[… alcune note introduttive]

Ormai già da un paio di mesi, seguendo le indicazioni di un amico prezioso, il Dr. Paolo Gaoni, farmacista romano e attento osservatore/cultore [anche in prima linea…] del vostro mondo, abbiamo potuto prendere buona cognizione del lancio negli Stati Uniti – puntualmente avvenuto a Los Angeles e zone limitrofe fin dal 1° dicembre scorso, come aveva preannunciato il colosso americano dell’e-commerce con il rilievo che è facile immaginare – dei primi chioschi automatici di Amazon Pharmacy.
Come qualcuno forse avrà letto da qualche parte, Amazon Pharmacy si sostanzia in una farmacia digitale fruibile negli Stati Uniti attraverso il portale amazon.com, trasportando la gran parte dei farmaci prescritti dai medici americani e consegnandoli nell’abitazione e/o nelle mani del paziente, se del caso anche avvalendosi di droni e in ogni caso ricorrendo qua e là [e sempre di più, è ovvio] all’intelligenza artificiale.
Qualche migliore elemento informativo lo abbiamo potuto trarre anche da un articolo del 10 ottobre u.s. dedicato a questa vicenda da RIFday, il mattinale d’informazione dell’Ordine dei farmacisti di Roma, che per comodità [soprattutto di chi non avesse confidenza con le pubblicazioni romane o laziali di categoria] rendiamo consultabile allegandone il testo.
Come rileviamo dall’articolo, i chioschi Amazon Pharmacy – avvertendo che evidentemente il condizionale, ancor più in casi come questo, è d’obbligo [come anche alcuni punti interrogativi o esclamativi…] – “porterebbero” (!) il farmacista dal paziente, offrendo lo stesso (?) servizio clinico affidabile che si aspetterebbero allo sportello di una farmacia (!), ma alle condizioni (?) del paziente e senza tempi di attesa.
Del resto, riferisce ancora Amazon, ogni anno negli Stati Uniti quasi un terzo delle prescrizioni non viene mai ritirato, un problema aggravato dalle diffuse difficoltà di accesso alle farmacie e, dunque, un quartiere su quattro “è considerato un deserto di farmacie”, lasciando “milioni di persone” (!) senza un comodo accesso ai farmaci e anzi, anche quando i pazienti si recano in farmacia, solo la metà afferma che le loro prescrizioni vengono evase rapidamente.
Tutte barriere, conclude tale J.D. Power, che si sommano a ritardi nei trattamenti, a dosi saltate e a costi sanitari evitabili, ecc.
Ben diversamente e ferma in ogni caso l’enfasi di tutto quel che abbiamo appena letto, questi chioschi automatici distributori di farmaci sono stati – lo abbiamo già ricordato – resi disponibili fin dall’inizio di questo mese nell’area metropolitana di Los Angeles e presso, eccoci naturalmente al punto, alcuni ambulatori One Medical che costituiscono l’ampia rete di case di cura e ambulatori acquistata nel 2022 da Amazon e finalizzata a offrire in abbonamento prestazioni sanitarie h 24 e 7/7.
In sintesi, il paziente ritirerebbe – all’interno della stessa struttura – la prescrizione del medico e, osservando qualche banale formalità preliminare, accederebbe immediatamente al chiosco ricevendo quasi per magia i farmaci prescritti entro pochi minuti dalla visita medica [ma sull’iter che accompagna/dovrebbe accompagnare questa operazione si potranno trarre parecchi altri dettagli anche cliccando sul seguente LINK https://pharmacy.amazon.com/kiosks] in cui vengono illustrate, anche con un video sicuramente eloquente, le funzionalità del progetto.
E però, sia chiaro, non stiamo parlando di una mera novità logistica per ritirare antibiotici o inalatori in pochi minuti, ma di una trasformazione – perlomeno presentata come tale avendone peraltro, potenzialmente, tutte le caratteristiche – che potrebbe ridisegnare, sul territorio statunitense sicuramente, i confini della salute territoriale e segnare quindi la nascita di un autentico ecosistema in cui diagnosi, prescrizione e consegna del farmaco possano serenamente convivere sotto l’egida di un unico organismo digitale.
Tuttavia, è davvero possibile – ecco spiegato il titolo di queste note – che un tale ipotetico ecosistema possa essere “migrato” in qualche modo oltre i confini americani e soprattutto nel nostro Paese, dove la farmacia è quel presidio di prossimità che sappiamo e il farmacista la parte attiva di un magnifico rapporto fiduciario che vuole e tende a concretizzarsi nell’erogazione ai pazienti di un robusto sostegno/supporto nell’uso corretto del farmaco, nella famosa aderenza terapeutica, e così via?
Vogliamo però fermare qui queste note anche perché si tratta di un tema affrontato anche in passato parecchie volte ma sul quale dobbiamo tornare comunque a tempo debito, cioè dopo aver raccolto e condiviso con voi il giudizio/parere sull’intera vicenda [certamente, comunque, da non sottovalutare e men che meno cestinare disinvoltamente] di alcuni accreditati professionisti che già da qualche tempo ci hanno reso le loro idee.
Le pubblicheremo in un’unica Sediva news – non volendo cedere alla tentazione di organizzare master o webinar di qualsiasi natura o dimensione – non appena riapriremo i battenti della nostra ultracinquantennale Rubrica, magari integrando quelle idee [comunque, per lo più, diverse tra loro…] con quelle di qualcuno di voi che vorrà partecipare nei prossimi giorni a questo “dibattito” che apriamo in questo momento, cioè proprio nell’ultimo giorno del 2025.

(gustavo bacigalupo)

Cogliamo, tuttavia, la circostanza per ricordarvi che i ns Uffici chiuderanno per la sola giornata di venerdì 2 gennaio 2026 e per formulare doverosamente a tutti voi e da parte di tutti noi i migliori e sentitissimi auguri di

 

Buon anno 2026 (Auguri auguri) [Buon 2026] - YouTube

Dunque,

“Piazzapitagora.it”
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“Sediva News”
  sospendono le loro pubblicazioni e danno appuntamento al

15 gennaio 2026

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