Con la riforma dell’assistenza territoriale, come certamente avrete colto anche dalla stampa, le farmacie italiane assumono un ruolo sempre più centrale nel sistema sanitario, diventando veri e propri punti di riferimento per la prevenzione, la gestione delle cronicità e l’accesso ai servizi sanitari di base.
Il nuovo modello, delineato dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) e dalle linee guida del Ministero della Salute, mira a rafforzare l’assistenza sul territorio, riducendo il carico sugli ospedali e al tempo stesso migliorando la continuità delle cure.
Dunque, in questo contesto – è chiaro – la farmacia non è più soltanto un luogo dove si ritirano i farmaci, ma diventa un presidio sanitario aperto a tutti i cittadini.
Le farmacie possono infatti offrire servizi di prevenzione primaria [come screening e test diagnostici rapidi], consulenze sulla terapia farmacologica e supporto nella gestione di patologie croniche e, proprio grazie a queste attività, i pazienti hanno la possibilità di ricevere assistenza tempestiva e di monitorare costantemente il loro stato di salute senza – eccoci al punto su cui i testi normativi/regolamentari insistono particolarmente – doversi spostare in ospedale o presso strutture specialistiche.
Il nuovo modello prevede anche una forte integrazione digitale: le farmacie possono accedere ai fascicoli sanitari elettronici, registrare informazioni cliniche e comunicare direttamente con medici di base e specialisti e questo facilita evidentemente un approccio coordinato alle cure, oltre a favorire la personalizzazione dei percorsi terapeutici.
Per assolvere pienamente questo ruolo così allargato, i farmacisti sono coinvolti in programmi di aggiornamento continuo, acquisendo competenze cliniche avanzate e strumenti per la gestione della cronicità e della prevenzione e dunque la loro professionalità diventa così un elemento chiave per il successo del modello territoriale.
E però, la farmacia del futuro non può certo sostituire il medico, ma indubbiamente può collaborare con efficacia e con risultati concreti con il sistema sanitario, garantendo un’assistenza più capillare e accessibile e del resto in un Paese come il nostro – con un tessuto territoriale eterogeneo e una popolazione sempre più anziana – una tale trasformazione rappresenta sicuramente una risposta tutt’altro che astratta alle esigenze dei cittadini.
Insomma, il ruolo delle farmacie nel nuovo modello di assistenza territoriale – come ormai tutti sappiamo – è destinato a crescere: non più, quindi,  quello di meri erogatori di farmaci, perché i farmacisti non possono che ergersi ad autentici protagonisti della salute pubblica, per ciò stesso vicini alle persone e attenti alle loro necessità.

(michela pallonari)

La SEDIVA e lo Studio Bacigalupo Lucidi prestano assistenza contabile, commerciale e legale alle farmacie italiane da oltre 50 anni!