. 848 dell’8 agosto 2023
La delibera Lombarda [v. Sediva News del 15 novembre 2023] è certamente la più articolata sul tema.
La delibera consente – al pari delle altre – l’utilizzo di locali distaccati all’interno della sede farmaceutica [sia da parte della farmacia di riferimento che da parte delle farmacie vincolate da un contratto di rete tra loro], ma non contiene invece prescrizioni sulla distanza minima da osservare rispetto alle altre farmacie [e agli altri locali distaccati?], né sull’utilizzo di questi ultimi come secondo magazzino e/o laboratorio galenico, ma altresì – ed è qui la grande novità e “fuga in avanti” della Lombardia di cui abbiamo parlato ampiamente – come locali in cui erogare, oltre naturalmente a tutti i nuovi servizi, anche le prestazioni/servizi di qualsiasi altro professionista sanitario, con la solita esclusione di medici, dentisti e veterinari.
Senonché, nelle sue premesse, la Deliberazione lombarda sembra subordinare l’eseguibilità di “tutte le prestazioni analitiche di I istanza, come il prelievo del sangue capillare, e i servizi di II livello come la telemedicina, oltre alle attività svolte da parte degli operatori sanitari” [quindi, in sostanza, tutte le attività esercitabili nei locali distaccati, come abbiamo appena visto], alla condizione che “la struttura non direttamente collegata alla farmacia” [gazebo, locale distaccato, struttura esterna, ecc.] sia “situata nelle immediate vicinanze” [del locale principale, ovviamente] oltreché all’interno della sede farmaceutica di afferenza.
Per quanto dettagliata, quindi, anche la delibera Lombarda fa riferimento ad una terminologia (“immediate vicinanze”) che si presta a interpretazioni diverse, tali, in ogni caso, da far temere l’insorgere di contenziosi tutt’altro che gratuiti e/o divertenti tra farmacie “antagoniste” o “concorrenti”.
Detto questo, la Lombardia sembra prendere atto – più delle altre Regioni – della significativa evoluzione del ruolo della farmacia nell’erogazione dei nuovi servizi, compiendo però al tempo stesso un balzo in avanti di straordinaria importanza [destinato a trovare  proseliti nelle altre regioni], consistente evidentemente nella possibilità per la farmacia di organizzare e esercitare – a nome proprio, s’intende – un vero e proprio centro polifunzionale in grado di erogare prestazioni sanitarie ad amplissimo spettro, e andando ben oltre l’area di operatività, tutto sommato circoscritta, della Farmacia dei servizi.
Dopo aver infatti evidenziato che il D.Lgs. n. 153/2009 prevede la possibilità da parte di infermieri e fisioterapisti di effettuare talune prestazioni professionali anche all’interno delle farmacie operanti in convenzione, disciplinando tali attività in vista dell’erogazione per conto del SSN, la Giunta lombarda sottolinea che l’attività svolta dalle farmacie non può oggi essere più limitata alla distribuzione di farmaci o di prodotti sanitari, ma deve estendersi anche alla prestazione di servizi resi dai professionisti sopra indicati.
Sempre in tale ottica, la DGR precisa inoltre – con notazioni pienamente condivisibili – che se è legittimo, sotto il profilo costituzionale, che l’erogazione dei servizi sanitari individuati dal D. Lgs. n. 153/2009 a carico del SSN sia riservata soltanto alle farmacie convenzionate, come riconosciuto dalla sentenza della Corte Costituzionale n. 66 del 7 aprile 2017, “ciò non implica che sia precluso alle farmacie di erogare” alla generalità [quindi, non solo agli assistiti dal SSN], e avvalendosi della collaborazione di altri professionisti sanitari, altre e diverse prestazioni sanitarie e afferenti al campo della promozione della salute e della prevenzione delle malattie, con costi a carico esclusivamente dei cittadini, parimenti a quanto accade con gli altri prodotti sanitari e salutari non sottoposti a monopolio né a rimborso SSN, non esistendo alcuna norma che espressamente impedisca, come accade per medici, odontoiatri e veterinari, il principio di libero esercizio della professione.
La Lombardia riconosce quindi espressamente la possibilità che in farmacia – e anche nel locale distaccato [perché in quello principale la giurisprudenza  aveva già risposto positivamente all’interrogativo…] – siano presenti anche professionisti sanitari deputati all’erogazione di “altre prestazioni”, diverse, cioè, da quelle riconducibili ai servizi indicati nel D.Lgs n. 153/2009 e fatto salvo solo il divieto di presenza in farmacia di medico, odontoiatra e veterinario [in quanto abilitati, come noto, alla prescrizione di medicinali].

 Protocollo intesa Regione CALABRIA del 5 luglio 2023
Il protocollo, in realtà, NON si occupa di locali distaccati, ma solo della telemedicina all’interno della farmacia, individuando tra quelli inclusi nella sperimentazione [in base alle “Linee di indirizzo per la sperimentazione dei nuovi servizi nelle Farmacie di comunità”] i servizi di Telemedicina e in particolare prestazioni come ECG, holter cardiaci e pressori, telespirometria, refertabili a distanza grazie al collegamento con centri specialistici, così da porte realizzare, nell’ottica degli intendimenti regionali, la riduzione, avvalendosi proprio delle farmacie convenzionate, delle liste d’attesa attualmente presenti nella regione per tali servizi.

Legge regionale LIGURIA n. 16 del 28 dicembre 2022 – Art. 28 (7)
[Inserimento dell’art. 54 bis alla L.R. Liguria 7.12.2006, n. 41 – Riordino del SS Regionale]

Diversamente dalle altre Regioni, la Liguria sceglie, come vediamo, di disciplinare direttamente con legge regionale la possibilità per le farmacie di aprire locali distaccati sempre all’interno della sede farmaceutica di rifermento, per l’erogazione non solo dei servizi previsti sub e-quater) dell’art. 1, comma 2, del D.Lgs n. 153/2009 – quelli a carico del cittadino, lo ricordiamo per l’ennesima volta – ma anche degli altri nuovi servizi elencati nello stesso comma 2, fatta eccezione solo per l’erogazione dei farmaci e delle preparazioni galeniche magistrali e per la vendita al pubblico di qualsiasi genere di articoli, anche on-line.
Anche la L.R. precisa che devono essere locali compresi nella sede di pertinenza [senza però alcun riferimento al rispetto della distanza di 200 metri] e idonei dal punto di vista igienico-sanitario.
Per due o più farmacie relative a sedi confinanti, inoltre, si richiamano anche qui contratti di rete tra le relative farmacie, che dunque vengono anch’esse messe nelle condizioni – quando nell’ambito della propria sede non siano rinvenibili locali distaccati liberi e/o idonei – di esercitare in comune uno o più nuovi servizi.
Le nostre perplessità sulla derogabilità – con legge regionale – di un principio statale le abbiamo già espresse nelle Sediva News e nei Webinar citati all’inizio e qui  possiamo limitarci a sottolineare che l’ormai famosa lettera e-quater) evoca strutture esterne e locali distaccati esercitabili con riguardo soltanto ai due nuovi servizi ivi indicati [vaccinazioni, tamponi ecc., e test diagnostici], mentre questa norma ligure ne estenderebbe l’utilizzo anche “ai restanti servizi di cui all’ articolo 1, comma 2, del D.Lgs.153/2009”.
Quindi, come abbiamo osservato in precedenza, ci sarebbe stato spazio per un ricorso del Governo alla Corte costituzionale come d’altra parte non si può tutt’ora escludere che lo scrutinio di costituzionalità sia reso egualmente possibile da una eccezione sollevata da un qualsiasi giudice a quo.

Progetto Servizi di Telemedicina Regione MARCHE [DGR. n. 654 del 30.05.2022 – Rev. 0.5 del 22/05/2023]
[Progetti regionali relativi alla “sperimentazione dei nuovi servizi nella farmacia di comunità]

Questo provvedimento si concentra sulle attività sperimentali della Farmacia dei Servizi e della telemedicina e si pone due obiettivi fondamentali:

  • fornire importanti informazioni diagnostiche ai cittadini tramite un servizio innovativo e capillarizzato;
  • strutturare le basi dei futuri servizi di telemedicina nell’ottica di decongestionamento delle strutture sanitarie convenzionate.

Prevede, quindi, la possibilità di eseguire dei servizi presso la farmacia, stabilendo una serie di regole simili a quelle già previste dagli altri provvedimenti regionali (adeguate informazioni, rispetto della privacy, utilizzo di spazi dedicati e separati dagli altri ambienti, che consentano l’uso, la manutenzione e la conservazione delle apparecchiature dedicate in condizioni di sicurezza; obbligo di esporre nei locali della farmacia, in modo chiaro e leggibile; indicazione delle tipologie di prestazioni analitiche disponibili agli utenti).

Deliberazione della Giunta Regionale PIEMONTE 30 ottobre 2023, n. 16-7616
[“Approvazione schemi di Protocolli tra la Regione Piemonte, Federfarma Piemonte e Assofarm Piemonte per la campagna di vaccinazione anti Covid-19 2023/2024 e per le campagne di vaccinazione anti-influenzale 2023/2024 e 2024/2025 nell’ambito della Farmacia dei Servizi”]

 Qui tutta la disciplina attiene alla campagna vaccinale ma si prevede espressamente la possibilità di utilizzare locali distaccati.
Ai fini dell’erogazione dei servizi sanitari di cui all’art. 1, comma 2, lettera e-quater) del d.lgs. 153/2009, infatti, i soggetti titolari di farmacia possono utilizzare aree, locali o strutture separate dai locali [“principali”] dove è esercitata la farmacia.
L’esecuzione delle vaccinazioni nelle richiamate aree, locali o strutture è autorizzata a condizione che gli stessi abbiano i requisiti di idoneità igienico-sanitaria, consentano il rispetto della riservatezza degli utenti, ricadano nell’ambito della sede farmaceutica di pertinenza prevista in pianta organica.
L’esercizio dei servizi nelle aree, locali o strutture di cui sopra è soggetto a controllo da parte dell’amministrazione sanitaria territorialmente competente, che deve verificare: che i soli locali abbiano i requisiti di idoneità igienico-sanitaria già previsti per l’esercizio farmaceutico nelle farmacie di comunità; che consentano il rispetto della riservatezza degli utenti; che ricadano nell’ambito della sede farmaceutica di pertinenza prevista in pianta organica.
In caso di ampliamento dei locali per le attività previste dal protocollo, la farmacia è tenuta, entro il termine di 60 giorni dalla comunicazione di cui all’Allegato 1 al Protocollo d’Intesa nazionale del 28 luglio 2022, a presentare domanda di autorizzazione all’autorità competente. Nelle more del rilascio dell’autorizzazione l’attività può essere svolta in ragione della comunicazione di cui all’Allegato 1. E’ prevista inoltre la possibilità di utilizzare il contratto di rete.

Deliberazione G.R. Basilicata del 30.11.23 n. 798
[All. A – Linee guida per l’utilizzo di locali distaccati da parte delle farmacie aperte al pubblico della regione Basilicata]

Premesso che, “Ai fini delle presenti linee guida, per locali “principali” delle farmacie si intendono i locali al cui interno si svolge l’attività di dispensazione dei farmaci ed i locali ad essi contigui e non separati”, la delibera lucana apre all’utilizzo da parte delle farmacie di “locali non adiacenti a quelli “principali”, distaccati da questi ultimi, solo per lo svolgimento di prestazioni di servizi sanitari diverse da quelle svolte nei locali principali”.
L’utilizzo è subordinato alla condizione che “non siano disponibili locali contigui a quelli principali” e “i locali principali non siano di dimensioni sufficienti per svolgere tutte le prestazioni di servizi sanitari che intende offrire la farmacia, a tutela della salute”.
Naturalmente viene anche chiarito, come del resto hanno chiarito anche le altre regioni, che la dispensazione e la vendita dei farmaci che la raccolta e la spedizione delle ricette con prescrizioni farmaceutiche “possono essere svolte solo nei locali principali”.
I locali distaccati possono essere utilizzati esclusivamente come [secondo] magazzino o laboratorio galenico, e/o per prestazioni di servizi sanitari ricompresi tra quelli del D. Lgs 153/2009 della farmacia dei servizi, locali nei quali – di conseguenza – è consentito l’accesso del pubblico.
In sintesi, anche la Basilicata sembra essersi “ispirata” quasi integralmente all’Emilia e al Lazio.

  • Il contratto di rete

Ne abbiamo fatto cenno più volte anche qui e del resto quasi tutte le Regioni che finora hanno dettato regole su Farmacia dei servizi e corollari vari si sono preoccupate di contemplare e disciplinare i casi – che nel concreto potranno essere frequenti – di irreperibilità/indisponibilità/inidoneità di locali distaccati nell’ambito della sede di riferimento/pertinenza di una farmacia, consentendo in definitiva a due o più farmacie, ragionevolmente relative a sedi finitime, di esercitare i nuovi servizi, ed eventualmente erogare anche prestazioni/servizi di professionisti sanitari “non prescrittori”, in aree, locali o strutture esterne rese comuni a tutte loro mediante la sottoscrizione appunto di un contratto di rete, su cui dunque dobbiamo ora soffermarci.

Per la verità, anche il già citato Protocollo d’intesa del 28 luglio 2022 aveva previsto esattamente questa possibilità per due o più farmacie “di proprietà di soggetti differenti” vincolate tra loro proprio da un contratto di rete previamente stipulato, e quindi è facile comprendere perché le Regioni si siano ispirate per lo più [si tratta di Liguria, Lazio, Lombardia, Campania e Piemonte e Basilicata] a questo autorevole “precedente” replicandone in sostanza – anche nei loro provvedimenti – più o meno tutti i contenuti.
Ecco allora che a carico delle farmacie organizzate in rete è previsto generalmente l’obbligo di inviare alle Asl di competenza un apposito documento recante, tra l’altro, la definizione delle responsabilità che devono intendersi riferite al solo direttore responsabile di una delle farmacie aderenti alla rete, pur trattandosi di un locale ovviamente utilizzato anche da tutte le altre farmacie partecipanti.
In estrema sintesi, quindi, il contratto di rete consiste in un accordo di collaborazione strutturato tra le singole imprese che consente loro di creare e sviluppare progetti e obiettivi anche di natura sistemica condivisi, incrementando la capacità innovativa e la competitività sul mercato delle aziende aderenti e che disciplina una collaborazione stabile e organizzata tra imprenditori che, senza rinunciare alla propria autonomia giuridica e gestionale, si impegnano reciprocamente, in attuazione di un programma comune, a collaborare e/o scambiarsi informazioni o prestazioni e/o a esercitare in comune  una o più attività rientranti nell’oggetto della propria impresa.
Pertanto, gli obiettivi del contratto di rete sono quelli di definire un’identità della rete che possa essere riconosciuta, e apprezzata, anche da soggetti terzi [quindi anche da fornitori, clienti, potenziali nuovi aderenti, P.A], ma salvaguardando sempre, giova ribadirlo, anche l’autonomia decisionale e funzionale delle singole imprese partecipanti, e di prevenire eventuali comportamenti abusivi.
Il contratto di rete deve, inoltre:

  • essere redatto per atto pubblico, scrittura privata autenticata o atto firmato digitalmente dai partecipanti alla rete o sottoscritto con l’assistenza di una organizzazione professionale;
  • essere iscritto presso il Registro delle Imprese;
  • contenere l’indicazione della sede e della denominazione della rete;
  • prevedere la presenza di almeno due imprenditori;
  • contenere l’indicazione degli obiettivi strategici e delle modalità per misurare l’avanzamento verso tali obbiettivi;
  • contenere la definizione di un programma di rete: diritti e obblighi dei partecipanti e modalità di realizzazione dello scopo comune;
  • prevedere la durata del contratto;
  • prevedere le modalità di adesione di altri imprenditori;
  • contenere le regole per l’assunzione delle decisioni dei partecipanti sulle materie di interesse comune.

A differenza delle imprese [a titolarità individuale o in forma societaria], i  professionisti e le pubbliche amministrazioni non possono – attenzione – aderire alla rete e dunque in quest’ottica è lecito distinguere due tipologie di soggetti: da un lato, i contraenti originari, cioè coloro che – per l’appunto – sottoscrivono fin dall’origine il contratto e, dall’altro, le aziende che aderiscono alla rete in un momento successivo alla stipulazione, previo il consenso dei contraenti originari e ferma, in ogni caso, la necessità che il contratto originario preveda i criteri di adesione alla rete di nuove imprese e le modalità attraverso cui i contraenti originari devono esprimere il proprio consenso.
Il contratto di rete permetterebbe, infine, di dar luogo anche allo sviluppo di politiche commerciali comuni, come la gestione degli acquisti in forma aggregata, lo sviluppo di un sistema gestionale unico [che consenta la condivisione dei dati e lo sviluppo di strategie comuni anche tramite utilizzo del controllo di gestione], integrazioni e politiche del personale, corsi di formazione per il personale dipendente, ecc.…
Questo tema, per quanto sia difficile anticipare previsioni, è indubbiamente di grande interesse, e ancor più in questa vicenda di “locali distaccati”, tenuto conto delle cospicue chances per le farmacie [si pensi, ad esempio, al risparmio che ne potrebbe derivare – per molti aspetti – a tutti i partecipanti in termini economici] e dei molteplici scenari cui potremmo ben presto dover/poter assistere.

  • Conclusioni

Dal quadro sin qui delineato, in definitiva, ci pare derivi chiaramente come la possibilità di utilizzare locali distaccati sia destinata a offrire enormi possibilità ai farmacisti, pur potendo al tempo stesso generare qualche problematica, anche seria, di natura interpretativa e quindi anche di attuazione pratica, coinvolgendo o potendo coinvolgere interessi in realtà tra loro [quasi insanabilmente] contrapposti facenti capo, evidentemente, alle diverse farmacie esistenti sul territorio.
Una soluzione per arginare eventuali contrasti e prevenire il contenzioso in materia potrebbe proprio essere, come auspicava Federfarma, l’emanazione di una disciplina di dettaglio quanto più uniforme su tutto il territorio nazionale.
D’altra parte, anche dalla disamina di queste tematiche sembrerebbe emergere la “necessità” di una revisione e riorganizzazione organica della normativa di settore [farmacie e servizio farmaceutico], magari anche – perché no? – elaborando un nuovo testo unico [dopo 90 anni dall’altro!] che tendenzialmente possa riportare sotto un unico tetto legislativo la regolamentazione della materia.
Una normativa che, pertanto, potrebbe essere rivista anche considerando che almeno parte o gran parte di quella tuttora vigente ha avuto origine quando il sistema prevedeva la gestione della farmacia in mano ad un unico titolare [il farmacista individuale] ma che poi si è evoluta con l’apertura dell’assentimento della titolarità anche in capo, a nome e favore di società di persone come di capitali [e volendo qui trascurare gli aspetti relativi al mutato assetto politico-economico, nonostante la partecipazione dell’Italia, addirittura come uno dei Paesi fondatori, all’Unione Europea e alla moneta unica sembrerebbe aver comportato per il nostro Paese un maggiore assoggettamento alle regole del libero mercato].
Tutto questo parrebbe aver portato – negli anni – a sempre maggiori tagli nel settore sanitario con gli effetti che si sono visti con tutta evidenza in regime di pandemia e in quest’ottica le farmacie [con la possibilità di offrire maggiori servizi anche in locali distaccati] potrebbero essere una risposta o un ausilio – e non certo un ostacolo – all’erogazione del servizio pubblico, quella che d’altronde è la vera ratio legis dei nuovi servizi e della stessa Farmacia dei servizi.
Certo è, però, che un coinvolgimento ragionato delle farmacie, tenuto conto della loro articolazione territoriale e del rapporto fiduciario che si instaura con la cittadinanza, sarebbe forse la rappresentazione “plastica” della volontà di garantire e dare massima effettività alla “tutela della salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività”, come recita in termini sicuramente non equivoci l’art. 32 della Costituzione.

(romina raponi)

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